Partito Socialista

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A Fiuggi il 2, 3 e 4 dicembre
CONVOCATA L'ASSEMBLEA CONGRESSUALE NAZIONALE DEL PSI
giovedì 6 ottobre 2011
Care compagne e cari compagni,

questa assemblea si tiene in un momento tra i più difficili della storia recente del nostro Paese.

Un partito pur piccolo, in coerenza con il proprio spirito riformista, deve offrire a tutto il centro – sinistra e all’Italia una elaborazione di idee per individuare la strada migliore per uscire dalla crisi attuale.

Lunga quanto tardiva potrebbe essere l’analisi sulle cause che l’hanno determinata, ma molte domande vengono spontanee.

-         Era prevedibile quello che è accaduto anche alla luce dei segnali avuti negli anni scorsi in alcune aree del mondo  (vedi l’area asiatica)?

-         Come arginare le conseguenze di un mercato finanziario fuori controllo che dispone di risorse molto superiori all’economia reale, la cui gestione da parte di poteri invisibili detta regole agli Stati nazionali in barba alle decisioni dei vari G7 o G20?

-         L’Europa può continuare a subire le scelte e gli errori della Germania che non vuole né istituzioni europee più democratiche, né l’istituzione di titoli di debito pubblico europei (eurobond) e non consente alla BCE di esercitare il ruolo di soccorso finanziario oltre a quello di difendere l’euro?

-         Quale consesso internazionale ha dato legittimazione politica alla coppia franco – tedesca che, pur non essendo esenti loro stessi da problemi (vedi crescita dello spread e il rischio di declassamento della Francia e i richiami della Commissione europea alla Germania sul proprio debito sovrano) esercita il ruolo di chi è convinto di essere esempio di virtuosità economica?

 

Ciò premesso non possiamo assolverci o ritenere di avere poche responsabilità rispetto allo stato attuale. Sicuramente è stato sottovalutato il rischio che deriva dal convivere con debito pubblico di queste proporzioni che consegna nelle mani degli investitori gran parte delle possibilità di governare il nostro equilibrio economico generale.

Entrando nell’Euro, per altro, era chiaro che avremmo beneficiato di tassi di interesse più bassi ma non avremmo potuto avvalerci, come nel passato, delle svalutazioni competitive.

Un debito che, va detto,  non può essere attribuito come molti affermano, a destra e a sinistra,  ai Governi Craxi degli anni ’80 (in realtà per i 2/3 esso è stato creato proprio negli ultimi 20 anni). Alla fine degli anni ’80 l’indebitamento del Paese era 1,2/1,3 milioni di miliardi di lire, pari a 600 mila milioni di euro, 1/3 appunto rispetto ad oggi.

Il Governo Monti avrà l’onere di far uscire il Paese dalla situazione di emergenza in cui si trova.

Noi socialisti, che come è noto, avremmo preferito le elezioni anticipate se non altro per tornare in Parlamento, ancora una volta abbiamo dato prova di serietà, responsabilità e senso dello Stato, salutando con fiducia la nascita del Governo.

Un Governo sostenuto da un ampio schieramento parlamentare nato per la decisa azione del Presidente Napolitano e non per iniziativa e accordo tra i partiti che hanno votato la fiducia.

Ciò fa emergere ancora con più evidenza la debolezza e la crisi di fiducia in cui versano i partiti e la politica italiana oggi.

Come vediamo in questi giorni l’ampiezza dei consensi parlamentari verrà messa a dura prova dalle scelte che il Governo necessariamente dovrà fare: patrimoniale si, patrimoniale no; pensioni si, pensioni no; ICI e privilegi.

Il Governo è tecnico, ma le scelte sono politiche e dovranno essere approvate da questo Parlamento dove Berlusconi e il centrodestra, se non può far conto su una maggioranza certa alla camera, mantiene comunque un potere di interdizione assoluto sull’azione dell’esecutivo.

In queste condizioni alta deve essere la voce e la capacità di proposta del Partito Socialista circa le varie scelte che verranno fatte  - ciò sarà importante per un confronto costruttivo nel centro sinistra ma anche per prepararci alle prossime elezioni politiche.

A tal proposito è un errore, ad esempio, tenere separata la questione delle riforme istituzionali, che il PDL e altri ritengono dovrebbero essere prerogativa del Parlamento, da quelle in campo economico e sociale.

Non è realistico pensare ad una ripresa complessiva del Paese senza un’azione di ammodernamento, efficientamento e semplificazione degli assetti pubblici e non è realistico pensare che ciò possa avvenire per iniziativa di un Parlamento in queste condizioni.

Al governo dovrebbe essere affidato anche il potere legislativo, sulle scelte più urgenti che riguardano l’assetto istituzionale, superando anche l’estemporaneità di alcune modifiche già fatte a partire da alcune modifiche del Titolo V e del cosidetto assetto federale dello Stato.

Le più urgenti sono:

-         Ridefinizione delle funzioni tra Senato e Camera dei Deputati;

-         Riduzione del numero dei Parlamentari;

-         Nuova legge elettorale;

-         Riduzione degli Enti Pubblici anche elettivi. E’ noto infatti che più sono i centri di spesa e più alta è la spesa.

 

In campo economico e sociale, a differenza del Governo Berlusconi, non potremo trascurare crescita e sviluppo.

A tal fine è fondamentale:

-         Riforma fiscale, riducendo la pressione sul lavoro e sulle imprese e aumentarla sui patrimoni e sulla ricchezza in generale con la tassazione delle transazioni finanziarie.

-         Velocizzazione della riforma previdenziale, che metta in equilibrio i diritti acquisiti di chi ha maturato già la pensione con l’esigenza di non scaricare sulle nuove generazioni il deficit del sistema pensionistico. La nuova situazione demografica del Paese, una maggiore aspettativa di vita e quindi l’allungamento dell’età in cui si usufruisce della pensione, richiedono una correzione in tal senso.

-         Eliminare i privilegi che non sono solo quelli della politica, ma ben più diffusi e che pesano sulle casse dello Stato come i compensi milionari a cui va messo un tetto per i manager e dirigenti delle aziende di Stato, o le pensioni d’oro (es. membri attuale Governo).

-         No all’ICI sulla prima casa in coerenza con le nostre battaglie su tale diritto.

 

In sintesi abbattere il debito pubblico a carico di coloro che detengono la ricchezza in questo Paese, rimettere in ordine i conti dello Stato, liberare risorse per politiche di sostegno alla crescita, creare occupazione stabile e di qualità, per mantenere il livello di coesione sociale del Paese.

Si ma quale sviluppo senza un programma nazionale per lo sviluppo del Paese, continuare a puntare su cosiddetti  settori maturi della produzione più esposti alla competizione internazionale dei Paesi emergenti e aggressivi sui mercati significa essere destinati al declino, come indicano le recenti previsioni OCSE per il 2012.

