È il tempo della fermezza per i leader europei

di Lorenzo Cinquepalmi

Ciò che abbiamo più volte scritto su queste pagine circa l’effetto che il ritorno di Trump alla Casa Bianca avrebbe avuto sull’Europa, ora è nero su bianco in un documento ufficiale della sua amministrazione. Per noi e per chi ha orecchie per intendere non è una sorpresa: che Trump avrebbe azzerato l’asse atlantico che ha retto l’equilibrio internazionale dal 1945 a ieri lo abbiamo scritto prima della sua rielezione, nell’autunno di un anno fa, auspicando che diventasse l’occasione per far nascere, finalmente, un’Europa federale. Abbiamo ribadito il concetto in più occasioni, e da ultimo nella scorsa estate, all’inizio della quale avevamo anche speso qualche parola sulla tecnodestra dei plutocrati, una sorta di internazionale della Grande Ricchezza all’assalto del modello sociale europeo. Questo è l’aspetto che l’edizione 2025 della Strategia per la sicurezza nazionale, e l’eco che di essa risuona nelle recenti parole del Sig. Musk, palesano: la Grande Ricchezza va all’assalto dell’Europa per spolparla come ha spolpato l’Italia negli anni ‘90. Avere rinnegato l’Alleanza Atlantica come è stata declinata negli ultimi 80 anni è solo il disvelamento “diplomatico” di una strategia ampia e articolata che il grande potere economico, quello che compete in dimensioni di bilancio con i grandi Stati, sta mettendo in atto da tempo, con un’accelerazione dalla campagna presidenziale americana del 2024. L’aggressione su più direttrici nei confronti dell’Europa è una guerra a tutto campo, con alleanze inedite e inconfessabili, contro il modello sociale europeo: quel mix di capitalismo e socialdemocrazia che ha trovato nel contrappeso politico alla connaturale voracità capitalista, l’equilibrio per portare avanti quelli nati indietro, un equilibrio sorretto dai pilastri della libertà e della democrazia vere e non nominali, non ridotte a simulacro, a gusci vuoti. Per questo è grottesco che Trump, Musk, la Grande Ricchezza, proprio loro, accusino l’Europa e gli Stati che la compongono di non tutelare la libertà, da un pulpito eretto in un paese in cui le libertà si avviano a essere tutte sottomesse alla sola libertà che alla Grande Ricchezza interessa: quella di impoverire le masse a suo vantaggio eliminando tutte le norme e le regole concepite per porre il freno alla sua feroce, ingorda cupidigia. L’Europa è l’ecumene sociale più ricco del mondo, quello in cui anche gli ultimi hanno parecchio che può essere loro portato via. Il sistema degli Stati europei, e la stessa Unione Europea, con le loro regole che sorreggono un impianto sociale certamente imperfetto, ma comunque tendente a un ideale di eguaglianza unico al mondo, a cui gli europei, e tanti cittadini del mondo che aspirano a diventare europei, sono debitori di decenni di progresso materiale e morale ineguagliato nella storia mondiale. Il complesso di regole che sta dietro ai valori che incarnano il modello sociale europeo è l’ostacolo più grande sulla strada che la Grande Ricchezza ha imboccato per realizzare il suo progetto di depredare l’Europa impoverendone i cittadini a suo vantaggio, secondo il modello capitalistico sfrenato che Tramp, Musk e i loro sodali stanno imponendo al mondo. L’ormai confessata convergenza di interessi di questa Grande Ricchezza con le più ciniche autocrazie del globo spiega con una chiave di lettura più articolata e profonda fenomeni ed eventi dei quali vengono offerte spiegazioni superficiali, mentre le mosse trumpiane degli ultimi mesi rendono evidente che in quel disegno va inscritto tutto quanto sta avvenendo intorno all’Europa e al Mediterraneo negli ultimi anni: guerre, sovvertimenti, ascese di forze politiche eversive, Stati governati in opposizione al processo di integrazione europea, entità mediatiche impegnate nel far crescere il senso di insicurezza e l’euroscetticismo. Il tutto mentre droni non identificati incrociano nei nostri cieli e nei nostri mari, e mentre un presidente americano esponente della Grande Ricchezza ci dice sul muso che si prenderà la Groenlandia (e le sue terre rare), cioè un pezzo d’Europa, con le buone o con le cattive. L’Europa, la terra delle libertà e dei diritti civili, dell’aspirazione alla giustizia sociale non del tutto realizzata ma in parte sì, di un benessere la cui crescita è sempre meno vigorosa ma che rimane comunque più diffuso che in ogni altra parte del mondo, l’Europa nemica non dei ricchi ma della povertà, è sotto l’assedio della nera internazionale della Grande Ricchezza che non ci promette un destino migliore di quello che era nei disegni delle dittature di un secolo fa. I leader europei, se ce ne sono non in vendita, e io credo che ce ne siano anche se, purtroppo, non nel mio Paese, devono levarsi in piedi e dire con forza che, in difesa del modello sociale europeo e della nostra libertà, spero ancora non con le armi: “combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline, e non ci arrenderemo mai.”

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