di Giada Fazzalari
Segretario, ci stiamo avvicinando all’ultima tranche delle elezioni regionali. Qual è il significato politico di questo momento?
«Queste elezioni hanno una valenza strategica nazionale. Non si tratta solo di eleggere consigli regionali, ma di misurare la capacità del centrosinistra di proporre un’alternativa concreta al governo attuale. Il “campo largo” non è più un concetto astratto: è una realtà concreta, fatta di Pd, Avs, M5S, allargata alle esperienze civiche, moderate e riformiste. La sfida oggi, è restare uniti sulle cose da fare, affrontando i problemi veri delle persone, dalla sanità alla scuola, dal lavoro al futuro dei giovani. È solo così che possiamo costruire la strada per battere la Meloni».
Veneto, Puglia e Campania diventano un test anche per la tenuta del campo largo. Non ci sono fibrillazioni interne?
«Come in ogni esperienza politica, la dialettica interna è naturale e salutare. Vedo unità, anche se non manca il confronto sulle strategie. Noi per primi abbiamo sempre detto che non bastano Pd, Avs e M5S per vincere: bisogna dare spazio a più sensibilità, valorizzare le esperienze civiche, alimentare il dibattito e costruire sintesi reali. Non si tratta di compromessi formali, ma di capacità di lavorare insieme sulle cose da fare, con rispetto reciproco e attenzione al Paese reale»:
E nel centrodestra?
«Il centrodestra oggi appare diviso e spesso guidato solo da tatticismi. Gli slogan e il populismo fanno da collante, ma su questioni concrete – politica interna, politica estera, gestione della manovra – le divergenze sono evidenti. La Lega, penso alla vicenda delle banche, spesso provoca senza incidere realmente sulle decisioni, mentre Forza Italia, che ha rapporti stretti con il sistema bancario, rimane sostanzialmente ferma. Sono provocazioni che non portano a soluzioni per i cittadini. Fanno finta, insomma».
In Campania, il Psi ha lanciato Avanti Campania. È un progetto destinato a durare oltre le elezioni regionali?
«Avanti Campania nasce come laboratorio politico innovativo. È un punto d’incontro tra culture e valori diversi: riformisti, cattolici, esperienze civiche e tutti coloro che credono nel cambiamento. La tradizione del cattolicesimo democratico si unisce alle culture socialiste e riformiste. Con Avanti Campania, il Psi punta al 5% ed offre, concretamente, una casa politica a chi vuole innovazione e modernizzazione, senza rinunciare ai valori della storia socialista. È l’avvio di una nuova stagione, che vogliamo portare come esempio anche a livello nazionale. Abbiamo coniugato, in chiave 5.0, i meriti ed i bisogni, abbiamo interrogato giovani e mondo associativo. Non abbiamo messo insieme sigle ma idee, progetti. Abbiamo, più di ogni partito, consegnato a Roberto Fico l’agenda dell’innovazione, della sostenibilità, dei diritti».
In Puglia e Veneto, e in passato nelle Marche e in Toscana, Avanti appare in forme diverse. Non può creare confusione nell’elettorato?
«Avanti è la linea, la direzione di marcia, la sintesi tra radici e futuro, tra storia e identità. La confusione c’era quando il gruppo dirigente si nascondeva o non aveva la forza di presentare un simbolo chiaro; quando avevamo classe dirigente che aveva la pretesa di essere guida nazionale e non riusciva a presentare liste nei comuni di appartenenza. Oggi, con Avanti presente in tutte le regioni principali e con chiari riferimenti programmatici, c’è trasparenza e continuità. Il garofano rosso è visibile, Avanti pure, esiste e si riconosce. Questa è la differenza tra una presenza reale e una puramente simbolica».
La legge di bilancio e la manovra economica coincidono con la campagna elettorale. Si discute di sciopero. Qual è il giudizio del Psi?
«La manovra non aiuta chi ha realmente bisogno. Non serve proclamare nuovi scioperi: serve una sinistra dell’alternativa e delle idee, che proponga soluzioni concrete e innovative. Noi diciamo, per essere concreti, che bisogna tassare gli extraprofitti delle banche per finanziare mutui ai giovani e rilanciare l’edilizia popolare. Che bisogna intervenire sui colossi del web per finanziare le start-up innovative dei giovani talenti. Eccoli, i bisogni, la casa, ed i meriti, riconoscere le competenze dei giovani».
Bankitalia, Corte dei Conti e Istat segnalano criticità nella manovra. Qual è la posizione del Psi?
«Non servono osservatori terzi per capire che la manovra non sostiene chi ha bisogno. Basta guardare la realtà quotidiana delle famiglie e dei giovani: il taglio dell’Irpef avvantaggia i più ricchi e non garantisce sostegno reale ai cittadini. Basta sintonizzarsi con il Paese».
Separazione delle carriere, referendum. Quale sarà la posizione del Psi?
«Ne stiamo discutendo. Auspicavamo una riforma organica, di qualità, interventi strutturali che non ci sono stati. Detto questo, i socialisti sono da sempre favorevoli alla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. È una battaglia di civiltà e di equilibrio istituzionale, che nasce dall’elaborazione di grandi riformatori come Giuliano Vassalli e Bettino Craxi, che avevano intuito l’esigenza di una giustizia moderna, rispettosa del principio di terzietà del giudice. Per questo, al referendum siamo orientati a dire Sì: sì ad una giustizia più giusta, più trasparente e più vicina ai cittadini. Il nostro Sì non è un atto di contrapposizione: è un gesto di fiducia nella democrazia e nelle istituzioni. Siamo però consapevoli delle preoccupazioni che accompagnano questo passaggio. Il rischio che il referendum diventi terreno di scontro politico volgare è reale e sarebbe un errore gravissimo. Per questo abbiamo rivolto un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché richiami tutte le forze politiche al senso di responsabilità, al rispetto dell’autonomia della magistratura e al clima di equilibrio che la Costituzione pretende».



