Partito Socialista

Opinioni e commenti

LE RAGIONI DEI SOCIALISTI. IL RITORNO ALLA POLITICA
martedì 9 marzo 2010
(Angelo Sollazzo)   La politica italiana si è infilata in un tunnel lungo e buio dal quale non riesce ad uscire.
Le condizioni per  recuperare ruolo ed autorevolezza ci sono tutte, ma manca una dirigenza  con  una cultura politica di qualità che possa chiudere il capitolo di questa ingloriosa seconda repubblica e approdare alla terza, con un generale sollievo ed un forte senso di liberazione.
   Sono trascorsi 15 anni da quando il sistema dei partiti veniva travolto da una rete di corruttele diffuse e dalla codardia di chi, pensando al tornaconto personale, consentiva la morte dei partiti che avevano liberato l’Italia dal fascismo e l’avevano trasformata nella quinta potenza industriale ed economica del mondo.
   Vi erano state sicuramente  molte responsabilità da parte della società politica dell’epoca, vi era stata la incapacità di capire, tranne qualche eccezione, che, con la fine della guerra fredda, il Paese aveva bisogno di grandi riforme sia dal punto di vista politico che istituzionale.
   Non averlo capito in tempo, ha spianato la strada a due cancri che attanagliano, oggi, la vita democratica del Paese: il populismo ed il giustizialismo.
   In nessuna nazione ad economia avanzata si poteva consentire ad uno degli uomini più ricchi di scendere nell’agone politico, utilizzare senza ritegno le proprie fortune economiche, i propri mezzi di persuasione di massa, giornali e TV, la propria rete di vendita commerciale, i propri  dipendenti trasformandoli in galoppini elettorali, e conquistare il governo del Paese senza colpo ferire e nella indifferenza generale e con una opposizione velleitaria quanto inutile.
   In nessun Paese al mondo, con qualche piccola eccezione, esiste una casta di intoccabili che utilizzano il loro potere per far cadere i governi e per scendere nell’agone politico.
   Anomalo è il fatto che vi sia un Partito guidato da due ex-magistrati di punta, Di Pietro e De Magistris, che in ogni consultazione vengano arruolati altri magistrati impegnati in indagini che, fino a quel momento, riguardavano proprio gli avversari politici.
   E’ un giustizialismo ignorante e pericoloso che provoca tanti danni al Paese ed alla stessa parte sana della magistratura che, spesso, per evitare accuse di connivenza con il potere politico, corrotto a prescindere, non reagisce e diventa vittima della parte militante e politicizzata.
   C’è da dire, però, che in nessun Paese al mondo si tenta di far approvare dal Parlamento una miriade di leggi che possono essere utili per evitare che la giustizia faccia il proprio corso e di essere giudicati come i comuni cittadini.
   Le leggi ad personam, per questo o quell’altro episodio, mostrano l’arroganza del potere ed il forte desiderio di impunità, unitamente ad una sorta di delirio di onnipotenza.
   Si cerca di assegnare al consenso elettorale una sorta di patente di immunità, di avversione ad ogni regola di convivenza civile, di intoccabilità, perchè eletti dal popolo sovrano e quindi, a loro giudizio, automaticamente posti al di sopra della legge.
   Si tratta di una concezione proprietaria di democrazia e dello Stato e di un rifiuto a confrontarsi con le ragioni degli altri.
   Quindi, insieme al cancro del giustizialismo, ve ne è un altro, altrettanto pericoloso, il populismo, che in altri Paesi, in tempi non lontani, ha portato ad una sorta di dittatura mascherata, con la limitazione di tutti gli elementi caratteristici della democrazia parlamentare.
   Il populismo costituisce un pericolo reale, in quanto con la motivazione del sostegno popolare, vengono soppressi diritti di civiltà politica e diminuite le garanzie e le regole  della vita sociale e politica del Paese.
   Non serve ricordare che i dittatori del passato sono saliti al potere con libere elezioni, trasformandosi, in seguito, in aguzzini.
   Per fortuna quei tempi sono lontani e tali pruriti difficilmente potrebbero essere accettati dagli stessi sostenitori del potere populista, ma certamente una serie di provvedimenti legislativi e regolamentari, aggiustati per l’abbisogna, potrebbero dare una svolta involutiva alla democrazia italiana.
   Per il momento assistiamo solo ad annunci che non vengono presi sul serio, ma  la volontà di mettere mano alla Costituzione, a colpi di maggioranza, nella parte essenziale dei diritti e delle libertà, viene frequentemente palesata.
   D’altra parte già l’attuale legge elettorale per il Parlamento costituisce una profonda negazione di democrazia.
   Deputati e Senatori nominati e non eletti; il cittadino non può scegliere il proprio rappresentante che invece  viene individuato tra i dipendenti ovvero amici ovvero signorine compiacenti dal Capo del partito che esercita un  controllo ferreo sui gruppi parlamentari e su ogni singolo parlamentare che, in ogni consultazione, se non ha la sua benevolenza, non viene ripresentato.
   Una riforma della legge elettorale diventa il primo obbiettivo dei socialisti italiani, che devono combattere anche le tentazioni di eliminazione delle minoranze per far affermare il bipolarismo, rivelatosi fallimentare.
   La frammentazione si può evitare con la buona politica, che crea consenso e non con leggi liberticide.
   Il popolo deve poter decidere sulla presenza sulla scena politica di forze che, pur se minoritarie, possono dare un serio contributo al dibattito politico. Il ritorno alla politica non può che partire dalla sua riforma.
   Gli errori commessi agli inizi degli anni novanta non possono e non devono essere ripetuti.
