di Andrea Follini
C’ è una sfida nella sfida, in Veneto. Marcata e viscerale. La mancata volontà di concedere il terzo (in realtà sarebbe stato il quarto) mandato a Luca Zaia, espressa dal centro destra e da Fratelli d’Italia in modo particolare, ha lasciato delle ferite aperte, specie tra leghisti e meloniani. Tanto che si è dovuto attendere quasi lo scadere dei termini per la presentazione delle liste, per avere la designazione del candidato presidente in Alberto Stefani, leghista assai vicino al segretario Salvini e, forse proprio per questo, non molto digesto all’elettorato leghista della prima ora. Fatto buon viso a cattivo gioco, i Fratelli d’Italia hanno accettato, di controvoglia, il diktat giunto da Roma e si sono premurati di blindare quella che potrebbe essere la futura giunta di centro-destra, mettendo già in chiaro che l’eventuale presidente leghista, di fatto, sarà circondato e fatto prigioniero da una pletora di fedeli meloniani (si parla di cinque assessorati di peso) che non gli consentiranno di fare nemmeno un passo se non controllato. In tutto questo bel quadretto di giochini di potere, sgambetti e litigi tra candidati alla carica di consigliere, fino cercare di annullarsi a vicenda anche all’interno della stessa forza politica, manca un elemento essenziale di queste elezioni regionali: manca l’attenzione per i veneti. Lo ha capito bene Giovanni Manildo, candidato presidente per il campo ampio del centro sinistra, che dopo la sua designazione, avvenuta già il 26 luglio scorso con la presentazione del candidato nella sua Treviso, non ha smesso un attimo di stare a contatto con la gente, puntando tutto sul dialogo e su una narrazione ben distante dal potere, incentrata invece sui bisogni e sulle persone che li esprimono. Un cambio di passo significativo, quello proposto da Giovanni Manildo per il Veneto, osservato benevolmente anche dai cittadini veneti che, sempre più, hanno visto spegnersi l’abbaglio di quella tanto declamata sanità pubblica veneta, sempre più depotenziata verso il privato, ove le liste d’attesa per visite ed esami si sono negli anni allungate sino alla necessità dell’over booking (se si libera un posto ti chiamiamo altrimenti se ne riparlerà un altr’anno) e dove anche il mito del doge Zaia, appena si è annusata la futura perdita di potere, ha perso appeal. Ora Manildo diventa una speranza. Era già stato in grado di battere lo storico e carismatico sindaco leghista Gentilini, soffiandogli il seggio da primo cittadino a Ca’Sugana (la sede municipale di Treviso); ora il centro sinistra lavora per bissare quell’esperienza conquistando il seggio a Palazzo Balbi, sul Canal Grande veneziano, sede della giunta regionale. Accompagnano Manildo in questa impresa epica i socialisti veneti, che assieme a Casa Riformista, + Europa ed Azione, hanno costruito la lista “Uniti per Manildo”, mettendo insieme l’anima socialista e riformista della coalizione, catturando quelle sensibilità che in Veneto non mancano, se non dalle urne, di un moderatismo ancora molto diffuso ma assai poco coinvolto nella politica di questi ultimi anni, vuoi per una sorta di stanchezza di fronte all’inevitabile vittoria della destra che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni e più, vuoi per l’assenza di una progettualità marcatamente riformista. Che ora invece viene offerta, nel panorama politico di questa regione. Una buona guida, una buona squadra ed una diffusa voglia di cambiamento, possono essere gli elementi dirompenti in questa campagna elettorale. Ed il lavoro del centro sinistra per dare corpo a questa trasformazione non è cessato, dallo scorso luglio, mettendo in campo una narrazione davvero alternativa, seria, concreta. La prossima settimana sarà quella decisiva per coinvolgere più veneti possibili in questa partita per il cambiamento. Un cambiamento deciso in Veneto per i Veneti; non a Roma per mettere nelle mani di qualcuno il potere della guida di una tra le Regioni più “trainanti” del Paese. Una sfida per, e non contro. Una battaglia che il centro sinistra ha deciso di combattere a colpi di prospettive concrete e realizzabili, altro che le sparate con le quali la destra tenta di imbrogliare il popolo. Serietà, competenza, impegno ed amore per quello che si fa: queste sono le carte che presenta il centro sinistra in Veneto. Le stesse che mostrano i candidati socialisti.



