Giustizia, il referendum sia occasione di unità e non terreno di scontro

di Enzo Maraio

La riforma sulla separazione delle carriere ha compiuto un passo decisivo. Dopo l’approvazione del Parlamento, la parola passerà ai cittadini, con il referendum costituzionale che deciderà il futuro assetto della giustizia italiana. I socialisti hanno sempre sostenuto la separazione delle carriere, perché rappresenta un principio di equilibrio tra accusa e difesa e un presidio di imparzialità per il giudice. fi un’idea che affonda le sue radici nella nostra storia e che guarda a una giustizia più moderna, più equa, più vicina ai cittadini. Tuttavia, questa riforma avrebbe dovuto inserirsi in un disegno più ampio e organico, capace di affrontare le inefficienze e le distorsioni che da anni affliggono il sistema giudiziario. Non bastano le modifiche costituzionali se non si investe nella qualità, nella celerità e nella trasparenza della giustizia. Il rischio, oggi, è che il referendum si trasformi in un terreno di scontro politico esasperato. Sarebbe un errore gravissimo. La giustizia non può essere ancora una volta la linea di frattura del Paese. C’è bisogno di responsabilità, di rispetto reciproco, di un clima che restituisca fiducia nelle istituzioni. Abbiamo, allora, rivolto un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, simbolo e garante dell’equilibrio costituzionale, perché con la sua autorevolezza richiami tutte le forze politiche al senso delle istituzioni, alla misura, al rispetto dell’autonomia della magistratura e della serenità del confronto democratico. Forza Italia ha voluto dedicare questa riforma a Silvio Berlusconi, nel segno di una lunga battaglia politica. Per i socialisti, che pure avrebbero potuto farla a Bettino Craxi la dedica ideale, se di questo si può parlare, va a Giovanni Falcone: un magistrato che ha servito lo Stato con coraggio e lealtà, incarnando la più alta idea di giustizia e di equilibrio tra poteri. Nel nome di Falcone, che la separazione delle carriere pure auspicava, chiediamo che questo passaggio storico non diventi una trincea ideologica, ma un’occasione di crescita civile. Il referendum che ci attende deve unire, non dividere. Deve ragionare sulla magistratura e non contro la magistratura. Perché la giustizia non è di parte: è la casa comune della democrazia italiana.

 

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