di Stefano Amoroso
E pensare che il conte Monaldo Leopardi rimproverava aspramente il figlio Giacomo per preferire la letteratura e poesia contemporanea invece dello studio dei classici. Per sua e nostra fortuna, Giacomo Leopardi non ascoltò il padre e ci ha regalato alcune delle opere letterarie e poetiche più celebri della letteratura italiana e mondiale dell’Ottocento. Chissà cosa direbbero oggi, entrambi, se sapessero che, dopo più di un secolo e mezzo, sempre più italiani non solo disdegnano gli studi classici e di filologia, ma stanno alla larga anche dalla letteratura, dal teatro, dal cinema e da ogni forma di manifestazione culturale. Perfino gli spettacoli dal vivo e quelli sportivi hanno pochi spettatori, in confronto agli altri Paesi europei ed occidentali. Il dato fornito dall’Istat pochi giorni fa, e ripreso da diversi mezzi d’informazione, lascia poco spazio ad interpretazioni: gli italiani mostrano scarsa attitudine a visitare siti culturali come musei e pinacoteche (solo il 18% degli italiani lo ha fatto almeno una volta negli ultimi dodici mesi), disinteresse nei confronti del teatro e degli altri spettacoli dal vivo (19,1%), cinema (appena il 27,5% degli italiani dai sei anni in su è entrato in una sala cinematografica negli ultimi dodici mesi, e probabilmente per vedere “opere” come quelle di Checco Zalone od altre pellicole di livello culturale ancora più basso). Perfino gli eventi sportivi catturano poca attenzione: appena il 13,8% degli italiani ha assistito ad un qualsiasi evento sportivo nell’ultimo anno. Il confronto con gli altri Paesi europei è impietoso: nello stesso periodo, il 54,7% dei danesi ha visitato almeno un sito culturale; il 42,1% degli irlandesi è andato almeno una volta al cinema; il 38% dei belgi ha assistito ad uno spettacolo dal vivo, incluso il teatro. E, infine, il 24,5% degli spagnoli si è goduto un evento sportivo. E poi ci meravigliamo del fatto che gli stadi spagnoli sono molto più pieni dei nostri? Maggior pubblico vuol dire non solo più incassi dai biglietti, ma anche più sponsor e più spazi pubblicitari venduti. In definitiva, più entrate per chi organizza un qualsiasi spettacolo culturale, d’intrattenimento o sportivo. E, quindi, minore necessità di sussidi statali e di leggi ad hoc. In questo quadro desolante con pochissime luci e molte ombre, leggere (sui pochi giornali cartacei che ancora escono in edicola, perché i lettori sono sempre meno) che la destra è all’attacco della “egemonia culturale” della sinistra, che risponde denunciando l’occupazione degli spazi della destra, suscita stupore e quasi tenerezza. L’egemonia culturale in questo Paese, ammesso che i partiti l’abbiano mai veramente avuta, ormai ce l’hanno i social: gli italiani passano sempre più tempo a scrollare gli schermi dei loro cellulari, tablet o pc, leggendo post assurdi e divertendosi con i video che amici e conoscenti mandano da qualsiasi posto: dal bagno di casa o dall’altra parte del mondo. Le principali occasioni di svago con gli amici ed i familiari consistono nell’andare al ristorante (unica spesa voluttuaria che continua ad aumentare) o a bersi un aperitivo. È veramente preoccupante quello che sta succedendo in Italia. La scarsa attenzione per la cultura e gli eventi sportivi (lo sport può insegnare grandi valori, che vanno di pari passo con i contenuti culturali) è sicuramente un effetto della povertà crescente nel Paese. Ma non può essere l’unica spiegazione, altrimenti non si capirebbe come mai tutti i Paesi europei, inclusi Spagna, Grecia e Portogallo, facciano meglio di noi. Né, d’altra parte, i social all’estero vengono ignorati. Anzi. Quindi la vera risposta risiede altrove, e non può essere che la più drammatica di tutte: se gli italiani consumano poca cultura, pochi eventi dal vivo e pochissimi eventi sportivi, il motivo principale è che il livello d’istruzione medio è molto basso. Questo è il vero motivo della stagnazione dei consumi culturali, del basso numero di lettori e dello scarso profitto degli italiani, soprattutto in materie matematiche, ma anche di comprensione e sintesi dei testi. E da lì bisogna ripartire, se vogliamo evitare che questo Paese diventi sempre più marginale nel panorama culturale internazionale. Cari partiti, volete l’egemonia culturale? Prima create un pubblico attento ai fenomeni culturali.