Quindi nuove vie allo sviluppo nuovi settori produttivi sostenuti da una adeguata formazione pubblica, ricerca ed innovazione.

A questo proposito, come già sperimentato in altri Paesi, una risorsa per l’Italia può essere costituita dall’economia verde, l’economia del territorio che già oggi sta creando nuove imprese e nuovi posti di lavoro.

Il concetto di Green Economy non è solo limitato alle  fonti rinnovabili di energia, è qualcosa di molto più articolato e ampio.

 E’ una nuova concezione del futuro e della sviluppo del nostro paese e del pianeta intero.

Occorre costruire un processo virtuoso per cui le prossime generazioni siano in grado di vivere e crescere secondo parametri di sostenibilità: ambientale, energetica, alimentare.

Significa dover prevedere nuovi rapporti economici, politici e ambientali. Le nuove generazioni hanno la convinzione che ci sia qualcosa di eticamente controcorrente nella gestione dell’economia e sono determinati nel ripensare il nostro modello di utilizzo delle risorse naturali, attraverso la consapevolezza che queste non sono infinite, e che un modello di sviluppo non è uguale all’altro.

Ecco allora che oggi parlare di Economia verde, di sostenibilità, di risparmio energetico e di un più efficiente uso delle risorse diventa quanto mai di attualità.

Occorre dare concretezza a quanto ormai elaborato, e questo è il compito di una classe politica responsabile e moderna, in grado di affrontare tempestivamente i problemi che, da qui a qualche anno, rischieranno di far saltare gli equilibri ambientali.

E se così è, credo che l’Italia dovrebbe occuparsi di questo, con interventi nei diversi settori che possono essere interessati dallo sviluppo della Green economy, anche come strumento per rispondere all’attuale crisi economica.

Sono interessati a questa concezione dello sviluppo

l’AGRICOLTURA: la green economy è diventata, anche in agricoltura, un paradigma produttivo, gestionale e commerciale che assume l’impatto ambientale come indicatore dell’utilità, dell’efficienza e della produttività delle iniziative economiche poste in essere da imprese e organizzazioni. Più che un settore dell’economia, la green economy va quindi considerata come un nuovo modo di fare, di produrre e di distribuire.

Nel settore agricolo italiano si assiste all’affermazione di nuovi modelli di sviluppo e di consumo fondati su alcuni principi cardine, quali, ad esempio, la difesa del territorio, la valorizzazione della biodiversità, la promozione delle tradizioni produttive di qualità e della cultura locale, la sostenibilità ambientale, elementi associati a forme, anche innovative, d’informazione e di scambio di beni e servizi.

 Anche il settore agricolo si sta sempre più indirizzando verso forme di integrazione del reddito attraverso colture dedicate alla produzione di energia “pulite”. In particolare il settore delle Biomasse appare oggi tra quelli con maggiori potenzialità di sviluppo.

 

L’ENERGIA. Non è più possibile tergiversare su questo tema. Occorre approntare una Strategia Nazionale sull’energia, che dia certezza normativa agli investitori e che definisca gli aspetti legati alla produzione di Energia Elettrica. Urgenza accresciuta dall’esito del referendum dello scorso giugno con il quale gli italiani hanno ribadito il loro No all’Atomo. Con il nucleare uscito di scena, ora è necessario ridistribuire il peso delle varie fonti nel mix energetico italiano: in questo contesto, è chiara l’importanza delle energie rinnovabili, evitando di puntare solo su gas e  carbone, come temono in molti, ponendosi ancora una volta in contrasto non solo con le politiche europee al 2020 ma anche con la roadmap indicata dalla Commissione Ue per un’economia libera dalla dipendenza dalle fonti fossili entro il 2050.

 

Il RISPARMIO ENERGETICO: Anche in questo caso appare urgente l’adozione di una POLITICA PER L’EFFICIENZA ENERGETICA che valorizzi soluzioni tecnologiche e realizzative in grado di innalzare la competitività delle nostre aziende. Il risparmio energetico, anche a seguito dell’introduzione del “burden sharing”, ovvero la decisione di suddividere tra le Regioni gli oneri per il raggiungimento, entro il 2020, del target assegnato dall’Unione Europea all’Italia del 17% del consumo totale da fonti rinnovabili, è diventato di grande attualità.

Per far ciò occorre attuare da parte del Governo politiche di sostegno ed incentivo a tutte quelle azioni capaci di favorire il raggiungimento di questi obiettivi. Bene l’annuncio del Ministro Clini sulla proroga delle detrazioni fiscali del 55% sugli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici oltre il 2011, ma occorre anche inserire politiche di sostegno sulle nuove edificazioni, che favoriscano il reale recupero urbano, attraverso demolizione e ricostruzione di edifici o quartieri privi di valore architettonico.

 

I TRASPORTI E LA MOBILITA’ rappresentano un  altro settore che richiede una forte trasformazione promuovendo l’intermodalità, soprattutto per le merci, favorendo l’utilizzo di mezzi pubblici e di carburanti meno inquinanti. Bisogna attuare politiche in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre l’inquinamento e gli aspetti negativi: le emissioni di gas serra, lo smog, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico urbano e l’incidentalità. Queste negatività rappresentano un costo sociale che grava su tutti. La politica dei tagli al settore del trasporto pubblico, operata dal precedente governo, ha invece determinato una situazione drammatica per il settore.

 

La DIFESA DEL TERRITORIO. I tragici avvenimenti delle scorse settimane hanno riportato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica una delle maggiori emergenze italiane, quella del dissesto idrogeologico e della fragilità del territorio italiano. Circa il 70 % dei comuni italiani ricadono in aree a potenziale rischio idrogeologico elevato.

 

Tutto ciò impone nei prossimi anni la creazione di figure tecnico-scientifiche specializzate in questi settori, in grado di garantire all’Italia quel primato che ha sempre avuto nell’elaborazione di tecnologie e sistemi in grado di renderci competitivi con il resto del pianeta. La grande disponibilità di materiale umano e la creazione di centri di formazione e ricerca con standard qualitativi sempre più elevati da parte dei paesi emergenti, mette sempre più a rischio questo nostro primato.

 

Voglio concludere il mio intervento con una considerazione politica. Il modello berlusconiano ci lascia in eredità un sistema politico che ha distrutto i partiti come soggetti capaci di elaborare una base culturale di principi e valori e di esprimere una classe dirigente.

La rottura determinata dalla nascita del Governo Monti manda in soffitta quella che viene chiamata Seconda Repubblica.

Un periodo di quasi 20 anni che non ha rappresentato nessuna innovazione istituzionale rispetto al passato, quindi nessuna seconda fase della storia repubblicana dell’Italia.

Al contrario un periodo che ha reso il nostro Paese più povero, più diseguale, più corrotto e meno democratico, basti pensare alle leggi elettorali con cui vengono “nominati” i nostri rappresentanti al Parlamento, ha visto la politica raggiungere il più basso livello di fiducia e credibilità da parte dei cittadini.

