di Giada Fazzalari
È tornato Beppe Grillo e, come sempre, ha instillato un po’ di veleno nel dibattito politico. Perché Beppe Grillo, quando parla, non parla mai semplicemente di cose concrete fattibili o non fattibili, ma comunica per anatemi, per invettive, per scenari apocalittici o per pose messianiche. Beppe Grillo è tornato per dire a Giuseppe Conte che è entrato nel sistema – stiamo semplificando – e che, ormai, è un politicante innamorato del Palazzo. Nel merito non entriamo, perché sono questioni interne del M5s. Ma abbiamo il sospetto più che fondato che la sortita di Grillo – come al solito aggressiva e sprezzante – serva a dare una spinta propulsiva ad Alessandro Di Battista e al suo movimento “Schierarsi”; un movimento politico-associazionistico che raccoglie molti esponenti grillini e molti personaggi critici verso Giuseppe Conte. Immediatamente si sono messi a lavoro i sondaggisti, che hanno constatato che il movimento di Di Battista potrebbe valere fino al 5% dei consensi. Circa un milione e mezzo di voti. È incredibile: ma quando si tratta di movimenti politici populisti – quelli che alle proposte concrete e fattibili preferiscono le urla, l’aggressività, gli anatemi, le proposte irrealizzabili e spesso deliranti – non c’è mai limite alla loro crescita elettorale. Se nasce un raggruppamento o un movimento riformista serio e responsabile, bisogna sudare sette camicie per crescere di uno “zero virgola qualcosa”; se invece nasce un movimento populista – e lo abbiamo visto con Futuro Nazionale – la crescita è immediata, e può addirittura diventare esponenziale. Vannacci e Di Battista, due facce della stessa medaglia. Le proposte di questi movimenti sono sempre clamorose e roboanti: uscire dall’Ue, abolire il finanziamento pubblico ai giornali, espellere tutti gli immigrati, smettere di sostenere l’Ucraina, uscire dal patto di stabilità, ecc. Quando qualcuno prova a far capire che la realtà è più complessa delle sparate mediatiche, immediatamente scatta l’accusa di elitismo e di subalternità ai poteri forti. E allora bisogna prenderne atto: il marketing delle urla ripaga; e ripaga soprattutto nelle urne, dove le proposte riformiste soffrono e fanno fatica a farsi ascoltare. Ecco perché è necessario sostenere tutti gli sforzi che i riformisti stanno facendo – a partire dal Psi – per trovare sintesi sempre più avanzate all’interno di una galassia che ha bisogno, per essere unita, di generosità e di lungimiranza. Lo sappiamo bene che urlare, spararla grossa, avere toni apocalittici o messianici ripaga e fa prendere molti voti. E sappiamo bene che non c’è più metodo e pazienza nell’affrontare i problemi concreti della realtà. Come sappiamo bene che essere riformisti sia un sentiero stretto e poco illuminato. Ma chi è serio e responsabile, e non vuole prendere in giro i cittadini, ma vuole lavorare perché si realizzi il fine più alto della politica e cioè il benessere dei cittadini, non può in alcun modo cedere al marketing delle urla. Noi coltiviamo la convinzione che essere seri, responsabili e rispettosi delle istituzioni e della complessità dei problemi sia ancora l’unica strada percorribile per una politica riformista seria, onesta e affidabile. La storia racconta che non ci siamo sbagliati spesso.



