di Nautilus
Il 4 giugno si è celebrato l’anniversario della Liberazione di Roma nel 1944, passaggio simbolicamente alto della riconquista della libertà dal tallone nazifascista. Ma in quelle ore di gioia furono uccisi, proprio ad un passo dalla riconquista della libertà, due giovani dirigenti socialisti che avrebbero potuto contribuire a rendere l’Italia migliore e il socialismo italiano ancora più forte: Bruno Buozzi ed Eugenio Colorni. Buozzi, che era già stato designato alla guida della rinata Cgil, era stato arrestato dalle truppe naziste e assieme ad altri prigionieri, nella fase di fuga da Roma verso il nord, era stato caricato su una camionetta. Inopinatamente, a La Storta, alle porte di Roma, mentre in centro erano già arrivate le truppe anglo-americane, Buozzi viene freddato. Eugenio Colorni, che era caporedattore dell’Avanti! e aveva contribuito a scrivere il Manifesto di Ventotene ed era intellettuale finissimo dotato anche di grande coraggio operativo, viene ferito dai fascisti della banda Koch vicino piazza Bologna a Roma e muore in ospedale il 30 maggio. Buozzi e Colorni concluderanno entrambi la propria vita poche ore prima del raggiungimento del sogno politico per il quale avevano combattuto per anni. Per il quale avevano sfidato pericoli continui, entrambi accomunati da un destino amarissimo. Si tratta di due personalità di notevole spessore umano, culturale, politico. Per le ragioni più diverse non sono mai stati ricordati come sarebbe giusto. In “dimenticanze” come queste, a sinistra si è portati sempre ad attribuire la responsabilità ai comunisti e alla loro (passata!) capacità di centralizzare ogni discorso pubblico. Ma sarebbe ingiusto. Uno dei tre grandi sindacati, la Uil, ha intitolato a Buozzi una Fondazione che promuove iniziative e ricordi, ma lo stesso non si può dire della Cgil che pure lo ebbe tra i massimi dirigenti prima del fascismo e quando il fascismo stava per cadere. In questi giorni è uscito “Eugenio Colorni”, un bel libro di Massimiliano Coccia, per Giuntina, che riscatta questo lungo ostracismo del quale non c’è la “colpa” di qualcuno in particolare, ma certo il debolissimo ricordo di due eroi della resistenza al fascismo, di due martiri come Buozzi e Colorni, è qualcosa che ferisce ogni anno.