Per la prima volta dal dopoguerra la generazione che succede alla precedente non ha la prospettiva di migliorare la propria condizione di vita e sociale.

Si chiude un periodo buio dove partiti personali, berlusconismo e anti berlusconismo, politica del no e del contro a tutto, bipolarismo coatto che come reazione ha portato alla nascita del maggior numero di gruppi parlamentari l’hanno fatta da padrone.

Noi socialisti abbiamo subito questa condizione della vita pubblica italiana e ne abbiamo più volte auspicato la fine.

Forse è la volta buona dopo la parentesi del Governo Monti molte cose non saranno più come prima e una nuova evoluzione si aprirà o si è già aperta nel quadro politico attuale.

Si tratta di decidere quale partita vogliamo giocare nella nuova fase che sta nascendo.

Serve un nuovo slancio, più coraggio, la capacità di guardare oltre i nostri confini, l’apertura ad accogliere nuove energie che si dovessero rendere disponibili da un sistema politico in trasformazione.

Troppo spesso abbiamo coltivato la purezza della nostra identità rimanendo isolati e fuori da qualsiasi progetto politico più ambizioso.

La nostra forza è la base ideale e culturale che ci unisce alla grande famiglia socialista europea.

E’ ora di sfidare il centro sinistra e porci al centro di un progetto più ampio che vada oltre i nostri confini, con l’obiettivo di superare l’attuale assetto della nostra coalizione basato sull’alleanza PD – IDV – SEL.

In tale direzione deve essere rivolto il nostro impegno nei prossimi mesi. Grazie.

 
La segreteria nazionale del partito nella riunione del 5 ottobre 2011, a seguito del deliberato del Consiglio nazionale svoltosi a Bologna lo scorso 10 settembre, ha convocato l' Assemblea Congressuale Nazionale del Partito Socialista Italiano a Fiuggi nei giorni 2, 3 e 4 dicembre 2011  ed ha approvato, all'unanimità.

Norme Congressuali.


Documento programmatico

Documento integrativo a firma Bartolomei ed altri

Documento integrativo a firma Iorio ed altri

Documento integrativo a firma Schietroma ed altri

Documento integrativo a firma Vita ed altri

Documento integrativo a firma Cassano ed altri

Il programma

Contributo Commissione economica

Documento PSI trasporti


Ordine del giorno sugli italiani all'estero

Il documento conclusivo dell'assemblea



Interventi della assemblea congressuale:
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                                      CONGRESSO POLITICO

                                 Fiuggi(RM) 2-3-4 Dicembre 2011
 
 

                                      Intervento di Angelo Sollazzo

 

In una vignetta pubblicata qualche giorno fa su  un quotidiano nazionale  uno dice all’altro” Pensi che gli attuali Ministri siano capaci di capire la crisi ? “ e l’altro “ certamente l’hanno provocata loro ! “

In una battuta si capisce  come ancora una volta  la politica si sia dimostrata codarda e vigliacca  rifuggendo le proprie responsabilità e demandando ad altri decisioni importanti che saranno,quindi, dolorose ed impopolari. Solo ci preoccupa che la medicina potrebbe essere peggiore della malattia. Il governo dei finanzieri e dei banchieri  dovrebbe rimediare ad un disastro provocato dagli stessi. E’ come mettere Dracula a guardia delle sacche di sangue.  L’aggravante è che i rimedi che  ci verranno propinati saranno proposti da chi non ha nulla da perdere, non dovendo rispondere all’elettorato in quanto nominati, e quindi, non sottoponendosi al giudizio popolare potranno agire liberamente colpendo i più deboli ed i ceti meno abbienti. Certo abbiamo la consolazione di non avere più Berlusconi ed il berlusconismo alla guida del Paese, dopo circa un ventennio di danni e di disastri. Ma è una magra consolazione ai provvedimenti che stanno per essere presi. La società politica italiani da molti anni è nel pallone. Ogni volta che il Paese si trova ad affrontare crisi drammatiche, si lascia prendere dal panico  e si rifuggia nel  delegare il potere e la gestione della cosa pubblica a banchieri, finanzieri od industriali. Gente dilettante in politica capace di tutelare, difendere e consolidare i propri interessi che non sono quelli della strafr4ande maggioranza  degli italiani. Pensiamo ai governi di Dini, di Ciampi, di Prodi, dello stesso Berlusconi  ed oggi di Monti e di Passera. Ci chiediamo dov’è la politica, dove sono i politici? Atti di coraggio li hanno avuto i socialisti quando con Craxi si intervenne sulla scala mobile abbattendo l’inflazione, difendendo il potere d’acquisto dei salari, con Amato negli anni novanta  con una manovra da  90 mila miliardi.Ma di altri esmpi non se ne ricordano. Oggi siamo nel baratro della recessione, ci vengono annunciati interventi che colpiranno  le famiglie, i pensionati, i lavoratori. Anche oggi noi socialisti dobbiamo avere il coraggio di dire NO. No alla mode correnti che per essere considerati bisogna spararla grossa ed essere in sintonia con professori e commentatori che non sanno cosa è il duro lavoro. Dobbiamo di re che non vogliamo essere di moda e che i professori Ichino , Giavazzi ed altri non sempre hanno ragione. Dobbiamo farla finita di stare dietro certi commentatori che usano i loro giornali come partiti politici, che non conoscono i veri  bisogni della gente , che hanno la puzza sotto il naso , pensando ad una politica elitaria e che quando  sposano cause precise sbagliano sempre e, come Scalari, hanno portato sempre iella ai loro protetti. Dobbiamo dire che un Governo come quello attuale, infarcito di cattolici integralisti e baciapile e di rappresentanti di poteri forti  non possono rappresentare completamente l’Italia del lavoro. Troppi professori dell’Università cattolica, della Luiss, troppi banchieri. Certo lo scenario dei partiti politici oggi non è edificante. Ma la destra la conosciamo, quello che ci preoccupa  è che non conosciamo  la sinistra. Non conosciamo l’oggetto misterioso del PD, non capiamo gli atteggiamenti ondivaghi e bizzarri delle altre forze della sinistra, non capiamo perché non apparteniamo tutti insieme alla grande famiglia del socialismo europeo  e perché non abbiamo il coraggio di dire che il capitalismo ,selvaggio e senza controllo, è in coma profondo ed è il socialismo democratico  l’unica ricetta per affrontare la crisi. Nel nostro Paese la situazione è in costante peggioramento. La differenza tra salario e tassa  di inflazione è la più alta dal 1997. I salari sono tra i più bassi d’Europa, il potere d’acquisto diminuisce sempre di più, dopo molti anni i consumi calano del 2%, il reddito medio scende del 2,9%, la disoccupazione torna a salire, quella giovanile supera il 30%. In contemporanea la tassazione sfiora il 50% e l’evasione fiscale supera i 150 miliardi di euro. Un debito pubblico, che è arrivato al 120,5 %, si aggredisce con un ricorso serio alla patrimoniale. Una straordinaria del 3% sulle rendite sopra il milione ed una ordinaria per 5 anni  sopra i 500 mila euro. Negli ultimi tre anni più volte veniva comunicato la inutilità di una manovra economica, che la crisi non ci avrebbe toccato,l che la nostra economia era solida. In sei mesi è arrivato il terremoto ondulatorio e sussultorio e ci avviciniamo in totale a 100 miliardi di manovra  e certamente non è ancora finita. I provvedimenti proposti sono inaccettabili. Invece di annunciarla solo l’equità , essa va praticata. La ridistribuzione della ricchezza non può essere solo uno sloga, va attualizzata. I provvedimenti  annunciati, invece parlano  di ritorno all’ICI per la prima casa, di aggressione alle pensioni, di aumento ancora dell’IVA, di riduzione dei servizi essenziali, di taglio a livello orizzontale dello stato sociale,insomma è un attacco alle conquiste  di anni di lotte dei lavoratori. A tutto questo noi socialisti dobbiamo dire chiaramente NO. In tutto il mondo, contro lo strapotere della finanza sono nati gli indignati, los indignados. Anche noi dobbiamo essere indignados.

