I VISIONARI DEL QUARTO STATO

di Nautilus

Esattamente un secolo fa, quando il fascismo divenne dittatura, Nenni e Rosselli fondano la rivista dell’unità socialista

Era la primavera del 1926, cento anni fa, il fascismo si era trasformato oramai anche formalmente in una dittatura e invece due uomini molto coraggiosi, Pietro Nenni e Carlo Rosselli, fondano “Quarto Stato”, «rivista socialista di cultura politica». Ci vuole coraggio ad esporsi in quel modo e ci vuole quasi altrettanto coraggio, nel pieno di una dolorosissima sconfitta politica, ad impegnarsi in un lavoro che è al tempo stesso autocritico, di rinnovamento e di battaglia per ritrovare la dispersa unità socialista. In quel frangente Pietro Nenni ha 35 anni, nelle file massimaliste, aveva impedito la fusione con i comunisti e per lui – a differenza dei comunisti – il principale problema era fermare il fascismo. Carlo Rosselli, di anni ne ha 27 anni, ha grandi doti intellettuali ed ha appena aderito al Partito riformista di Turati, che è stato il primo partito antifascista ad essere sciolto. I due militano in partiti diversi ma sono uniti dall’idea che il momento volontaristico in politica viene prima di tutto. Al dibattito aperto dalla rivista partecipano personalità come Lelio Basso, Giuseppe Saragat, Carlo Levi e anche se l’esperienza di Quarto Stato, giocoforza durerà poco, sette mesi, resterà a lungo il segno e il senso di quella scossa: il principale compito del socialismo è difendere la libertà e fronteggiare il fascismo. Ogni tempo ha le sue storie ma la vicenda di “Quarto Stato” parla anche all’attualità perché ci racconta di personaggi che, mentre cadeva il mondo e le loro stesse esistenze erano in pericolo, sapevano analizzare autocriticamente il passato più recente e sapevano guardare al futuro con progetti nuovi. La divisione tra socialisti e tra socialisti e comunisti aveva contribuito all’avvento del fascismo, Nenni e Rosselli lo dissero e lo scrissero prima di ogni altro e indicarono la strada per un futuro di riscossa: riunire i socialisti e farlo su basi politiche e culturali che superavano il massimalismo. Vent’anni dopo, non appena tornò la democrazia, tutta la sinistra, compresi gli ex rivoluzionari settari del Pci, nei fatti gli diedero ragione. I tatticismi del Campo largo dicono che quella lezione per il momento non ha fatto scuola.

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