di Giada Fazzalari
Appena eletto segretario del Psi il 16 luglio del 1976, Bettino Craxi disse ai microfoni della Rai: “Questo partito vive se è autonomo. Ha bisogno dell’autonomia come l’aria”. Sin lì la strategia di Francesco De Martino – obiettivamente troppo appiattita sui comunisti – portò il Psi a un magro risultato durante le elezioni politiche del giugno del 1976 (9,6% alla Camera, 10,2% al Senato). Mentre Dc e Pci registrarono una crescita consistente, il Psi arretrò, mostrando tutta la debolezza di una segreteria che, nel mentre dichiarava masochisticamente “mai più al governo senza il Pci”, dall’altro non riusciva a fare sintesi tra diverse linee politiche e troppe correnti. Si arrivò così, a metà luglio, al comitato centrale del “Midas” (13-16 luglio 1976), durante il quale De Martino arrivò a dimettersi e, in seguito a un complicato accordo delle varie correnti – il tutto sotto l’intelligente regia di Giacomo Mancini – all’elezione alla segreteria di Bettino Craxi. Le varie anime del partito – quella autonomista, quella demartiniana, quella lombardiana e quella manciniana – optarono per una soluzione “di transizione”: una transizione che, alla fine, durò sedici anni. Perché Craxi seppe mettere d’accordo tutti, e diede un nuovo slancio ad un partito che rischiava di rimanere schiacciato tra Dc e Pci. Giorno dopo giorno il Psi a guida Craxi diede una linea chiara a un partito che si era smarrito. Anzitutto fu autonomista, e dunque non subalterno alla Dc e al Pci. Poi, anticomunista, apertamente ostile rispetto ai legami tra Urss e Pci – e dunque aperto al pensiero libertario e liberale, sia pure all’interno di una chiara cornice socialista, sia pure riformista. Infine, fu modernizzatore, antimoralista, aperto agli aspetti più dinamici e innovativi della politica e della comunicazione. Grazie a questa chiarezza autonomista e anticomunista, il Psi tornò centrale nella politica italiana. Talmente centrale che il 4 agosto del 1983 – appena sette anni dopo il “Midas” – Bettino Craxi varò il primo governo italiano a guida socialista. La segreteria filo-comunista di De Martino – un socialista di elevata caratura politica ed etica – aveva avuto l’effetto, in quel difficile 1976, di spingere verso il Pci i socialisti più “massimalisti”, e verso il centro i più riformisti. Craxi ebbe il coraggio della chiarezza: la strada era quella riformista, autonomista e anticomunista. Ed ebbe il coraggio di denunciare l’inadeguatezza – rispetto alle sfide della modernità – del vecchio schema totalitario, moralistico e “bolscevico” del Pci. Quel coraggio ha ripagato, ma non gli è mai stato perdonato. A cinquant’anni di distanza dal “Midas”, quel comitato centrale è più attuale che mai. Perché non fu solo, come si dice un po’ semplicisticamente, l’affermazione ai vertici del partito di un gruppo di quarantenni ambiziosi. Bensì la messa a fuoco dell’identità e della direzione di un moderno partito socialista europeo. Riformismo, autonomismo, anticomunismo. Tre parole cruciali che non appartengono soltanto alla storia del Psi.