Siamo indignados  perché non si ha il coraggio di varare una patrimoniale, con cui chi più possiede più deve pagare, siamo indganados  perché la chiesa  cattolica sottrae alle casse dello stato 11 miliardi all’anno, perchè non paga l’ICI, l’Iva, l’Ires ma a Roma neanche l’acqua ed il Gas,con centinaia di conventi e monasteri trasformati in alberghi a 4 stelle, con  attività commerciali in  tutti i settori, con migliaia di musei, cliniche , scuole private dove si paga e non si tassa, con 112 mila edifici e con l’8 per mille che è una vergogna. Siamo indignados perché non si tassano ulteriormente coloro che hanno usufruito dello scudo fiscale. Siamo indignati perché, nonostante la crisi, si spendono altri 29 miliardi per le spese  militari ed ogni giorno bombardando la Libia o l’Afghanistan  sottraiamo milioni di euro alle nostre famiglie. Siamo indignati perché, caduto Berlusconi, che poteva essere una giusta scusante, non si parla più di riforma della giustizia, di separazioni delle carriere, di abbattimento dei tempi dei processi civili.

Siamo indignati perchè sui costi della politica , che vanno sicuramente ridotti, abolendo gli Enti inutili, le Province, le consulenze, i consigli di amministrazione, si sta giocando una partita di grave delegittimazione dei partiti  e della politica che non promette nulla di buono per le sorti della democrazia italiana. La  casta politica va tosata, ma casta è anche quella dei magistrati, che guadagnano ancora di più  lavorando meno, casta e quella dei manager, è quella nelle Università, senza controllo e spesso senza trasparenza, casta è quella dei giornalisti, come Stella,Rizzo, Travaglio, Belpietro ed altri che sputano sentenze e veleno sulla politica e ne trovano giovamento con guadagni faraonici. Allora le caste tosiamole tutte senza eccezione alcuna. L’antipolitica farà nascere altri Berlusconi, solo i ricchi potranno dedicarsi alla gestione della cosa pubblica, torneremo allo Statuto Albertino che prevedeva l’elezione al Parlamento solo per i possidenti, quindi una politica per censo. Per tutto questo abbiamo il dovere di rilanciare l’ideale socialista. Negli ultimi 20 anni la politica è stata un vero mercimonio. Politici dilettanti con la predisposizione mentale ad essere  comprati o venduti senza pudore. Eccezioni pochissime. Partiti contenitori con dentro tutto ed il contrario di tutto, senza anima e senza cuore, sigle vuote che ricordano le forze politiche di certi paesi asiatici. Le culture politiche filosofiche scientifiche e storiche quali quelle liberale,  cattolica democratica, comunista  etc. accantonate o in ruoli marginali. Diceva  Nenni è socialista chi si preoccupa degli altri. L’unico Partito con il nome di un partito politico è il Partito Socialista Italiano. E’ necessario  riproporre una morale anche se non pelosa  anche in politica. Noi socialisti abbiamo duramente pagate le nostre responsabilità, spesso inesistenti. Oggi si fa molto di peggio e si fa fint6a di non vedere e non sentire, di sminuire la portata degli episodi verificati o di considerarli cosa normale. Altro che la mitraglia e la gogna di tangentopoli che la cospetto  dei fatti attuali impallidisce. Noi dobbiamo essere inflessibili perché abbiamo già dato. Nel 1994 sbagliammo a non fare quadrato attorno al Partito ed a difendere un patrimonio di 6 milioni di voti. Oggi abbiamo compreso  il bene dell’unità del Partito, dell’importanza del nostro ideale.

Il Partito deve tornare tra la gente, nelle fabbriche e nelle campagne,parlare al proprio popolo che è fatto di lavoratori. Il socialismo è la risposta, il socialismo vince. Il PSI deve essere la vera sinistra riformista e di governo, deve essere il partito dei lavoratori italiani.

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Intervento di Ugo Intini

Ho previsto con molti anni di anticipo quello che sta accadendo. Lo ricorderò con delle citazioni precise non per presunzione, ma per sottolineare il valore dei Partiti e della loro cultura. Ho visto giusto infatti non perché sono bravo, né per un motivo personale. I Partiti hanno radici, una storia, un lavoro comune. Per questo, sono delle intelligenze collettive. Da modesto da portavoce e semplificatore, ho scritto quello che il partito socialista, per la sua storia, poteva capire prima degli altri.

Nel 2001, nel mio libro “La privatizzazione della politica”, scrivevo “La barca dell’economia mondiale procede squilibrata. Ha a bordo un elefante,che si muove disordinatamente e rischia continuamente di capovolgerla. L’elefante si chiama finanza globale e il suo corpo è costituito prevalentemente dai titoli derivati. Sta sostituendo l’economia reale con una economia di carta. Questa economia di carta,come un tessuto canceroso,raddoppia ogni due anni,rischiando di soffocare l’economia reale. Anche perché alla carta non corrisponde la sostanza. Richiederà un cambio di mentalità condurre i governi a intervenire. L’unica questione è se questo cambio di mentalità avverrà prima o dopo il crollo del sistema”. Purtroppo,il cambio di mentalità sta avvenendo, forse(forse)dopo il crollo del sistema. Non ero un veggente,ero un socialista che leggeva e riassumeva i libri dei socialisti.

