Prima segreteria nazionale del PSI dopo la celebrazione del Congresso, a L’Aquila, in piazza Duomo nel cuore del centro storico della città devastata dal terremoto del 6 aprile scorso. I lavori sono stati introdotti dal segretario regionale Massimo Carugno che ha poi dato la parola a Marco Fanfani, assessore socialista al comune che ha ricordato cosa essenzialmente gli aquilani chiedono oggi al governo. “Abbiamo chiesto – ha detto – una cosa molto semplice, applicare qui quello che è stato applicato in altre zone dove c’è stato il terremoto. Niente di meno niente di più”.
“Vogliamo far rivivere il centro storico, medievale e rinascimentale. Tutto questo mi pare stenti a essere capito. Abbiamo fattto manifestazioni con 25 mila persone. Significa che hanno partecipato tutti. Non ci sono state bandiere di partito, solo i colori della città, il nero e il verde. Nel 703, quando ci fu l’altro terremoto disastroso, i colori erano il bianco e il rosso. Diventarono verde e nero perché il nero è il colore del lutto e il verde della speranza. Non vorrei che oggi ci restasse solo il nero”. “Vi ringrazio perché siete già venuti senza squilli di trombe, con discrezione”. Fanfani ha anche dato una notizia positiva, l’accordo appena raggiunto in comune per la riapertura della Standa, un’occasione per dare lavoro a decine di persone e vita al centro storico”.
Fanfani ha quindi passato il microfono al segretario nazionale del partito, Riccardo Nencini.
“Siamo venuti qui per ricordare a tutto il Paese che la gente dell'Aquila a più di un anno dal terremoto si trova in grande difficoltà e che servono fondi per la ricostruzione”.
“Chi viene lo fa per tenere alto il ricordo, la memoria e la memoria per gli storici è il salvadanaio dello spirito, ma è rivolta al passato e a noi questo non basta. Noi siamo qui per far ricordare agli italiani che esiste ancora una questione Abruzzo”. “Se negassimo l'efficacia e la tempestività dell'intervento dello Stato - ha spiegato Nencini - non saremmo credibili. In realtà, l'azione delle forze in campo per contrastare la prima emergenza è stata particolarmente efficace anche in relazione ad altre grandi tragedie internazionali. Ma oggi la situazione è molto delicata con 55mila persone assistite, di cui 42mila nel solo comune dell'Aquila”. “Veniamo oggi quando gli altri non vengono più e se si va nel centro storico si vede che la situazione è purtroppo praticamente immutata rispetto al sette aprile di un anno fa”.
Dopo Nencini hanno preso la parola Lello di Gioia, il quale ha ricordato che “si spende molto di più nella ricostruzione che nella prevenzione” e che si deve “investire il parlamento delle sue responsabilità”.
E’ toccato quindi a Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, che era accompagnato da Tarquinio Mango, sottolineare la drammatica situazione occupazionale.
“Siamo diventati per pochi mesi il simbolo di un miracolo che non c’è stato. Giusto riconoscere i meriti per quello che è stato fatto ma anche rivendicare i diritti come quelli di altri territori che hanno subito danni anche inferiori ai nostri”. “Abbiamo migliaia di attività ferme – ha ricordato - lavoratori in cassa integrazione in deroga” con una “cassa integrazione cresciuta in pochi mesi di quasi il 500 %, con 3mila posti di lavoro persi”. “Abbiamo bisogno di certezze, di risorse per la ricostruzione e per favorire la ripresa produttiva del territorio”. “Chiediamo che i problemi di questa città siano considerati nazionali”. Abbiamo chiesto certezze come una tassa di scopo ma abbiamo avuto un rifiuto pregiudiziale, di natura ideologica”. “Dobbiamo rispedire al mittente chi ha detto che i soldi ci sono e che bisogna saperli chiedere” perché forse qualcuno pensa che bisogna prostrarsi per averli e invece “ci sono diritti non favori”. Non pensabile che si debba “andare ogni giorno col cappello in mano a a chiedere qualcosa a Roma”. “Ci sono imprese che hanno fatto i lavori e non vengono pagate”.
Dalla Cgil la parola è passata alla Confindustria, rappresentata da Fabio Spinosa che dopo aver ringraziato per la “sensibilità di venire qui a fare la prima riunione della segreteria nazionale” ha spiegato che la situazione economica era già difficile prima del sisma. “Qui – ha detto - avevano già un terremoto prima del terremoto”. Poi ha ricordato il problema delle imprese che fanno i lavori e che devono ancora ricevere i pagamenti dallo Stato e che questo “non è un terremoto solo degli aquilani, degli abruzzesi, ma degli italiani”. Spinosa ha quindi affrontato il tema delle responsabilità per la situazione attuale spiegando che non ci sono solo quelle del governo centrale, ma anche quelle della comunità locale, “anche degli imprenditori”. “Non stiamo dando un grande esempio di unità” perché prevalgono ancora le “incrostazioni che avevamo fino al 5 aprile”. Poi c’è la questione delle urgenze perché secondo Spinosa “con tutto il rispetto per le chiese e i monumenti, e sono un laico devoto, - ha aggiunto - dobbiamo mettere al centro il lavoro, le imprese”. Insomma, troppa attenzione per monumenti e chiese e poco per stimolare la ripresa.
