Il fascismo buono di Vannacci, la talpa che scava brutti pensieri

di Nautilus

Ha suscitato diffusa ma effimera indignazione il post in cui il generale leghista Roberto Vannacci si è prodotto in una originalissima lettura del fascismo, descritto come un regime pienamente legale. Lui non lo dice così, ma lo fa capire: formalmente il fascismo fu un regime democratico. E per farlo, il generale leghista ha messo in fila fatti diversissimi tra loro. E cioè: fu il re a incaricare Benito Mussolini di formare un governo, al quale parteciparono anche liberali e popolari e sin qui, formalmente, ci saremmo, salvo dimenticarsi di aggiungere che quell’incarico era stato preceduto da violenze, squadrismo diffuso, assassinii, il tutto quasi sempre tollerato dalle forze dell’ordine. Vannacci ha anche scritto che «tutte le principali leggi, dalla riforma elettorale del 1923 alle norme sul partito unico, fino alle leggi del 1938, furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re». E qui siamo alla provocazione: tutti i regimi dittatoriali, dopo aver abolito le libertà fondamentali, lasciano in vita istituzioni formalmente democratiche, in realtà simulacri privi di rappresentatività. Seguendo la logica di Vannacci anche Hitler e Stalin erano leader formalmente investiti da un potere legittimo, visto che i cittadini votavano per il Reichstag e per il Soviet supremo. Naturalmente le elezioni erano truccate e gli organi rappresentativi non contavano nulla e tutti coloro che la pensavano diversamente erano soppressi. Tutte cose universalmente note, che nessuno ha messo in discussione a partire dal 1945. Certo, per qualche tempo l’Msi ha coltivato la nostalgia del Duce, in forme circoscritte ad ambiti ristretti. Ma i neofascisti missini non sono stati mai in grado di ribaltare una versione giustamente consolidata dei fatti e neanche ci hanno provato: sarebbero stati isolati. Vannacci ci prova a riabilitare la nostalgia del fascismo. La nostalgia, sia chiaro, non è reato. Salvo che non precipiti nell’apologia. Ma intanto Vannacci getta i primi semi di una revisione della tragica avventura fascista. Come una talpa, scava in profondità. Bisogna prenderlo sul serio: senza criminalizzarlo ma smontandolo. Inesorabilmente. Col fascismo non si scherza.

 

 

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