di Enzo Maraio
Il limite di una parte della politica italiana oggi è evidente. Ogni discussione su Usa e Venezuela viene immediatamente risucchiata nel riflesso ideologico: una parte della sinistra sente il bisogno di precisare, distinguere o addirittura difendere il regime di Maduro; una parte della destra risponde accusando chiunque richiami le regole di “difendere un dittatore”. Ma il punto non è questo. Il tema vero è il diritto internazionale. Le regole esistono proprio per limitare l’arbitrio del potere, non per essere invocate solo quando colpiscono i nemici o quando risultano politicamente convenienti. Trump non può muoversi fuori dai vincoli giuridici solo perché è potente, occidentale o considerato utile sul piano strategico. Se il diritto vale solo contro alcuni, allora non è più diritto. È uno strumento politico, piegato agli interessi del momento. Ed è per questo che il Governo italiano non può far finta di nulla. Non può ridurre tutto a una contrapposizione tra blocchi, né rifugiarsi in un silenzio diplomatico che suona come acquiescenza. Quando è in gioco la credibilità dell’ordine giuridico internazionale, l’assenza di una posizione chiara non è prudenza: è rinuncia. Le scelte che oggi incidono sugli equilibri globali non possono essere liquidate come una semplice risposta al narcotraffico. Sarebbe una semplificazione. È legittimo, discutere degli scenari internazionali che hanno portato a determinate azioni, per evitare che prenda corpo il sospetto di interventi dettati esclusivamente da interessi unilaterali. Ma una cosa resta ferma: il diritto internazionale non è negoziabile. Su questo punto per noi socialisti il riferimento è chiaro. La dichiarazione dell’Internazionale Socialista del 3 gennaio 202ł, che abbiamo fatto nostra, richiama alla de-escalation, alla moderazione e al rigoroso rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, indicando nella soluzione democratica e pacifica l’unica via d’uscita dalla crisi venezuelana. È una linea di responsabilità, non di neutralità. In questo quadro l’Italia deve scegliere da che parte stare, come agire. Non può limitarsi a seguire, né adattarsi alle decisioni altrui senza una valutazione autonoma. Giorgia Meloni, che richiama spesso il rispetto delle regole, è chiamata a dimostrare coerenza: schierare il Paese dalla parte del diritto, della legalità internazionale e del multilateralismo. Perché l’appiattimento non è politica estera. È una rinuncia alla sovranità diplomatica e, soprattutto, alla credibilità dell’Italia nel mondo.