Luigi Incarnato, già consigliere regionale e assessore ai LLPP in Calabria, ha ricordato la sua esperienza personale nel 1959 per l’alluvione e poi criticato la mancanza di “leggi speciali per dare subito risorse”. “Sono molto preoccupato quando si parla di protezione civile. Non è un ‘tuttofare’ ma ha un compito specifico che è quello della prevenzione, non della ricostruzione”. “Questa città ha bisogno di avere vicino le istituzioni, di soldi subito e poteri speciali che non solo quelli della protezione civile”.
“Sono un vecchio compagno che in questa città ha fatto anche l’assessore” ha ricordato Luciano Marifiamma presidente della Confapi, anche lui d’accordo sulla necessità di “una tassa di scopo” per i fondi necessari, in grado di dare certezzse. Marifiamma ha quindi sollecitato “un provvedimento per i fondi di solidarietà” con lo storno dello 0,40 dei fondi europei 2007-2013 mentre Michele Pangia, consigliere regionale del Molise, ha portato la sua esperienza con la drammatica vicenda del crollo della scuola a San Giuliano di Puglia, per il terremoto che colpì la regione tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002 in cui morirono 27 bambini e due donne. Pangia ha rivolto un duro atto d’accusa al presenzialismo di Berlusconi che in quell’occasione “rallentò una colonna di soccorsi per arrivare prima lui e collegarsi a Porta a Porta” e poi al sistema della Protezione civile senza una legge obiettivo per garantire interventi e ricostruzione. “A gennaio andammo in Umbria per verificare cosa era stato fatto da Zamberletti con le leggi di allora. Era gennaio e già erano arrivati 16mila miliardi delle vecchie lire più altri 4mila. Una ricostruzione al 60% dopo cinque anni. Comuni completamente ricostruiti non solo nelle case, ma anche nuovo impulso alle attività di quelle zone”. “Dobbiamo reclamare con forza leggi che danno certezze mentre questo governo fa una politica degli annunci”.
Anche Roberto Biscardini, già consigliere regionale in Lombardia, parte dall’esperienza personale della Valtellina per una riflessione politica. “La legge dice che la Protezione civile deve proteggere e non ricostruire. Da circa 10 anni la protezione civile fa tutto il contrario, fa il pronto intervento a disastro avvenuto. Chi fa la ricostruzione alloora?” Per Biscardini il ruolo principale devono averlo gli “enti locali, in grado di coordinarsi per affrontare i problemi”. “Diffido quando lo stato centrale interviene sostituendosi, sia nel finanziamento che nelle procedure” così fa soprattutto propaganda.
E la questione della propaganda autocelebrativa del governo è stata sottolineata da Bobo Craxi che ha ricordato come la città fosse stata trasformata in una sorta di Circo Barnum, con ogni sorta di presenze da Clooney a Veltroni, mentre nessuno si chiedeva cosa sarebbe rimasto quando si fossero spente le luci e “sarebberi rimasti gli amministratori a confrontarsi col governo” che ha “utilizzato la tragedia del terremo per coprire le inefficienze del primo anno di governo” “d’altra parte chi dovrebbe occuparsi dello sviluppo economico se, con le dimissioni di Scajola, in questo momento non c’è neppure il ministro?” “Prima – ha osservato amaramente - veniva qui il governo a fare passerella ora sono i cittadini dell’Aquila che vengono a Roma, e prendono anche le bastonate” Questa però è “una grande tragedia che deve e può trasformarsi in una grande opportunità. C’è molta gente – come ha detto il rappresentante della Confindustria – che ragiona ancora con la testa che aveva il 5 aprile. Non hanno capito che da questa vicenda si poteva fare un salto di qualità” e invece “si sono fatti gli affari pure sulla ricostruzione e sul terremoto”. Un pessimo affare per la politica come avvenne quando, ricordando i fatti che travolsero mil Psi con tangentopoli, si scoperse che si prendevano “le tangenti sul pio albergo Trivulzio, sulle spalle dei vecchietti”. “Noi non siamo in Parlamento, ma possiamo fare opera di testimonianza e sviluppare un cammino per ricostruire una buona politica al passo con i tempi e i bisogni degli aquilani e del paese”.
Ha concluso i lavori il coordinatore della segreteria, Marco Di Lello sottolineando come "dopo 16 mesi il governo si sta occupando della ricostruzione poco e male: un grande centro storico fantasma le malefatte della Cricca e le infiltrazioni camorristiche ne sono purtroppo una drammatica conferma che con la nostra presenza vogliamo oggi denunciare. Di Lello ha rinnovato a nome di tutto il Psi la propria stima ed il sostegno al sindaco Massimo Cialente che poco prima aveva incontrato i dirigenti del partito per uno scambio di vedute sulla situazione.
Nel corso dell'assemblea, il Psi si è impegnato ufficialmente a patrocinare la riqualificazione di un'urna dedicata a Sant'Equizio, secondo un progetto indicato dalla Soprintendenza.