I socialisti hanno potuto capire e prevedere. Non hanno capito niente i grandi giornali, i loro professori ideologi fanatici del liberismo(altro che fine delle ideologie!)i quali continuano cionondimeno tutti i giorni a dare lezioni. Vogliamo dirlo più brutalmente? Il disastro economico è nato per il crollo del sistema finanziario nel 2007. Non è stato colpa dei pensionati. Né dei salariati. Né degli imprenditori che cercano di lavorare e competere. No. E’ stata colpa di una banda di irresponsabili o di delinquenti, finti tecnici e finti economisti. Che hanno trasformato le Borse in un casinò senza frontiere. Che hanno perseguito una ricchezza di carta, virtuale, distruggendo la ricchezza vera, che si tocca con mano, che nasce dal lavoro.  Gli Stati li hanno salvati dalla bancarotta. Erano obbligati. Si è così stabilito, però, per la prima volta nella storia, un principio che un tempo i finanzieri neppure avrebbero osato sognare. Il principio che gli utili sono privati( dei finanzieri) e le perdite sono pubbliche(di tutti). Quando va bene si arricchiscono loro, quando va male, paghiamo noi. C’è di più. La finanza internazionale ha ricevuto dunque soldi a palate dagli Stati e adesso li usa per far fallire gli Stati stessi speculando al ribasso sui loro titoli, mordendo la mano di chi li ha soccorsi.

Dobbiamo ringraziare i giovani indignati di Washington come di Tokio.  I giornali italiani se la prendono con i costi della politica (un po’ per liquidarla del tutto, un po’ per sviare l’attenzione dai colpevoli veri). Dimenticano tra l’altro che l’intero Parlamento(Camera e Senato)costa ai contribuenti meno della RAI. Ma i giovani indignati hanno puntato il dito contro la trave, non contro le pagliuzze. Se la sono presa non contro le istituzioni rappresentative dei cittadini e quindi contro la democrazia, bensì contro la finanza internazionale.  Hanno sollevato un enorme problema morale, che è il seguente. Ieri in sostanza Angeletti lo ha detto. Sempre, giustamente,  si sono chiesti sacrifici ai cittadini per l’interesse comune. Sempre, giustamente, gli imprenditori hanno detto che perseguono la ricchezza e il successo, si, certo, ma attraverso il lavoro, per la prosperità della Nazione e il bene di tutti. Adriano Olivetti, che era un socialista, e ha creato l’Olivetti dal nulla, diceva che un manager deve guadagnare dieci volte più di un operaio. Non di più. Questi guadagnano mille volte di più. Non per creare ricchezza, ma per distruggere ricchezza. Questi appartengono, per la prima volta nella storia dell’umanità, a una classe dirigente economica apolide, senza frontiere, senza lealtà nazionale, che teorizza il proprio arricchimento a qualunque costo. Anche al costo di disgregare gli Stati, attraverso la loro bancarotta. Anche al costo di devastare come cavallette il frutto del lavoro altrui. La politica non c’è più e si accetta perciò passivamente tutto. Si considera il Mercato con la M maiuscola come un valore assoluto, sciolto dalle leggi e dalla morale. Più sacro e intoccabile di un Re. Anzi, molto di più. Perché neppure i Re, da secoli, sono legibus soluti, al di sopra delle leggi e della morale. I giovani hanno spezzato un tabù, ci hanno detto che la democrazia deve reagire, deve imporre regole globali come la finanza, facendo ritornare le Borse luoghi dove si investe e si scambia per alimentare le imprese e il lavoro, non per distruggerli.

I grandi giornali per anni hanno usato una espressione retorica che faceva infuriare i socialisti: “azienda Italia”. No, dicevamo. Una Nazione non è una azienda. Per una Nazione un tempo si dava anche la vita. Le Nazioni hanno fatto bancarotta solo dopo una rivoluzione o una guerra perduta. Oggi assistiamo alla vendetta della storia.  Adesso, ridotti gli Stati ad aziende, privatizzata e delegittimata la politica, anzi, cancellata la politica, ci si accorge che come tutte le aziende gli Stati possono fallire. Può fallire anche l’Europa.

Anche qui avevo visto giusto. Nel 2001, alla Camera, dicevo. “Mai nella storia si è vista una moneta reggere, rimanendo appesa al nulla. Dobbiamo, pertanto, appendere l'euro alla bilancia di una giustizia comune, alla spada di una difesa comune, ad una politica economica ed estera comune”. Senza una Europa politicamente unita  che la sostenga, concludevo, la moneta comune crollerà. E infatti l’euro rischia adesso di ctrollare. C’è da sperare che, spinti dal terrore per il disastro imminente, i governi diano finalmente, subito, all’Unione Europea i poteri sovra nazionali necessari. Che creino l’Europa politica, senza la quale l’Europa monetaria e l’Europa stessa non sopravvivranno. Più in generale,nel mondo,la globalizzazione, ovvero la economia globale e senza frontiere, è un bene. Ma se c’è un contrappeso, se è bilanciata da una politica altrettanto globale e senza frontiere. Per questo, da anni insisto sullo slogan “la politica globale”. La politica globale. Sino a che la politica non sarà globale, non conterà e il potere unico sarà quello del denaro. Con i risultati che si vedono.

Veniamo a noi. La crisi mondiale in atto ha creato l’esigenza impellente, disperata, di voltare pagina verso un governo di unità e di salvezza nazionale. E’ esattamente il governo che ho cominciato a chiedere per la prima volta al congresso di Montecatini del 2008.

“Tutte le emergenze- dicevo allora- si sono aggravate e moltiplicate. Forse il meglio della sinistra e il meglio del centro devono trovare una intesa. Forse la parte raziocinante, politica e non anti politica,responsabile e non populista, dei due schieramenti, quella che si richiama alle grandi tradizioni culturali della prima repubblica(socialista e democristiana) deve affrontare le emergenze irrisolte e aggravate con uno sforzo di unità nazionale. Consiglio di restare leali nel centro sinistra, ma di cominciare a tessere la tela bipartisan dell’unità nazionale. Anche se oggi tutto sembra congiurare contro questo disegno, forse, ancora una volta, i fatti ci daranno ragione”. I fatti ci hanno davvero dato ragione. In pratica l’unità nazionale c’è. Anche se una classe dirigente politica senza coraggio non ha osato metterci la faccia. Ipocrisia e vergogna. Non solo. Infinite volte ho ripetuto quale è a mio parere la parte non responsabile, populista, anti politica alla quale mi riferivo. Il leghismo da una parte, il dipietrismo dall’altra. Infinite volte ho insistito sulla necessità di emarginarli entrambi. Bene. Fuori uno. La Lega si è emarginata da sola. Adesso aspettiamo il fuori due (siamo a un passo): fuori anche Di Pietro.  Vanno fuori da sé. Perché da miserabili demagoghi quali sono contano di cavalcare la protesta per lucrare qualche punto percentuale in più.  Si sta delineando dunque, al cento per cento, tutto quello che avevamo sperato e anticipato.

E non è finita. Il PdL si prepara ad esplodere, creando tre grossi frammenti.  Da una parte i nani e le ballerine:noi li arginavamo nei corridoi dell’assemblea nazionale. Berlusconi li ha portati nel Parlamento e nel Governo, ma sono finiti. Da un’altra parte gli ex fascisti. Da un’altra parte gli ex socialisti e democristiani. Il PdL esploderà. Ma vedo forti possibilità di esplosione anche nel PD, un altro contenitore senza radici, né storia, né cultura. Si reggevano a vicenda. Cadranno insieme.

