VENDERE LA RAI.SUBITO
venerdì 4 giugno 2010
(Simona Bonfante*) Giovanni Floris è una strana specie di giornalista. Intrattiene settimanalmente per due ore riuscendo ogni volta a lasciare lo spettatore annichilito dal dilemma: ma di che si è parlato?
Di niente, è la risposta. Ed è questo che fa del conduttore di Ballarò l’epifenomeno dell’assenza riempitiva, quella cosa che qualche goliarda si ostina a chiamare “servizio pubblico”. Deorsum numquam, Giovanni!
La tecnica di Floris è semplice: non fare domande sui fatti ma sollecitare opinioni viziose su assunti non fattuali. L’ospite non è indotto ad argomentare, ma a rappresentare la versione cristallizzata di quello che ci si aspetta dica la sua parte. Propaganda, banalità, accuse-contraccuse. E via così fino al salvifico alé.
Il problema non è che sia pagato 400.000 euro. Il problema è che lo paghi lo Stato. Il problema non è che Floris lavori in Rai. Il problema è che la Rai è la Pandora del conflitto d’interessi, quello tra il board di governo e l’azionista-cittadino. Il problema è che la Rai è l’ente pubblico che il Ministro Tremonti avrebbe dovuto mettere in cima alla lista dei carrozzoni da de-statalizzare. Ma non è andata così, neanche questa volta.
Ecco, al Ministro Tremonti, Floris avrebbe potuto chiedere come mai nella sua manovra pseudo taglia-Stato, non abbia pensato proprio ad un’azione di liberalismo virtuoso, come privatizzare la Rai. Avrebbe potuto, il conduttore, sollecitare gli ospiti colleghi a discuterne, sfidare il riformista Morando a prendere posizione e, magari, riuscire a stringere il Ministro all’angolo delle contraddizioni del suo stesso governo che non è liberale, che non è riformatore, che non è nemmeno capace di essere garantista. E a Berlusconi – gravemente addicted ai talk-show Rai, come si evince – avrebbe potuto ben replicare: “Ma perché non ci privatizza, Presidente?”.
Già, Presidente: perché non vendi?
Domanda retorica? Domanda ineveasa, piuttosto. A cominciare dai paladini della libertà d’informazione che a questa contraddittoria mancanza di iniziativa del presidente-tycoon pare non abbiano proprio nulla da obiettare.
Berlusconi che telefona in diretta lezioni di servizio pubblico è una di quelle piccole amenità della vita per cui si gioisce di essere italiani. Probabilmente però in questo momento ci si allieterebbe di più se, invece del solito siparietto, il presidente del Consiglio ci consegnasse qualcosa di più solido. Per esempio, un provvedimento esemplare, all’altezza dell’intenzione – dichiarata al fianco del suo Ministro dell’Economia appena pochi giorni orsono – di “far costare meno lo Stato”. Un provvedimento che riconciliasse l’interesse pubblico, i principi della democrazia liberale, e la fairness di mercato.
La Rai ai privati sarebbe il nostro muro di Berlino: la chiusura di un ciclo, la fine di un incubo, un passo verso la civiltà. Ecco, Presidente, se lo facesse sarebbe un gran cosa. Veramente, una cosa storica.
Ci pensi. Magari però eviti di partecipare lei stesso all’acquisizione.
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