di Fabio Panariello, segretario Psi Genova
Non si può non esprimere una severa condanna nei riguardi dei fatti di violenza occorsi in danno delle Forze dell’Ordine e di devastazione di beni pubblici e privati domenica 1° febbraio. Da vecchio garantista, tra l’altro impegnato in prima persona quale avvocato nel collegio di difesa dei manifestanti vittime di violenza alla Scuola Diaz ed alla Caserma di Bolzaneto, debbo costatare come a distanza di più di venti anni dal G8 di Genova non risulti ancora del tutto reciso quel legame perverso tra parte della Sinistra e gruppi dichiaratamente violenti ed eversivi sedicenti propugnatori di “Giustizia e Libertà”. La stessa denominazione “Askatasuna”, parola che in lingua basca designa l’espressione “Libertà”, appare quanto mai ambigua se usata da gruppi violenti non potendosi sottacere che lo slogan “Euskadi Ta Askatasuna” è l’acronimo del gruppo terroristico basco E.T.A. responsabile di centinaia di morti innocenti nella democratica Spagna ed a suo tempo contrastato con fermezza ed efficacia dal Primo Ministro Socialista Felipe Gonzales. La situazione attuale desta ancora maggiore preoccupazione alla luce della saldatura tra l’area della Autonomia Operaia e anarcoinsurrezionalista con gruppi dell’integralismo islamico fiancheggiatori di Hamas, situazione che ha portato ad un ritorno a quei toni antisemiti da anni estranei al contesto politico Italiano. Oltre alla ripresa di visibilità concessa a gruppi neofascisti e neonazisti ancora ieri inopinatamente inviati a parlare alla Camera dei Deputati e capaci di insultare la memoria del martire della libertà Giacomo Matteotti. Il Psi, erede della sinistra socialdemocratica, riformista e liberale, non può non porre a fondamento di future alleanze l’adozione del metodo non violento e del rispetto della legalità repubblicana unite alla imprescindibile tutela della libertà di espressione per tutti e tutte. Sul versante dell’accertamento giudiziario sarà cura della magistratura accertare le responsabilità dei singoli nel pieno rispetto dello Stato di diritto. E su questa ultima considerazione voglio rammentare come grazie alla tradizione socialista e liberale, il nostro Paese ha potuto infine superare la codicistica fascista del Ministro Rocco per giungere all’attuale Codice Vassalli/Pisapia frutto di quella coraggiosa scelta per la Giustizia Giusta allora operata dall’area laica della politica. Il Codice dell’87, prodotto ultimo della lunga battaglia per i diritti e le libertà iniziata tra gli altri da uomini quali Marco Pannella, Loris Fortuna, Mauro Mellini, Roberto Viviani a partire dall’odissea giudiziaria di un galantuomo vittima della malagiustizia rispondente al nome di Enzo Tortora. Nel ricordare due cari maestri ed amici del Foro di Genova, il socialista Gianni Di Benedetto ed il liberale Alfredo Biondi, auspico che la riforma del processo possa giungere a quel compimento auspicato dal Senatore Vassalli con la approvazione ad opera del Popolo sovrano della Riforma Nordio.



