di Giada Fazzalari
La commissione bilancio del Senato si avvia a discutere la manovra finanziaria per il 2026. Il provvedimento è atteso in aula a Montecitorio per il 15 dicembre. Successivamente passerà all’esame dalla Camera. Del provvedimento e dei contatti avuti tra governo e parti sociali, abbiamo parlato con Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, il sindacato storicamente più vicino ai socialisti.
Segretario, entriamo nel vivo della discussione sulla manovra di bilancio 2026. Qual è il tuo giudizio generale?
«Quello della Uil è un giudizio sul merito dei provvedimenti. Abbiamo apprezzato la decisione del Governo di accogliere una delle proposte forti della Uil: la detassazione degli aumenti contrattuali. Saranno quattro milioni i lavoratori interessati al provvedimento, quelli più poveri, i cui salari si fermano sotto i 28mila euro. Ma, al di là del positivo risultato economico, che deve comunque essere ulteriormente migliorato, il fatto che merita attenzione è il riconoscimento del valore della contrattazione come strumento di democrazia economica e per la redistribuzione della ricchezza prodotta. Non ci convincono, invece, i capitoli su fisco, previdenza e sanità ed è per questo motivo che la Uil ha indetto la manifestazione nazionale che, proprio oggi, 29 novembre, stiamo svolgendo a Roma, per chiedere adeguate modifiche della manovra economica».
Le politiche per il lavoro e i lavoratori non sembra siano una priorità di questo esecutivo… Quali sono le richieste della Uil?
«Intanto, abbiamo chiesto sia di innalzare da 28mila a 34-40mila il tetto dei redditi che possono beneficiare della detassazione degli aumenti contrattuali sia di estendere questo provvedimento anche ai ratei, maturati nel 2025 o che dovranno maturare nei prossimi anni, dei contratti firmati nel 2024. Poi, lo ribadisco, poiché non ci hanno convinto le scelte in materia di previdenza, noi rivendichiamo, innanzitutto, più flessibilità in uscita, a partire dal ripristino delle condizioni originarie di “Opzione donna”. Inaccettabile, inoltre, è la cartolarizzazione fiscale, perché si crea disparità di trattamento tra i cittadini, si elude il principio costituzionale della progressività e si genera l’idea che, nel nostro Paese, si possa comunque evadere, perché tanto, prima o poi, ci sarà un condono a sanare tutto. E, poi, non ci siamo sul tema sanità».
Che Paese è quello in cui quasi sei milioni di persone rinunciano a curarsi?
«È un Paese che non dà valore effettivo ai diritti sanciti dalla Costituzione: una situazione inaccettabile. Questo è, innanzitutto, l’effetto di un progressivo impoverimento delle persone, a cominciare da quei pensionati e da quelle lavoratrici e quei lavoratori che hanno redditi così bassi al punto tale da non potersi più permettere di curarsi. Il fatto è che, in Italia, c’è una questione salariale che ha ripercussioni sulla società e sulla vita delle persone. Ed è questo il punto su cui bisogna intervenire, in modo sempre più strutturale. Tornando specificamente al tema sanità, va detto che nella manovra c’è stato un incremento di risorse, ma insufficiente, perché manca una programmazione pluriennale in grado di riportare la spesa sanitaria almeno ai livelli della media europea, di valorizzare il personale e di intervenire sulle liste d’attesa, evitando, per l’appunto, che i cittadini siano costretti a espatriare per farsi curare. Inoltre, dobbiamo fare la nostra battaglia a livello territoriale: la gestione della sanità non deve essere affidata a chi risponde esclusivamente alla nomina del politico di turno».
A proposito, non ci sarà lo sciopero unitario dei sindacati per protestare contro una manovra giudicata iniqua. Il 12 dicembre la Uil non scenderà in piazza con Cgil. Perché?
«Intanto, vorrei mettere in chiaro un principio: la Uil non sta né con la Cisl né con la Cgil, sta con i propri iscritti. Inoltre, noi non aderiamo né partecipiamo a scioperi di altre organizzazioni, verso le cui scelte abbiamo sempre il massimo rispetto, ma le mobilitazioni le proclamiamo. In questa circostanza, ciascuno dei tre grandi sindacati ha valutato di procedere per proprio conto. La Uil ha organizzato una manifestazione nazionale che si svolge questa mattina, sabato 29 novembre, a Roma, per rivendicare quelle modifiche alla legge di bilancio di cui abbiamo appena parlato, ma anche per valutare i risultati positivi conseguiti».
Come si rapporta questo governo con i sindacati?
