I mali endemici della sinistra

di Lorenzo Cinquepalmi

La frammentazione, tradizionalmente definita frazionismo, è un male endemico, congenito e storico, della sinistra europea fin dalla rivoluzione francese. A periodi di grande efficacia dell’azione politica progressista si sono sempre alternate fasi di debolezza in cui l’impoverimento delle idee, la mancanza di leadership carismatiche e trascinanti, la perdita di vista della missione di fondo, hanno finito con l’innescare parabole discendenti in cui, alla scarsità dei risultati, corrisponde la crescente delusione delle aspettative sia dei potenziali elettori che degli aspiranti eletti. L’ansia di risultati di questi ultimi, poi, li spinge all’estemporaneità delle scelte, in una spasmodica ricerca di una ricetta magica che schiuda loro prospettive di sopravvivenza. Tanto dibattersi in acque sempre meno profonde e sempre più lontane dalla ragion d’essere della sinistra, si traduce inevitabilmente nella frammentazione della forza progressista, in cui i destini personali dei dirigenti contano più del destino collettivo del popolo che la sinistra dovrebbe rappresentare: i poveri, i diseredati, gli ultimi. Da questo fenomeno ciclico la sinistra è uscita, in passato e ovunque, grazie alla convergenza di due fattori essenziali: la riscoperta della sua missione storica attraverso l’elaborazione di un programma che indichi al suo elettorato una prospettiva reale e credibile, insieme al prevalere di una leadership autorevole e disinteressata, il cui riconosciuto carisma sia percepito come al servizio dell’ideale e non della personale carriera. Una simile miscela potrebbe ancora una volta superare la frammentazione per costruire una sintesi, più o meno solida, ma comunque capace di ritrovare il favore dei suoi naturali elettori. Certo, tra Epinay e l’Ulivo la differenza è piuttosto evidente: non risiede tanto nell’eterogeneità delle componenti quanto nell’efficacia del collante e non occorre spiegare altro. Chi volesse poi porre una questione di priorità tra l’elaborazione del progetto e l’individuazione della leadership, riedizione del dilemma dell’uovo e della gallina, commetterebbe lo stesso errore commesso da tutti coloro che, negli anni trascorsi, hanno proclamato l’esigenza di individuare una figura di sintesi, il cosiddetto federatore, perché concentrarsi sull’individuazione di una tale figura significa dare per acquisito che l’idea fondante del progetto politico esiste, ed è del tutto evidente che così non è. In realtà, il processo di selezione della leadership, quello di identificazione della base elettorale e quello di sintesi del messaggio politico, sono passaggi simultanei, nessuno dei quali appare, oggi, essere neppure in embrione. La situazione politica italiana attuale vede una condizione di grave sofferenza della gran parte dei cittadini, un sesto dei quali già risucchiati nella povertà e almeno una metà in chiara sofferenza rispetto agli standard di benessere che avrebbero il diritto di attendersi, senza fiducia nel futuro e senza i mezzi per vivere decentemente il presente. L’unica risposta concreta, in termini di proposta e di leadership credibile, viene loro offerta dalla Meloni e da Fratelli d’Italia, che raccolgono consenso e voto popolare nonostante coniughino una palese timidezza nell’essere contraddittori della grande ricchezza con l’innegabile tendenza all’autoritarismo repressivo (anche questo l’abbiamo già visto, nel nostro Paese…). Un’analisi politica schietta dei tre grandi temi che turbano il popolo: reddito, salute e casa, non viene proposta da nessuno e, soprattutto, la sinistra non si dimostra capace di mettere nero su bianco delle ricette veramente efficaci per dare risposta a queste tre fonti di angoscia dei cittadini, senza timore di pestare davvero i calli alla grande ricchezza. Quanto alla leadership: senza un chiaro ed evidente carattere di generosità e disinteresse nessun leader di sinistra sarà mai credibile. Il tentativo di indicarne nel passato per sottendere di esserne eredi non funziona, evidentemente. Sicuramente sono già tra noi le persone che sapranno fare tutto questo perché l’esperienza ci insegna che il passaggio che fa emergere loro, la loro integrità e le loro idee è una necessità storica che, prima o poi, si materializza. Ecco, speriamo che sia prima: mas temprano que tarde.

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