di Nautilus
Oramai siamo sopraffatti ogni giorno da una grandinata di cattive notizie, da qualche tempo il mondo va alla rovescia e questo rischia di farci perdere di vista le impennate, gli scarti, quando il cattivo tempo diventa burrasca. Nei giorni scorsi è accaduto un evento, sottovalutato da tutto il mondo politico-mediatico. Stiamo parlando della pioggia di insulti che ha investito una pallavolista di origini sudanesi in quel di Pinerolo. Serve una premessa: in genere i tifosi più primitivi sfogano i loro istinti con urla razziste indirizzate verso i giocatori delle squadre “nemiche” e chiudono un occhio – l’espressione è molto approssimativa – verso i “propri” beniamini. Ma a Pinerolo si è interrotta pure questa “legge”, peraltro incivile. Gli insulti razzisti sono stati lanciati dagli ultras nei confronti della “loro” campionessa, Adhu Malual, una ragazza nata a Roma, figlia di genitori sudanesi e diventata nazionale azzurra di pallavolo. Lei si è sfogata su Instagram, confidando di essere orgogliosa della sua nazionalità italiana, ma raccontando che sino ad oggi nulla di simile le era accaduto. E poi ha aggiunto. Non si può restare in silenzio. E qui casca l’asino, anzi due asini. Il primo. È vero che gli idioti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma qui siamo davanti ad una escalation e in questo caso, l’allarme deriva da un dettaglio: la natura del tifoso è assolutista e dunque tutto quello che sta dalla sua parte è buono. Ora no, ora il razzismo è talmente animalesco da non fare più sconti. E veniamo al secondo asino: i media. Tutti i siti hanno raccontato questa storia, riprendendo lo sfogo via Instagram della ragazza, ma poi tranne lodevoli eccezioni, la vicenda è finita nella sordina. Vuol dire che nella percezione dei media questa è una storia come tante. Ma non è così. Le discriminazioni sono tutte eguali, tutte disumane. Ad alcune bisogna fare più attenzione, perché colpiscono chi già le subisce da secoli: per il colore della pelle, per il genere, per la religione, per la razza. E certe discriminazioni sono pericolosissime: sono contagiose ed esiziali come le peggiori epidemie.



