Partito Socialista

Scuola

LA SCUOLA AL PRIMO POSTO

L'apertura della pagina web sul sito del PSI e la vivacità della pagina fb dedicata alla riforma della scuola testimoniano entrambi l’impegno che il partito ha profuso per un tema che è storicamente prioritario per le politiche socialiste, la scuola e dell’interesse che esso riveste nell’opinione pubblica. Oggi, con l’esplosione della crisi economica, questo diventa un nodo centrale sia per lo sviluppo economico della Nazione, sia per il consolidamento del patto democratico che è alla base delle sue istituzioni.

Ormai, nel 21° secolo non è possibile parlare di lavoro se non si affronta la questione della centralità della scuola, della formazione, dell’università e della ricerca scientifica. Un dato per tutti: il 48% degli italiani di età compresa tra i 24 e i 65 anni – e che corrispondono a circa 16 milioni di cittadini e cittadine in età lavorativa - ha al massimo la licenza media, mentre la media UE è al 29%. Dovrebbe bastare questo dato a far scattare immediatamente l’emergenza scuola e formazione e a far balzare al primo posto, nell’agenda di una nazione evoluta e pronta alle sfide culturali ed economiche del mondo globalizzato, l’urgenza di misure in favore della lifelong learning, cioè della formazione permanente in favore degli adulti. Parlare di lavoro, oggi implica mettere al centro delle strutture organizzative il capitale umano: solo chi non avrà mai smesso di imparare sarà in grado di competere, sarà capace di tenersi al passo con un futuro tecnologico sempre più complesso, contribuendo così al proprio personale benessere e allo sviluppo economico del Paese intero.

Dunque, per testimoniare l’impegno di un partito dedito alla battaglia sul lavoro, è necessario contrastare l’abbandono scolastico precoce, obbiettivo che condividiamo con l’Europa e che è il primo fondamentale tassello per il rilancio della scuola e dell’occupazione italiana del Terzo Millennio. Questo è un fenomeno che riguarda persone tra i 18 e i 24 anni che hanno un’istruzione secondaria inferiore o anche meno e che non sono più in formazione. In base ai dati ISFOL 2011, più di 6 milioni di giovani nell’Unione Europea vi sono coinvolti, pari ad una percentuale del 14,4% e che in Italia riguarda il 19,2%. Questo tasso così elevato l’Italia lo condivide con la Romania, con Malta, con il Portogallo e con Cipro, mentre 8 stati membri hanno già raggiunto il traguardo del 10%: Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Lituania, Slovenia, che è il traguardo che l’Unione Europea si è data con la strategia "Europa 2020", finalizzata a rompere il circolo vizioso della esclusione sociale, della povertà e della miseria, per favorire una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. L’azione dunque dovrebbe essere quella di attuare, dopo il monitoraggio e l’individuazione dei principali fattori di abbandono, politiche di prevenzione, di intervento e di compensazione, cioè di seconde chances, anche per gli adulti.

Questo obbiettivo è seriamente percorribile solo se al centro dell’interesse viene posto il tema del merito, che nella odierna vulgata italiana significa solo “premiare i migliori”, ma che per un partito seriamente orientato alla sua valorizzazione, coincide innanzitutto con la possibilità delle persone a raggiungere i propri obbiettivi in base alle proprie capacità, a prescindere dall’appartenenza ad un genere, ad un ceto sociale, alle possibilità economiche. Senza contare poi il fatto che l’Italia spende per la cultura un quinto di quanto spende la Francia, pur possedendo l’Italia il 70% dei beni culturali del mondo.

Per il perseguimento di questi fini il PSI avanza una proposta di revisione dell’assetto scolastico nazionale, necessaria per favorire l'innalzamento del livello culturale medio che, come è verificabile in ogni àmbito, formativo o professionale, è una delle questioni centrali legata appunto al merito.

La proposta socialista prevede di contrarre e anticipare di un anno la scuola elementare; di ampliare di due anni (portarla da tre a cinque) la scuola media inferiore, rendendola la vera ossatura formativa della scuola italiana; di mantenere i cinque anni di quella superiore, abolendo l'organizzazione in classi e strutturandola in base a corsi fondamentali dell'indirizzo prescelto e propedeutici, aperti anche ad altri indirizzi; di ampliare l'orario scolastico a tutta la giornata, in funzione della maggiore offerta didattica e di un orario di servizio del personale docente - registrato mediante badge elettronico - che preveda turnazioni e flessibilità, così come per i lavoratori del comparto della conoscenza, con conseguente ricaduta sugli incentivi stipendiali.

Questa organizzazione prevede un investimento sull'edilizia scolastica, inteso come adeguamento strutturale degli edifici scolastici che obbligatoriamente dovrebbero essere forniti di palestre (lo sport è fondamentale e non tutti possono permettersi iscrizioni a strutture private), laboratori (informatici, di ascolto, di lettura, linguistici, di scienze ecc..), aule attrezzate per il teatro, la musica, l'arte; collegamenti alla rete; frequenze a corsi di materie non ancora curriculari (es.: antropologia, sociologia ecc...), per 11 mesi; innalzamento dell'obbligo scolastico a 19 anni (l'espressione "o studi o lavori" dovrà essere abolita fino ai 19 anni: i nostri ragazzi devono essere formati prima di lavorare); acquisizione delle caserme dismesse o di altre strutture di proprietà dello stato per favorire la frequenza scolastica ai ragazzi più disagiati, secondo il modello dei "convitti nazionali". Risolto il problema di una formazione di base solida per tutta la popolazione, si dovranno favorire le eccellenze con percorsi formativi personalizzati.

Anche il reclutamento dei docenti dovrà seguire un iter professionale specifico: una specializzazione post-laurea, che preveda l'acquisizione delle più moderne tecniche di didattica frontale e remota, erogata dalle università, in base alla quale stabilire graduatorie di merito che permettano l'abilitazione alla singola cattedra.

Un modello formativo insomma che abbatta la tradizionale dicotomia tra cultura umanistica e scientifica, ma che, integrandole, rappresenti un incentivo per le discipline tecnico-scientifiche, così colpevolmente neglette dal nostro panorama formativo e irrobustisca comunque le cosiddette umanistiche, vero plus della formazione italiana.

Maria Squarcione

Responsabile nazionale scuola PSI

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ABBANDONO SCOLASTICO
SCUOLA08/05/2012
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LA SCUOLA AL PRIMO POSTO
SCUOLA10/12/2012
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Presentazione pagina scuola
SCUOLA05/06/2012
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