Caro Gratteri, anche a noi piace Craxi

di Redazione

Caro Gratteri, in una TV del Sud, LaC, pungolato e vellicato dalla conduttrice di “Perfidia”, la giornalista Antonella Grippo, lei ha riconosciuto, tra le righe, che Bettino Craxi, fino a oggi ultimo grande leader del socialismo italiano, non aveva le mani poi così sporche come taluni, nel corso di questi trent’anni, hanno voluto far credere. Lo ha fatto riconoscendogli qualità politiche e di coraggio superiori (“Aveva gli attributi”? “si”) che lo avevano portato e tenuto alla guida del Paese con solo il 12% dei voti. Lungo quattro anni, aggiungiamo noi, in cui l’Italia conobbe una stagione di grandissimi risultati in ogni campo, con un benessere diffuso mai più conosciuto. Coraggio che lei ha sostenuto di aver visto anche nella cruda descrizione che Craxi, testimoniando in tribunale e parlando in Parlamento, ha fatto del finanziamento dei partiti nella Prima Repubblica. Le sue parole non possono che farci piacere, non foss’altro perché, seppur provenienti da un personaggio “eterodosso”, attestano la fine del tabù del silenzio per cui il nome Craxi era impronunciabile, se non accompagnato da parole di esecrazione. Sappia, però, che Craxi, se oggi fosse novantenne ancora tra noi, avrebbe di certo assunto, sulla separazione delle carriere, una posizione diametralmente opposta alla sua. Sebbene paladino assoluto della separazione dei poteri e dell’indipendenza della magistratura, parificava questa all’indipendenza della politica, mentre molti magistrati, ma non tutti ad onor del vero, considerano la seconda un po’ meno sacra. Vede, caro Gratteri, nessuno è immune da contraddizioni, più o meno reali: lei stesso si è sempre detto favorevole al sorteggio per la composizione del Csm, previsto dalla riforma. E contraddizioni apparenti sono quelle tra differenti posizioni attribuite a Giovanni Falcone, sulle quali molti, in qualche occasione, hanno giocato. Sappia però che quella specie di bullismo mediatico a cui parte dei media l’ha sottoposta non ci è piaciuta affatto, per molte ragioni. Il rispetto che si deve ad un uomo rispettabile come lei, certo. Ma prima fra tutte: conosciamo bene la tecnica per averla spesso subìta. Resta il fatto che la posizione di Falcone per la separazione delle carriere era chiara e non è l’appendersi a qualche frase isolata che può mutarne la sostanza. Semplificando, potremmo scrivere che sono i pubblici ministeri a osteggiare la riforma, e Falcone era un giudice. Un gran giudice. Del resto, anche il suo ostentato atteggiamento di distacco, vorremmo dire di rifiuto della politica, ci è parso contraddittorio: lei potrà anche snobbare partiti ed esponenti politici, praticando la distanza del magistrato da essi che noi auspichiamo per tutti i magistrati, ma non pretenda di convincerci della sua distanza dalla politica, perché il suo road show contro la riforma delle carriere che separa i giudici dai pubblici ministeri un po’ la politica la richiama. Noi alla riforma siamo favorevoli e la consideriamo essenziale per avviare l’amministrazione della giustizia sulla strada della vera indipendenza dei giudici, essenziale nella vita democratica del Paese. Ecco perché le parole da lei spese in favore di Craxi ci piacciono ma è difficile soffocare un dubbio. E di fronte ai dubbi, ci poniamo delle domande: il loro fine, più che di riconoscimento di meriti e valore del leader socialista, è stato forse quello di svilire, nel paragone, la politica attuale? Speriamo di essere smentiti. Concordiamo senza sforzo sull’inadeguatezza della classe politica attuale rispetto a quella di quarant’anni fa, ma rifiutiamo la tesi che lei pare suggerire, ovvero che la separazione delle carriere sia da bocciare perché partorita da una classe politica mediocre. E questo perché non ci importa da quale pulpito sia predicata una verità per riconoscerla. Abbiamo comunque molto gradito le sue parole.

 

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