In tutto il mondo il socialismo è vivo, vegeto e giovane

di Francesco Di Lorenzi

Un sondaggio di pochi giorni fa commissionato dall’autorevole Cnn, fornisce ulteriore forza e convinzione alla nostra battaglia politica, confermando quello che sosteniamo con ostinazione da anni: il socialismo democratico è vivo e vegeto e rappresenta, ancora oggi, la vera alternativa all’affermazione delle destre populiste e alla crisi delle moderne democrazie occidentali. Secondo i dati forniti, che negli Stati Uniti hanno suscitato parecchio scalpore, circa il 33% degli elettori del partito democratico americano si identificano o mostrano forte simpatia verso il socialismo democratico e quasi due terzi dell’elettorato globale dem ha un’opinione favorevole verso il concetto di socialismo, in particolare nella sua declinazione europea e nei riguardi delle sue politiche di welfare state. Non solo. L’area socialista gode di un consenso maggioritario tra i giovani, tra chi ha un elevato standard di istruzione e chi si concentra nei centri urbani, tanto che nel dibattito che ne è scaturito, si è immaginato in tempi di breve medio periodo un partito democratico a maggioranza socialista democratica. Solo un anno fa i Democratic Socialists of America godevano di appena due rappresentanti al Congresso; dopo le vittoriose primarie degli ultimi mesi dovrebbero arrivare ad averne almeno cinque e, da più parti, si inizia ad ipotizzare la possibilità di un candidato di area per le fondamentali presidenziali del post Trump nel 2028. Sulla scia dell’effetto Mamdani i candidati “socialists” continuano, infatti, a mietere successi, l’ultimo in Michigan nei giorni scorsi, orientando le proprie campagne elettorali su tre punti fondamentali: assistenza sanitaria universale sul modello europeo con la parola d’ordine “Medicare for all”; politiche abitative più accessibili che possano permettere ai giovani americani di costruire autonomamente il loro percorso di vita; critica serrata alla folle politica estera trumpiana basata sull’asse con Netanyahu e totale sostegno alla causa palestinese. Poche parole d’ordine che, tuttavia, scuotono fortemente le “letargiche” politiche dem dell’era Biden che hanno fortemente contribuito ad ingrossare il malcontento ed il disagio di cui si è nutrita a piene mani la destra statunitense e non solo. E non è un caso che di fronte a questa nuova e fresca ondata di socialismo il Pentagono abbia risposto rispolverando il peggior armamentario della guerra fredda, condito con la minaccia di una serie di misure liberticide ed antidemocratiche che tanto piacciono alle destre di ogni latitudine. Se forse fanno sorridere i deliri presidenziali sul rischio di una deriva comunista definita, durante le commemorazioni ufficiali del 4 luglio, “ una minaccia più grave di Pearl Harbor e dell’11 settembre”, a preoccupare maggiormente sono le misure previste nel “Save America act” che imporrebbe l’introduzione di regole molto più rigide per la registrazione ed il voto dei cittadini, rischiando di fatto di estromettere dalle cabine elettorali per mancanza di certificati aggiornati sulla cittadinanza milioni di elettori, in particolare tra le categorie più fragili, come anziani, immigrati o donne che hanno cambiato il cognome. Queste reazioni sguaiate e fuori dalla storia ci dicono però che la strada intrapresa dalla sinistra dem è quella corretta e che l’ancoraggio più solido e sicuro per costruire l’alternativa alla deriva populista è proprio nel socialismo europeo. Quel socialismo che abbiamo protetto e mantenuto faticosamente in vita anche in Italia nel lungo esodo post 1992 e che continua ad offrire speranza e sogni a milioni di persone nel mondo. Occorre però riempirlo di contenuti, di bisogni, di risposte concrete, per evitare di rincorrere un socialismo nominale e di facciata ma privo di quegli elementi di trasformazione della società che hanno storicamente contraddistinto la nostra azione politica. In termini ancora più espliciti, ci sembra evidente che il ruolo dei socialisti ha un senso solo se orientato ad un progetto di cambiamento profondo in grado di coniugare le conquiste storiche del movimento operaio con le nuove sfide della rivoluzione dell’intelligenza artificiale e con la difesa del modello e degli strumenti della democrazia liberale. Una sfida enorme che richiede idee forti, visione e una grande dose di coraggio. Ogni altra operazione di facciata non crediamo possa reggere allo tsunami in atto e alla forza dell’ondata sovranista che sferza violentemente le due sponde dell’Atlantico. Dall’America, dopo la regressione trumpiana, arriva finalmente una ventata di entusiasmo che può e deve coinvolgere l’intero socialismo europeo, perché solo l’unione, la sinergia e la collaborazione concreta tra le forze democratiche e progressiste dei due continenti può garantire un sistema internazionale più giusto, più equo, multipolare, orientato al disarmo, alla ricerca della pace e della collaborazione tra i popoli. Noi socialisti saremo come sempre dalla parte di chi combatte vecchi e nuovi imperialismi e contro chi ha sdoganato, per i propri interessi politici ed economici, la parola guerra sulla pelle dei popoli.

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