di Nautilus
La presidente del Consiglio stavolta l’ha fatta grossa, molto grossa ma nella sostanziale “impunità” da parte dei media e dei grandi partiti dell’opposizione, che insorgono puntualmente su ogni cosa, piccole e grandi. È stata particolarmente avventata – e fuori da ogni rispetto per le istituzioni – l’intemerata contro il magistrato che ha condannato lo Stato, non il governo, al risarcimento del danno, liquidato in circa 76mila euro, in favore della Ong della nave Sea-Watch. La ricostruzione oggettiva dei fatti parla da sola. Il 12 luglio 2019 la nave viene sottoposta a sequestro amministrativo dalla Capitaneria di Porto per varie irregolarità, il 21 settembre 2019 i legali della Sea-Watch avanzano ricorso al Prefetto contro il sequestro. La prefettura avrebbe dovuto pronunciarsi entro dieci giorni, ma il termine è spirato senza alcun provvedimento. Se l’autorità tace ne deriva la decadenza del provvedimento di sequestro, ma la prefettura non diede corso alla restituzione della nave alla Ong proprietaria, se non nel dicembre 2019 dopo un provvedimento di urgenza del giudice civile del tribunale di Palermo. Quindi la nave è stata illegittimamente bloccata in porto per circa due mesi, da qui la richiesta di risarcimento da parte dei proprietari per il danno subito dal non averne potuto disporre. Il governo avrebbe potuto rivolgere le sue critiche alla prefettura, la cui inerzia ha determinato la decadenza del sequestro della nave e il successivo danno. E invece ha investito il giudice competente con affermazioni assai pesanti, non argomentate, così generiche da apparire istituzionalmente molto gravi. Non è giusto fare il processo alle intenzioni in ogni circostanza, ma in questo caso si può immaginare che l’intento della Presidente del Consiglio sia indicare al pubblico ludibrio un magistrato, un altro magistrato, nell’intento di “svegliare” quegli elettori di centrodestra che altrimenti resterebbero indifferenti. È una scorciatoia e, come tutte le scorciatoie, nella fretta può provocare altri incidenti. Come quello di demotivare qualche elettore non di destra che sarebbe sinceramente convinto di quanto sia utile la separazione delle carriere.



