Partito Socialista

Opinioni e commenti

CONTRO LA LEGA, IL SOCIALISMO TRICOLORE
mercoledì 29 settembre 2010
( Angelo Sollazzo)  Dopo due mesi di tormentone  sulla  proprietà di un piccolo appartamento a Montecarlo, riscoppia il vero caso politico dell’attuale maggioranza di governo, le intemperanze verbali, ma anche un malcelato desiderio sovversivo, del capo popolo della Lega Nord, Umberto Bossi.
   La politica italiana per tutta l’estate  è stata bloccata della querelle Fini-Berlusconi e  sul gossip ,  più o meno pesante ora sull’uno ora sull’altro.
   Acclarato il fatto  che al cittadino medio non interessa nulla sulle inclinazioni sessuali  o sulle scappatelle degli esponenti di primo e secondo piano del PDL, tantomeno lo  appassiona la destinazione delle proprietà del  vecchio partito finiano, vista anche la inesistenza di qualsiasi risvolto penale, ed essendo in presenza di un problema esclusivamente di ordine morale, i fiumi di inchiostro utilizzati da  parte di certa stampa,sarebbe bene utilizzarli per  affrontare, in maniera non superficiale,  l’aggressione continuativa che le istituzioni  subiscono da quello che dovrebbe essere  un ministro della Repubblica.
   Negli ultimi  quindici anni le sparate di Bossi venivano derubricate ad espressioni di folklore, ultimamente con l’avvicinarsi del federalismo fiscale, il capo leghista sta cavalcando altri settori della sua innata avversione  al Paese unitario.
   Certo senza esagerazioni ed esasperazioni la Lega non avrebbe motivo di esistere.
  La mancanza di vere differenze linguistiche, religiose ed etniche, rende difficile  la spiegazione di una   volontà secessionista basata solo sulla motivazione dello sfruttamento da parte del Sud delle risorse prodotte al Nord.
  Le osservazioni potrebbero essere molteplici ma basterebbe ricordare a Bossi che gran parte dei prodotti del Nord  vengono consumati al Sud e che  nel settentrione la forza lavoro meridionale è  essenziale e forse maggioritaria. Ci si chiede quanti meridionali lavorano e vivono stabilmente nell’Italia settentrionale?
   Le minacce di improbabili rivoluzioni, di imminenti secessioni, di fucili e baionette nordiste, di assalto  al Palazzo romano, sta lasciando il campo a volgarità nei gesti e nelle parole che mal si addicono ad un ministro in carica.
   Si rende conto Bossi che non può definire porci i cittadini della Capitale della Nazione che egli stesso dovrebbe rappresentare. Lo  capisce che  sollevare il dito medio in più occasioni di fronte ai suoi  concittadini è un segno di maleducazione ed offesa, che  nella sua condizione non si potrebbe permettere.
   Vogliamo  evitare di ricordare che certi gesti e certe frasi sarebbero reati penali, vilipendio, denigrazione ed offesa allo Stato ed alle rappresentanze dello stesso, non vogliamo meravigliarci del silenzio della magistratura e di altri organi dello Stato, ci preoccupa, invece, il senso di disagio  quando non di paura che sta invadendo la pubblica opinione.
   Il Presidente del Consiglio. che aveva  fondato un partito dal nome  nazionale ed unitario, quale Forza Italia, consente tutto ciò per interessi di bottega, per conservare il suo potere insieme ai suoi lauti guadagni ed alle  sue proprietà.
E’ arrivato il momento che qualcuno gli chieda conto di   tali  comportamenti.
   Una minoranza non può permettersi di sputare in faccia, tutti i sacrosanti giorni, alla maggioranza del Paese. Non si possono impunemente denigrare uomini e luoghi  sacri per la parte maggioritaria dei cittadini e per i quali molti hanno dato la vita.
   Nessuno può nascondere che vi sia una questione meridionale, che certi lassismi e certe rassegnazioni non sono più accettabili, che la criminalità organizzata, nel Mezzogiorno,controlla gran parte della società, ma tutto ciò non lo si affronta abbandonando  parte determinante del territorio, ma garantendo più Stato, più investimenti, più controlli e  più efficienza della pubblica amministrazione.
   Eliminare gli sprechi, lottare la malavita , garantire funzionalità alla macchina statale, è tutto possibile  riponendo il Mezzogiorno al centro del dibattito politico ed affrontando in termini nuovi la questione meridionale. Nuovi metodi, nuovi controlli, nuovi investimenti ed il Sud invece di essere un problema può diventare un  risorsa del Paese.
   Una risposta politica può  arrivare proprio dai socialisti.
Nel Risorgimento nazionale la componente socialista  ha avuto un ruolo di primissimo piano.
   Giuseppe Garibaldi diceva che la differenza tra lui e Mazzini era nel fatto che mentre Mazzini era repubblicano, lui era socialista.
   Agli inizi del novecento i socialisti erano fortemente permeati di italianità,dopo la seconda guerra mondiale e dopo i fatti di Ungheria  le caratteristiche nazionali del socialismo venivano ancor più accentuate, negli anni  novanta  prima Pertini  e ancor di più Craxi  rilanciavano il socialismo tricolore quale progetto politico originale ed attuale.
    L’Italia sta compiendo un compleanno importante. Con i 150 anni dalla  nascita dello Stato unitario, i socialisti ,in risposta alle assurde velleità secessioniste, devono rilanciare  il loro progetto che si deve basare su di una società che difende la sua unità, che lavora per la eguaglianza e per la ridistribuzione delle ricchezze, che garantisce i deboli ed i bisognosi e che riconosce i meriti.
Il socialismo democratico  e del  domani deve mirare a tali obiettivi.
   Per rilanciare il socialismo tricolore, Il Partito sta  programmando una serie di iniziative ,che  vorranno ricordare la nostra storia, ma indicare i nuovi percorsi per il futuro.