E’ il nostro momento. Devo ringraziare i dirigenti del Partito e voi tutti per averci condotti vivi sino a qui. Grazie per la vostra generosità e il vostro coraggio nel “Non Mollare”.Consiglio di insistere su alcuni punti.

Primo. Il tipo di bipolarismo che dura da vent’anni(il ventennio perduto) ci ha portato alla rovina. Chi lo vuole continuare come niente fosse è un irresponsabile. Ma è soprattutto un opportunista. Diciamo la verità. Questo bipolarismo ha creato una classe dirigente politica penosa. Questi dirigenti, a destra come a sinistra, sanno che spariranno se sparirà questo bipolarismo ammalato(Del Bue lo ha chiamato questa mattina “bastardo”) che li ha miracolati. Ci si aggrappano contro gli interessi del Paese.

La politica è sospesa. Dobbiamo usare il tempo del governo Monti per smontare e rimontare, scomporre e ricomporre il sistema politico. Lo ha detto prima anche Martelli., Dobbiamo lavorare in una fase che è ormai in pratica costituente. Siamo stati gli unici a chiedere da anni una costituente e un processo costituente è ormai nei fatti. Prepara il ritorno della politica. E la nostra identità socialista è la carta che tutta la sinistra deve giocare quando la politica ritornerà. L’unica possibile. Nencini lo ha detto ieri con efficacia. I nuovisti del PD hanno trattato con sufficienza i socialisti europei, senza capire che presto forse torneranno al governo a Parigi e a Berlino, e decideranno il futuro dell’Europa. Solo loro possono salvarla. I nuovisti del PD credevano di andare oltre la socialdemocrazia, e sono approdati al nulla.

Mentre la politica è sospesa, bisogna appoggiare il risanamento tentato dal governo Monti , al quale la sola alternativa è la catastrofe. Vorrei essere chiaro su questo punto. Prima ho usato parole di fuoco contro il Casinò senza frontiere costruito dai liberisti, che ha distrutto l’economia mondiale. Ma non c’è contraddizione. Bisogna distinguere infatti due binari paralleli.

Su un binario, va condotta una battaglia culturale e morale contro il liberismo senza regole, una battaglia che non si può vincere in un solo Paese, perché ha come orizzonte minimo l’Europa, perché può avere come protagonista, a sinistra, non un partito nazionale, ma solo il Partito socialista europeo e l’Internazionale socialista(se ne saranno capaci). Questa battaglia riguarda non la politica nazionale, che è assolutamente ininfluente, ma la politica globale.

Sull’altro binario, vanno presi i provvedimenti di risanamento ordinati dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.  Un singolo Paese infatti non può mettersi di traverso senza essere stritolato. La politica è l’arte del possibile. Papandreu è un economista e un leader socialista. Conosce le colpe del liberismo meglio di me e di Vendola. Ma ha fatto quello che doveva fare e che in una certa misura farà Monti.

L’attuale sospensione della democrazia, l’attuale privatizzazione della politica, era ed è un passaggio obbligato. E tuttavia c’è una speranza, un motivo profondo di riflessione. Se l’Italia si salverà, chi l’ha salvata? I nuovisti? I demagoghi? La antipolitica? I giovani rottamatori come Renzi? No. Un uomo di 86 anni che è esattamente il prodotto della grande scuola politica della prima Repubblica. Giorgio Napolitano. Un vecchio militante della sinistra che è diventato socialdemocratico. Il suo consigliere Arrigo Levi, non per caso, ha nel suo ufficio la fotografia di Pietro Nenni.

Concludo. Mi è piaciuta molto la pubblicità che si vede nelle stazioni. E mi ha sollecitato una riflessione.  Il nostro è un Partito unico. E’ guidato da giovani e da anziani(molti). Ma questo conta poco. Non seguiamo i finti modernizzatori che hanno sostituito alla lotta di classe la lotta di classi(classi di età). Il nostro è un Partito unico. E’ l’unico( guardiamoci intorno) non più guidato dalla nomenclatura che è stata ininterrottamente alla ribalta, in prima fila, negli ultimi decenni. Qui non ci sono i leader del PCI, della sinistra democristiana, del MSI che fanno i leader ancora oggi. No. Anch’io, ad esempio, faccio il militante del partito, e basta. E sì che sono un socialista, non un ex fascista o comunista, e avevo pertanto ragione. Il PSI è un partito nuovo, ma nello stesso tempo antico, perché ,ancora è l’unico, l’unico, che non ha cambiato nome e simbolo, l’unico che trae dal suo passato orgoglio, legittimazione e identità. Soltanto esistendo, soltanto essendo vivi, sottolineiamo la cattiva coscienza dei partiti trasformisti. Anche per questo non ci vogliono bene. Politique d’abord, diceva sempre Nenni. Quando la politica tornerà, e tornerà presto, il partito socialista, nuovo e antico, avrà un ruolo chiave nella sinistra. Finalmente la convincerà che non ha futuro una sinistra senza una famiglia internazionale, e senza radici. Perciò fuori dal mondo(perché senza famiglia) e fuori dalla storia( perché senza radici). Vogliamo essere il piccolo seme di una sinistra nuova e antica. Vogliamo far crescere una grande sinistra, come noi nuova e antica. Auguri, buon lavoro. E ancora grazie. Grazie per avere resistito un minuto di più della tragicomica seconda Repubblica. Che è finita sotto le macerie dell’economia. La sua fine ci rimette finalmente in gioco.

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Intervento di Silvano Rometti

Care compagne e cari compagni,

questa assemblea si tiene in un momento tra i più difficili della storia recente del nostro Paese.

Un partito pur piccolo, in coerenza con il proprio spirito riformista, deve offrire a tutto il centro – sinistra e all’Italia una elaborazione di idee per individuare la strada migliore per uscire dalla crisi attuale.

Lunga quanto tardiva potrebbe essere l’analisi sulle cause che l’hanno determinata, ma molte domande vengono spontanee.

-         Era prevedibile quello che è accaduto anche alla luce dei segnali avuti negli anni scorsi in alcune aree del mondo  (vedi l’area asiatica)?

-         Come arginare le conseguenze di un mercato finanziario fuori controllo che dispone di risorse molto superiori all’economia reale, la cui gestione da parte di poteri invisibili detta regole agli Stati nazionali in barba alle decisioni dei vari G7 o G20?

-         L’Europa può continuare a subire le scelte e gli errori della Germania che non vuole né istituzioni europee più democratiche, né l’istituzione di titoli di debito pubblico europei (eurobond) e non consente alla BCE di esercitare il ruolo di soccorso finanziario oltre a quello di difendere l’euro?

