(Pia Locatelli) Perché tante polemiche sulla proposta del sindaco di Milano di intitolare una strada a Bettino Craxi? Perché la decisione di Letizia Moratti è nelle migliore delle ipotesi sbagliata nei tempi perché non vi è sufficiente condivisione nell'opinione pubblica e se fosse dipeso da me, non averi fatto oggi questa proposta, pur essendo d'accordo nella sostanza. Poi vedo in questa iniziativa una mossa strumentale, in coerenza con i diversi tentativi del centro-destra di impossessarsi della figura politica di Craxi, soprattutto il Craxi della grande riforma. Ad esempio: domenica 10 gennaio il Secolo d'Italia ha dedicato undici pagine a Craxi. Dopo la Moratti, e il Secolo, il prossimo a far sentire la sua voce sarà lo stesso Berlusconi, almeno indirettamente inviando tre ministri ad Hammamet il domenica 17, anticipando la commemorazione del 19 organizzata dai socialisti italiani, alla quale anch'io parteciperò con una folta delegazione di compagni.
E’ giusto allora in questo momento sottolineare con forza che Craxi non era di destra, ma di sinistra e sono certa che mai avrebbe scelto una collocazione diversa, pur litigando magari furiosamente con i partner della coalizione. Mai sarebbe finito, ad esempio, nel gruppo parlamentare del Partito Popolare in Europa!
A sinistra invece, come al solito, tutto avviene con grande ritardo o malafede.
Per non riconoscere gli errori del passato, si finisce appiattiti su Di Pietro. Così abbiamo due opposti estremismi: Berlusconi contro Di Pietro.
Alla fine, tra tante polemiche, del Craxi politico non si parlerà con la necessaria serietà. Il Psi nel '92 aveva 5 milioni di voti, ma con questo modo di fare difficilmente il centrosinistra potrà recuperarne almeno una parte.
Soprattutto se continua a utilizzare strumentalmente la questione giudiziaria.
Nessuno nega gli errori di Craxi e lui stesso alla Camera ammise pubblicamente il finanziamento irregolare e illegale ai partiti nel suo discorso del luglio 1993.
Me lo sono riletta in questi giorni ed è una fotografia impietosa, e purtroppo veritiera, del sistema diffuso e, più che subito, accettato.
Lui lo ha detto, altri no.
Lui lo aveva accettato e utlizzato, altri pure, ma allo scoppiare di Tangentopoli hanno prima fatto gli gnorri, poi gli ipocriti, poi assecondando i giustizialisti, sono diventati opportunisti e populisti.
Tutti colpevoli, quindi nessun colpevole? No, assolutamente perché bisognava riconoscere che quel sistema di finanziamento ai partiti era sbagliato, bisognava denunciare il sistema e impegnarsi a cambiarlo.
Ed è questo che Craxi ha anche tentato di fare nel suo discorso alla Camera ma i fatti sono andati in modo diverso; anziché dare inizio ad un'azione collettiva di ”moralizzazione”, di pulizia, sono stati tutti zitti, tranne uno, appunto, che ha pagato più di tutti.
E così riemerge la questione dell’obbligatorietà dell'azione penale. In questo caso mi pare si sia affermato un principio esattamente contrario scegliendo a priori chi colpire e applicando diverse regole a seconda dei personaggi coinvolti. Craxi non poteva non sapere, e quindi era colpevole di tutto.
Per tornare ai giorni nostri, mi viene in mente la vicenda di Ottaviano Del Turco, con riferimento ai comportamenti non solo della Magistratura, ma anche dei compagni del Partito Democratico e pure di Repubblica, che dando conto delle novità anticipate da Fabio Martini sulla Stampa, anziché riferire i nuovi elementi a favore di Del Turco, ribadisce le accuse del Gip. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio...
Tangentopoli non ha risolto il problema dei costi della politica, forse li ha addirittura aggravati.
E' finita tangentopoli con Craxi? Non credo; qualcuno dice che ora sia peggio di prima, molto peggio perché non c'è più neppure la “mediazione” della politica. Un articolo di Repubblica di alcuni giorni fa offre materia di riflessione e, in altri tempi, avrebbe fatto scattare le procure o almeno una commissione d'inchiesta. Invece nulla. Mi riferisco all'articolo di Alessandro Penati “Quei binari super-cari, 60 euro al millimetro”: costi molto più alti rispetto a situazioni analoghe in altri Paesi. La lievitazione dei costi è attribuita alla presenza dei general contractor e degli enti locali (i general contractors sono Fiat, Eni...).
Il bilancio, a distanza di alcuni anni da Tangentopoli, è che non abbiamo risolto il problema del finanziamento della politica, degli “sprechi” della pubblica amministrazione. Si sono distrutte invece le figure di alcuni politici e consegnato il Paese alla destra ed a una classe politica non all'altezza della situazione.
Se vogliamo esprimere un giudizio sulla stagione politica degli anni ottanta, è sbagliato, parziale, fuorviante ridurre lo sguardo alle vicende giudiziarie, che pure non vanno sottaciute, ma sono una parte del tutto. Luciano Violante, che credo proprio non fosse estraneo agli ambienti giudiziari di allora, ci ha provato dicendo che il Craxi della grande riforma era nel giusto, così come ha fatto Fassino a proposito della trattativa per salvare Moro. Peccato che i ripensamenti arrivino con troppi anni di ritardo, sia per la vita di Moro sia per quella di Craxi...