“Di fronte a un uso distorto e disinvolto che questa maggioranza fa dei poteri assegnati al governo a proprio esclusivo vantaggio, i socialisti propongono un minuto di silenzio in tutte le manifestazioni di partito e la convocazione a Lugano di un vertice immediato di tutto il centrosinistra”.
E’ quanto afferma Riccardo Nencini, segretario del Psi.
“Oggi temiamo – prosegue - che in Italia la nostra democrazia corra seri pericoli e che quanto stia avvendo sia solo l’ultimo strappo che Berlusconi ha preteso di dare alle regole del vivere civile. Al di là degli aspetti formali del decreto che il governo intende utilizzare per riparare agli errori e ai pasticci commessi al momento della presentazione delle liste, la sostanza evidenzia un atto di prepotenza che assegna comunque un vantaggio dei partiti di governo su tutti gli altri. Di certo il consiglio dei ministri non avrebbe quello che ha fatto – conclude Nencini - se a restare fuori dalle elezioni fosse stato uno qualunque dei partiti dell’opposizione”.
“Il PSI ricorrerà alla Corte Costituzionale per impugnare l’intero processo elettorale della Lombardia” lo ha dichiarato Roberto Biscardini della segreteria nazionale del PSI che ha aggiunto: “Abbiamo dato l’incarico all’avvocato Besostri di valutare tutti gli elementi che concorrono a mettere in forse la regolarità delle elezioni in Lombardia e quindi anche la legittimità dei futuri eletti. Per disparità di trattamento tra lista e lista, per esclusione delle nostre liste in alcune province e per la riammissione delle liste di Formigoni dopo la loro avvenuta esclusione. Vogliamo verificare dove sono state violate le regole e se queste elezioni sono o no elezioni regolari.”
«La forzatura del decreto legge apparirà un atto autoritario e un precedente grave nella storia del Paese: mi auguro che se ne calcolino le conseguenze». Lo afferma in una nota il capolista del Partito socialista italiano nel Lazio Bobo Craxi. «Gli errori materiali - aggiunge - si sono verificati nella presentazione delle liste: la sanzione dell'esclusione non era un atto illiberale, ma un atto dovuto». «Questo decreto non sana una questione, ma la ingigantisce - prosegue Craxi - alimentando nel paese confusione e disobbedienza civile: un bel capolavoro». «Salvare liste illegali - conclude - si rivelerà un atto normalizzatore: nel centrosinistra si chiarisca quale carattere dare alla nostra indignazione, perchè le insurrezioni 'caricaturalì alla Di Pietro sono simmetriche a quelle governative. Sarà inutile fare pressioni sul Capo dello Stato: saranno gli italiani a bocciare questo atto politico irrituale e sproporzionato».