-         Quale consesso internazionale ha dato legittimazione politica alla coppia franco – tedesca che, pur non essendo esenti loro stessi da problemi (vedi crescita dello spread e il rischio di declassamento della Francia e i richiami della Commissione europea alla Germania sul proprio debito sovrano) esercita il ruolo di chi è convinto di essere esempio di virtuosità economica?

 

Ciò premesso non possiamo assolverci o ritenere di avere poche responsabilità rispetto allo stato attuale. Sicuramente è stato sottovalutato il rischio che deriva dal convivere con debito pubblico di queste proporzioni che consegna nelle mani degli investitori gran parte delle possibilità di governare il nostro equilibrio economico generale.

Entrando nell’Euro, per altro, era chiaro che avremmo beneficiato di tassi di interesse più bassi ma non avremmo potuto avvalerci, come nel passato, delle svalutazioni competitive.

Un debito che, va detto,  non può essere attribuito come molti affermano, a destra e a sinistra,  ai Governi Craxi degli anni ’80 (in realtà per i 2/3 esso è stato creato proprio negli ultimi 20 anni). Alla fine degli anni ’80 l’indebitamento del Paese era 1,2/1,3 milioni di miliardi di lire, pari a 600 mila milioni di euro, 1/3 appunto rispetto ad oggi.

Il Governo Monti avrà l’onere di far uscire il Paese dalla situazione di emergenza in cui si trova.

Noi socialisti, che come è noto, avremmo preferito le elezioni anticipate se non altro per tornare in Parlamento, ancora una volta abbiamo dato prova di serietà, responsabilità e senso dello Stato, salutando con fiducia la nascita del Governo.

Un Governo sostenuto da un ampio schieramento parlamentare nato per la decisa azione del Presidente Napolitano e non per iniziativa e accordo tra i partiti che hanno votato la fiducia.

Ciò fa emergere ancora con più evidenza la debolezza e la crisi di fiducia in cui versano i partiti e la politica italiana oggi.

Come vediamo in questi giorni l’ampiezza dei consensi parlamentari verrà messa a dura prova dalle scelte che il Governo necessariamente dovrà fare: patrimoniale si, patrimoniale no; pensioni si, pensioni no; ICI e privilegi.

Il Governo è tecnico, ma le scelte sono politiche e dovranno essere approvate da questo Parlamento dove Berlusconi e il centrodestra, se non può far conto su una maggioranza certa alla camera, mantiene comunque un potere di interdizione assoluto sull’azione dell’esecutivo.

In queste condizioni alta deve essere la voce e la capacità di proposta del Partito Socialista circa le varie scelte che verranno fatte  - ciò sarà importante per un confronto costruttivo nel centro sinistra ma anche per prepararci alle prossime elezioni politiche.

A tal proposito è un errore, ad esempio, tenere separata la questione delle riforme istituzionali, che il PDL e altri ritengono dovrebbero essere prerogativa del Parlamento, da quelle in campo economico e sociale.

Non è realistico pensare ad una ripresa complessiva del Paese senza un’azione di ammodernamento, efficientamento e semplificazione degli assetti pubblici e non è realistico pensare che ciò possa avvenire per iniziativa di un Parlamento in queste condizioni.

Al governo dovrebbe essere affidato anche il potere legislativo, sulle scelte più urgenti che riguardano l’assetto istituzionale, superando anche l’estemporaneità di alcune modifiche già fatte a partire da alcune modifiche del Titolo V e del cosidetto assetto federale dello Stato.

Le più urgenti sono:

-         Ridefinizione delle funzioni tra Senato e Camera dei Deputati;

-         Riduzione del numero dei Parlamentari;

-         Nuova legge elettorale;

-         Riduzione degli Enti Pubblici anche elettivi. E’ noto infatti che più sono i centri di spesa e più alta è la spesa.

 

In campo economico e sociale, a differenza del Governo Berlusconi, non potremo trascurare crescita e sviluppo.

A tal fine è fondamentale:

-         Riforma fiscale, riducendo la pressione sul lavoro e sulle imprese e aumentarla sui patrimoni e sulla ricchezza in generale con la tassazione delle transazioni finanziarie.

-         Velocizzazione della riforma previdenziale, che metta in equilibrio i diritti acquisiti di chi ha maturato già la pensione con l’esigenza di non scaricare sulle nuove generazioni il deficit del sistema pensionistico. La nuova situazione demografica del Paese, una maggiore aspettativa di vita e quindi l’allungamento dell’età in cui si usufruisce della pensione, richiedono una correzione in tal senso.

-         Eliminare i privilegi che non sono solo quelli della politica, ma ben più diffusi e che pesano sulle casse dello Stato come i compensi milionari a cui va messo un tetto per i manager e dirigenti delle aziende di Stato, o le pensioni d’oro (es. membri attuale Governo).

-         No all’ICI sulla prima casa in coerenza con le nostre battaglie su tale diritto.

 

In sintesi abbattere il debito pubblico a carico di coloro che detengono la ricchezza in questo Paese, rimettere in ordine i conti dello Stato, liberare risorse per politiche di sostegno alla crescita, creare occupazione stabile e di qualità, per mantenere il livello di coesione sociale del Paese.

Si ma quale sviluppo senza un programma nazionale per lo sviluppo del Paese, continuare a puntare su cosiddetti  settori maturi della produzione più esposti alla competizione internazionale dei Paesi emergenti e aggressivi sui mercati significa essere destinati al declino, come indicano le recenti previsioni OCSE per il 2012.

Quindi nuove vie allo sviluppo nuovi settori produttivi sostenuti da una adeguata formazione pubblica, ricerca ed innovazione.

A questo proposito, come già sperimentato in altri Paesi, una risorsa per l’Italia può essere costituita dall’economia verde, l’economia del territorio che già oggi sta creando nuove imprese e nuovi posti di lavoro.

Il concetto di Green Economy non è solo limitato alle  fonti rinnovabili di energia, è qualcosa di molto più articolato e ampio.

 E’ una nuova concezione del futuro e della sviluppo del nostro paese e del pianeta intero.

Occorre costruire un processo virtuoso per cui le prossime generazioni siano in grado di vivere e crescere secondo parametri di sostenibilità: ambientale, energetica, alimentare.

Significa dover prevedere nuovi rapporti economici, politici e ambientali. Le nuove generazioni hanno la convinzione che ci sia qualcosa di eticamente controcorrente nella gestione dell’economia e sono determinati nel ripensare il nostro modello di utilizzo delle risorse naturali, attraverso la consapevolezza che queste non sono infinite, e che un modello di sviluppo non è uguale all’altro.

Ecco allora che oggi parlare di Economia verde, di sostenibilità, di risparmio energetico e di un più efficiente uso delle risorse diventa quanto mai di attualità.

Occorre dare concretezza a quanto ormai elaborato, e questo è il compito di una classe politica responsabile e moderna, in grado di affrontare tempestivamente i problemi che, da qui a qualche anno, rischieranno di far saltare gli equilibri ambientali.