Mi riferisco, in particolare, alla manovra economica. Fino allo scorso anno, ci hanno sempre presentato un pacchetto chiuso, già definito, da accettare o rigettare in toto. In quest’ultima tornata, hanno ascoltato le nostre richieste: alcune di quelle presentate dalla Uil le hanno accolte, altre no. La nostra risposta è stata coerente e ha tenuto conto del merito dei provvedimenti».
Quando ti riferisci alla UIL come sindacato riformista, cosa intendi?
«Un sindacato deve fare proposte per migliorare le condizioni dei propri rappresentati, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, delle giovani e dei giovani del nostro Paese. Deve dialogare con chi decide, per indurlo a scelte giuste, eque ed efficaci. Deve contrattare per raggiungere accordi. Deve, infine, mobilitarsi per sostenere le proprie rivendicazioni. Un sindacato riformista guarda alle persone, le tutela, le emancipa. La Uil fa questo da sempre, perché quando si fanno scelte riformiste, il Paese fa passi avanti sulla strada della giustizia sociale, della libertà e del progresso. Anche io, personalmente, mi sento laico, riformista e socialista nell’animo, da sempre. Ed è con questo approccio che mi onoro di rappresentare gli iscritti alla Uil».
Gli italiani si fidano ancora dei sindacati oppure negli anni sono stati in qualche modo delegittimati?
Da molti anni a questa parte, molti politici e molti governi, anche di diverso colore politico, hanno fatto di tutto per delegittimare il sindacato, propugnando l’idea e la pratica della disintermediazione. Questi soggetti o sono passati o hanno dovuto ricredersi, mentre il sindacato continua ad esserci e a svolgere il proprio ruolo con assoluta determinazione. C’è, poi, un dato che è eloquente più di ogni altro discorso. Mi dispiace moltissimo dirlo, ma bisogna fare i conti con questa realtà: quando ci sono le competizioni elettorali, l’affluenza al voto, ormai, è sistematicamente ben al di sotto del 50%. Se, come è successo nelle recenti elezioni regionali, il 60% della popolazione non si reca alle urne, vuol dire che c’è un problema serio, che la politica deve affrontare, perché sia garantita la rappresentanza e, forse, anche la democrazia. Questo non accade, invece, quando si vota per il rinnovo delle Rsu in tutti i luoghi di lavoro: in questo caso siamo sistematicamente al di sopra del 70% di partecipazione al voto delle lavoratrici e dei lavoratori. E oltre il 70-80% dei votanti sceglie le liste di Uil, Cisl e Cgil. Questi risultati la dicono lunga a proposito della fiducia nei confronti dei sindacati».
Quali e dove sono secondo il segretario della Uil le diseguaglianze da colmare, i torti da raddrizzare, le fragilità e gli ultimi di cui occuparsi?
«Anche in Italia, oltreché nel mondo, continuano ad esserci diseguaglianze di territorio, di genere e di generazioni. È il tema socialmente più grave e che merita di essere attenzionato. Anche se, ultimamente, parte del Sud è cresciuto a ritmi un po’ più sostenuti, il gap con il Nord non è stato ancora colmato, né dal punto di vista economico né in termini infrastrutturali. Le donne, su cui continua a gravare il peso maggiore della cura parentale, hanno salari e pensioni più bassi dei loro colleghi uomini. I giovani patiscono ancora i limiti connessi a rapporti di lavoro sostanzialmente precari. Una crescita asfittica o stentata del nostro Paese è la conseguenza di questo stato di cose così disomogeneo e disarmonico. Le nostre proposte e le nostre battaglie per ridurre le disuguaglianze sono ben note. Continueremo a lottare e a rivendicare scelte che facciano crescere tutti, per il bene di tutti».
Cosa ti è rimasto dell’esperienza nel movimento giovanile socialista?
«Lo ribadisco: il desiderio di combattere contro le disuguaglianze e di affermare la giustizia sociale, nella libertà e nella democrazia; è diventato una sorta di patrimonio genetico che mi accompagna sistematicamente nel mio impegno di lavoro quotidiano. Ma mi è rimasta anche una particolare sensibilità alle tematiche e ai problemi dei giovani. Con la Uil abbiamo organizzato una serie di iniziative per dare loro spazi di espressione e opportunità di crescita. Penso a Uilcamp, a Go Beyond e ai viaggi della memoria ad Auschwitz: tutte esperienze che coinvolgono, ogni anno, centinaia di giovani su questioni di loro interesse. Sono loro i protagonisti di queste nostre iniziative. E a loro vogliamo affidare il nostro futuro, sulle ali del riformismo».



