di Domenico Oliva
Mentre il Paese reale fa i conti con l’erosione dei salari, il collasso del servizio sanitario nazionale e la precarietà dilagante, nelle stanze ovattate della Commissione Affari Costituzionali si è consumato l’ennesimo strappo ai danni della democrazia costituzionale. Il via libera alla nuova proposta di legge elettorale della maggioranza, approdata ora in Aula, non è un semplice aggiustamento tecnico ma è un tassello fondamentale di un disegno chiaro volto a blindare il potere riducendo i cittadini a meri spettatori. Il cuore di questa “controriforma” enuncia solo il dogma della “governabilità”, una parola che da oltre trent’anni viene utilizzata per smantellare i diritti politici dell’elettorato. Con il pretesto di dare stabilità all’Esecutivo, con l’occhio sempre puntato al premierato, si introduce un premio di maggioranza a seggi fissi che rischia di produrre una Camera ed un Senato totalmente slegati dai reali orientamenti del Paese. Con il 42% dei voti è assicurata una maggioranza assoluta e schiacciante. La distorsione macroscopica del principio dell’eguaglianza del voto sancito dall’articolo 48 della nostra Costituzione non ha alcuna importanza. Il tentativo di creare una vera e propria oligarchia è reso chiaro dalla reintroduzione mascherata delle liste bloccate brevi ritornando, così, all’epoca dei parlamentari “scelti” dai capi di partito. Nessuna possibilità di scelta per l’elettore, nessuna preferenza, nessun legame autentico con i territori e con il mondo del lavoro. Se da un lato politici come Cossiga consideravano la Carta Costituzionale un compromesso nato dall’antifascismo che non si adattava più a una democrazia matura, dall’altro lato le aule parlamentari, che per i padri e madri costituenti e per la grande tradizione del socialismo italiano, dovevano essere il riflesso fedele delle dinamiche sociali e dei conflitti reali del Paese, vengono trasformate in un grande ufficio di collocamento per fedelissimi delle segreterie. Da socialisti, non possiamo che denunciare la natura di classe e “personalistica” di questa operazione. I canali di rappresentanza verrebbero meno, impattando innanzitutto su chi non ha voce, privando del potere di rappresentanza i lavoratori, i giovani precari, le periferie sociali che già oggi scelgono massicciamente l’astensionismo come forma di protesta silenziosa. Questa legge non farà che allargare il fossato tra istituzioni e cittadini, regalando a una minoranza organizzata le chiavi dello Stato per i prossimi anni. La governabilità non si costruisce nei laboratori dell’ingegneria elettorale, truccando le regole del gioco a partita aperta come intende fare l’attuale Governo. La vera stabilità nasce dal consenso sociale, dalla capacità della politica di dare risposte ai bisogni materiali della popolazione. Di fronte a questo arroccamento del potere, la risposta non può limitarsi al solo dibattito parlamentare ma è necessario ricostruire nel Paese un fronte ampio e coeso, sociale e democratico; non una sinistra distante dal Paese reale e orfana di una forte identità culturale ed economica, come giustamente la definisce Massimo Cacciari, bensì nuovamente a contatto con il proprio elettorato tradizionale e con le periferie e, ancor più, ricca di contenuti per difendere il principio cardine della nostra Repubblica che è quello della sovranità del popolo non quello dei listini bloccati.