E se così è, credo che l’Italia dovrebbe occuparsi di questo, con interventi nei diversi settori che possono essere interessati dallo sviluppo della Green economy, anche come strumento per rispondere all’attuale crisi economica.

Sono interessati a questa concezione dello sviluppo

l’AGRICOLTURA: la green economy è diventata, anche in agricoltura, un paradigma produttivo, gestionale e commerciale che assume l’impatto ambientale come indicatore dell’utilità, dell’efficienza e della produttività delle iniziative economiche poste in essere da imprese e organizzazioni. Più che un settore dell’economia, la green economy va quindi considerata come un nuovo modo di fare, di produrre e di distribuire.

Nel settore agricolo italiano si assiste all’affermazione di nuovi modelli di sviluppo e di consumo fondati su alcuni principi cardine, quali, ad esempio, la difesa del territorio, la valorizzazione della biodiversità, la promozione delle tradizioni produttive di qualità e della cultura locale, la sostenibilità ambientale, elementi associati a forme, anche innovative, d’informazione e di scambio di beni e servizi.

 Anche il settore agricolo si sta sempre più indirizzando verso forme di integrazione del reddito attraverso colture dedicate alla produzione di energia “pulite”. In particolare il settore delle Biomasse appare oggi tra quelli con maggiori potenzialità di sviluppo.

 

L’ENERGIA. Non è più possibile tergiversare su questo tema. Occorre approntare una Strategia Nazionale sull’energia, che dia certezza normativa agli investitori e che definisca gli aspetti legati alla produzione di Energia Elettrica. Urgenza accresciuta dall’esito del referendum dello scorso giugno con il quale gli italiani hanno ribadito il loro No all’Atomo. Con il nucleare uscito di scena, ora è necessario ridistribuire il peso delle varie fonti nel mix energetico italiano: in questo contesto, è chiara l’importanza delle energie rinnovabili, evitando di puntare solo su gas e  carbone, come temono in molti, ponendosi ancora una volta in contrasto non solo con le politiche europee al 2020 ma anche con la roadmap indicata dalla Commissione Ue per un’economia libera dalla dipendenza dalle fonti fossili entro il 2050.

 

Il RISPARMIO ENERGETICO: Anche in questo caso appare urgente l’adozione di una POLITICA PER L’EFFICIENZA ENERGETICA che valorizzi soluzioni tecnologiche e realizzative in grado di innalzare la competitività delle nostre aziende. Il risparmio energetico, anche a seguito dell’introduzione del “burden sharing”, ovvero la decisione di suddividere tra le Regioni gli oneri per il raggiungimento, entro il 2020, del target assegnato dall’Unione Europea all’Italia del 17% del consumo totale da fonti rinnovabili, è diventato di grande attualità.

Per far ciò occorre attuare da parte del Governo politiche di sostegno ed incentivo a tutte quelle azioni capaci di favorire il raggiungimento di questi obiettivi. Bene l’annuncio del Ministro Clini sulla proroga delle detrazioni fiscali del 55% sugli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici oltre il 2011, ma occorre anche inserire politiche di sostegno sulle nuove edificazioni, che favoriscano il reale recupero urbano, attraverso demolizione e ricostruzione di edifici o quartieri privi di valore architettonico.

 

I TRASPORTI E LA MOBILITA’ rappresentano un  altro settore che richiede una forte trasformazione promuovendo l’intermodalità, soprattutto per le merci, favorendo l’utilizzo di mezzi pubblici e di carburanti meno inquinanti. Bisogna attuare politiche in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre l’inquinamento e gli aspetti negativi: le emissioni di gas serra, lo smog, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico urbano e l’incidentalità. Queste negatività rappresentano un costo sociale che grava su tutti. La politica dei tagli al settore del trasporto pubblico, operata dal precedente governo, ha invece determinato una situazione drammatica per il settore.

 

La DIFESA DEL TERRITORIO. I tragici avvenimenti delle scorse settimane hanno riportato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica una delle maggiori emergenze italiane, quella del dissesto idrogeologico e della fragilità del territorio italiano. Circa il 70 % dei comuni italiani ricadono in aree a potenziale rischio idrogeologico elevato.

 

Tutto ciò impone nei prossimi anni la creazione di figure tecnico-scientifiche specializzate in questi settori, in grado di garantire all’Italia quel primato che ha sempre avuto nell’elaborazione di tecnologie e sistemi in grado di renderci competitivi con il resto del pianeta. La grande disponibilità di materiale umano e la creazione di centri di formazione e ricerca con standard qualitativi sempre più elevati da parte dei paesi emergenti, mette sempre più a rischio questo nostro primato.

 

Voglio concludere il mio intervento con una considerazione politica. Il modello berlusconiano ci lascia in eredità un sistema politico che ha distrutto i partiti come soggetti capaci di elaborare una base culturale di principi e valori e di esprimere una classe dirigente.

La rottura determinata dalla nascita del Governo Monti manda in soffitta quella che viene chiamata Seconda Repubblica.

Un periodo di quasi 20 anni che non ha rappresentato nessuna innovazione istituzionale rispetto al passato, quindi nessuna seconda fase della storia repubblicana dell’Italia.

Al contrario un periodo che ha reso il nostro Paese più povero, più diseguale, più corrotto e meno democratico, basti pensare alle leggi elettorali con cui vengono “nominati” i nostri rappresentanti al Parlamento, ha visto la politica raggiungere il più basso livello di fiducia e credibilità da parte dei cittadini.

Per la prima volta dal dopoguerra la generazione che succede alla precedente non ha la prospettiva di migliorare la propria condizione di vita e sociale.

Si chiude un periodo buio dove partiti personali, berlusconismo e anti berlusconismo, politica del no e del contro a tutto, bipolarismo coatto che come reazione ha portato alla nascita del maggior numero di gruppi parlamentari l’hanno fatta da padrone.

Noi socialisti abbiamo subito questa condizione della vita pubblica italiana e ne abbiamo più volte auspicato la fine.

Forse è la volta buona dopo la parentesi del Governo Monti molte cose non saranno più come prima e una nuova evoluzione si aprirà o si è già aperta nel quadro politico attuale.

Si tratta di decidere quale partita vogliamo giocare nella nuova fase che sta nascendo.

Serve un nuovo slancio, più coraggio, la capacità di guardare oltre i nostri confini, l’apertura ad accogliere nuove energie che si dovessero rendere disponibili da un sistema politico in trasformazione.

Troppo spesso abbiamo coltivato la purezza della nostra identità rimanendo isolati e fuori da qualsiasi progetto politico più ambizioso.

La nostra forza è la base ideale e culturale che ci unisce alla grande famiglia socialista europea.

E’ ora di sfidare il centro sinistra e porci al centro di un progetto più ampio che vada oltre i nostri confini, con l’obiettivo di superare l’attuale assetto della nostra coalizione basato sull’alleanza PD – IDV – SEL.

In tale direzione deve essere rivolto il nostro impegno nei prossimi mesi. Grazie.