   Non è bastevole la sola riforma elettorale per riavvicinare i cittadini ai Partiti, ma gli stessi vanno profondamente  ripensati.
Le difficoltà non possono essere sempre addebitate ai magistrati ed all’antipolitica, ma si deve avere il coraggio di procedere a tagli ed a limitazioni che rappresentino una sincera volontà di autoriforma.
Si cominci con il ridurre il numero dei Parlamentari dai circa mille a cinquecento, si proceda ad eliminare parte significativa del sottobosco che vive di politica. Oggi vi sono circa cinquecentomila persone, in qualche modo legate alle attività della politica e dei Partiti. La riduzione deve essere drastica facendo scendere tale numero a non più di centomila.
   Dopo gli annunci è necessario procedere alla soppressione delle province, ovvero della maggioranza di esse. Non hanno ruolo, qualità e dirigenze adeguate. Le Comunità Montane sono inutili doppioni di altri Enti, ve ne sono di quelle, anche, al livello del mare, parimenti doppioni sono i Consorzi Industriali, di Bonifica, i distretti, le Consulte, i Comitati vari. Organismi, tutti, con gettoni, macchine ed autisti, con Presidenti e Consigli di Amministrazione. A proposito di questi ultimi, e necessario ridurne al massimo di tre membri in luogo degli organismi pletorici di oggi.
Il Partito Socialista ha oggi, per quanto subito nel passato, i titoli per chiedere una riforma profonda della politica.
L’aspetto fondamentale consiste nell’applicazione dell’art. 49 della Costituzione dove si parla dei Partiti.
   Oggi tutti riconoscono che i bilanci dei partiti, dal dopoguerra ai nostri giorni, sono stati e sono falsificati. La politica ha bisogno di finanziamenti, ma questi possono essere trasparenti e non occulti. La democrazia interna deve essere garantita attraverso controlli terzi, l’iscritto deve realmente poter contare sulle scelte che le dirigenze adottano, i Congressi devono essere veri e non farsa per  applaudire il Capo, i fondi elettorali devono essere spesi per i fini statutari e non per comprare sedi, magari intestandole ai familiari. Il partito deve essere un soggetto collettivo e non proprietà di qualcuno. In tale direzione deve andare il divieto di inserire i nomi dei leaders sulle schede elettorali, e l’obbligo di alternanza alla guida  del Partito dopo non più di dieci anni. I Partiti che non dovessero sottostare alle nuove regole, a cominciare dalla democrazia interna, dovrebbero essere totalmente esclusi dal finanziamento pubblico.
   La prima Repubblica cadde per una generica “questione morale”. Non si può negare che allora di corruttele ve ne fossero a iosa. Ma è indubbio che gran parte del finanziamento occulto venisse indirizzato all’attività politica, come recentemente e autorevolmente è stato riconosciuto. Bisogna anche ricordare che il procuratore Borrelli dichiarò, a metà degli anni novanta, che Craxi non aveva mai preso i soldi per se stesso.
   Oggi  i politici  incassano per se stessi e le proprie amanti od abitudini ricreative.
   I Partiti non ci sono più o si sono trasformati in lobbyes elettorali.
   I socialisti devono anche poter ripensare alla utenza elettorale a cui vogliono rivolgersi. Gli errori fatti con la Rosa nel Pugno, quelli più recenti, agli inizi del progetto di Sinistra e Libertà, la morbosa ricerca di avere eletti ad ogni costo, ci ha allontanato da quello che è stato per decenni l’elettorato tradizionale socialista. Il PSI è stato, da sempre, il partito del lavoro ed ai lavoratori dobbiamo rivolgerci. Sono importanti ma non determinanti le lotte per i diritti civili, sono significative le battaglie per la laicità dello Stato, necessita attenzione il mondo dei giovani dei centri sociali, ma l’elettorato socialista è stato sempre altra cosa. Necessita oggi una nostra azione ferma per il sostegno ai salari, occorre sostenere come Stato la domanda e non l’offerta, magari per compiacere la Fiat. Diventa indispensabile prevedere nuove regole e nuovi controlli per le imprese ed in particolare per il sistema finanziario. La finanza che sovrasta l’industria produce crisi e povertà. Senza salari adeguati crollano i consumi e senza di essi va in crisi l’industria. Necessita pensare alla produzione e non alla sola gestione, all’industria e non alla finanza. L’economia politica, che negli anni novanta decretò la fine del comunismo, oggi ha decretato al fine del capitalismo selvaggio. Le ricette adottate dai Governi nel mondo, di qualsiasi colorazione politica, sono state ricette di stampo socialista. Lo Stato che interviene sui settori in crisi come quello dell’auto,delle banche, delle assicurazioni, della ricerca ed altro ancora, ripercorre la vecchia strada delle Partecipazioni Statali di lombardiana memoria. Il mercato va regolamentato, il salario va garantito, la politica deve operare per lo sviluppo e per la coesione sociale.
    Nel nostro Paese c’è bisogno di una nuova sinistra, ma che sia di governo, liberale e moderna, che eviti la capitalizzazione dei profitti e la pubblicizzazione delle perdite. Il mercato senza regole impoverisce il Paese, arricchisce i pochi a scapito dei molti. Tutto ciò fa divenire necessaria una ridistribuzione della ricchezza,  non solo  con i Paesi più poveri, ma anche all’interno di quelli a capitalismo avanzato.
Il socialismo vince nel campo economico, scientifico e sociale. Deve vincere anche nella lotta politica.


  







 






SOS Diritti




blog Partito Socialista Italiano PSI






Abbonamento mondoperaio





Commisssione Nazionale di Garanzia

News dal territorio












google news



Contatti





vai al sito