Anno 2009: come vivere la crisi
di Giuseppe De Bortoli*
Siamo appena usciti da un difficile 2008 la cui “gelata economico – finanziaria” che ha spalmato una forte dose di preoccupazione soprattutto fra i ceti sociali più deboli e meno protetti dei quali fanno parte, da sempre, i lavoratori emigrati e le loro famiglie.
Fare pronostici per il 2009 è piuttosto azzardato, ma già da ora è possibile intravedere che dobbiamo prepararci ad un lungo periodo di confronto con una realtà che non abbiamo conosciuto in anni passati e verso la quale, forse, non siamo ancora del tutto preparati e attrezzati a sufficienza.
La responsabilità di questa situazione ricade interamente sui vari governi per aver eccessivamente favorito la libertà di “giocare” con le alchimie finanziarie e di speculare sulla apparente ricchezza in cambio di voti. Quindi sarà un compito primario proprio dei governi stimolare e sostenere una ripresa economica che eviti una emergenza sociale, tutelando i cittadini che perderanno il loro reddito di lavoro, invece che destinare montagne di miliardi di pubblico denaro al, probabile e non certo salvataggio delle imprese decotte e delle banche responsabili e inventori dei loro “ giochetti da rapina “ che ci hanno trascinato in questa situazione.
Questa crisi sta evidenziando che il liberismo economico e il mercato senza regole non rappresentano la scelta più oculata per governare la complessità delle moderne società.
Perché se anche gli USA e la Svizzera, patrie della teoria liberista stanno tentando di salvare con montagne di pubblico denaro Banche, istituzioni finanziarie, compagnie di assicurazioni e industria dell’auto, ciò sta a dimostrare che il liberalismo senza regole è praticamente fallito e che il vecchio e realistico buon senso socialdemocratico rappresenta, anche per loro, la riscoperta del ventunesimo secolo.
Questo non vuol dire aderire alla rinascita dello Stato - padrone di sovietica memoria, ma semplicemente chiedere allo Stato di fare il proprio mestiere di regolatore della vita sociale e civile e di sostegno allo sviluppo equilibrato della società.
In Italia, invece, si aggiunge alla crisi internazionale un pasticcio che rischia di aggravare le conseguenze della crisi specialmente in questo contesto che vede da un lato il riesplodere della questione morale e dall’altro le scorribande di Di Pietro (finito anche lui, grazie a suo figlio, nel tritacarne delle inchieste giudiziarie) che impedisce qualsiasi intesa per soluzioni condivise a sostegno dello sviluppo economico,sociale e culturale del nostro Paese e che, per la sua parte,riguarda direttamente anche noi cittadini italiani all’estero. Se si guarda più da vicino ai nostri specifici problemi di italiani all’estero c’è da augurarsi che da parte del nostro Governo e delle istituzione preposte ci sia, nel 2009, un netto cambio di atteggiamento. Ma l’auspicabile cambio può avvenire per decisione spontanea di un Governo che oramai fugge dalla responsabilità di un legame con i propri connazionali all’estero ?
Oppure tocca noi dare un aiuto dato che per esperienza personale vissuta sappiamo bene cosa significhi costruirsi un diritto da difendere ogni giorno ? Il nostro aiuto e il nostro impegno potrebbero avere le armi spuntate perché le ultime vicende che ci riguardano hanno fatto registrare l’ennesimo cinico abbandono da parte del nostro Governo, colpito dal
black – out della logica, del buon senso e della ragione. E a nulla e valso l’impegno profuso dal Presidente e dei Consiglieri del CGIE e quello molto piu’ convinto e piu’ autorevole dei parlamentari eletti anche da noi residenti in Svizzera. Nonostante il risultato elettorale, noi Socialisti siamo sempre convinti che ci sono cose (in questo caso la difesa dei diritti dei nostri emigrati) che devono essere fatte.
Perché abbiamo capito e ci risulta che nel Parlamento italiano non si decide più nulla e tantomeno qualcosa a nostro favore, con buona pace di molti dei nostri parlamentari eletti all’estero della cui evidente inutilità per noi e della loro evidente e sofferta marginalità parlamentare, si sono accorti, nonostante le loro impegnate, enfatiche e diffuse dichiarazioni di fine d’anno. Impegno dichiarato e enfatizzato ma del quale non si trova traccia nè dentro nè fuori dal Parlamento.
Anche questa, almeno per il momento, è stata un’altra occasione persa! Il 2009 sarà un anno difficile anche all’estero perché, oltre alle prevedibili conseguenze della crisi, registriamo uno strano e persistente letargo delle numerose organizzazioni degli italiani in Svizzera, per altro (casualmente ?) sempre molto attive e presenti in occasione delle elezioni dei parlamentari, dei membri del CGIE e dei COMITES . Letargo dovuto, anche , ci pare di capire, perché si è
inceppato sulle interne contraddizioni (forse anche in Svizzera) il meccanismo della costituzione del nuovo Partito Democratico i cui dirigenti si stanno incartando ripiegati su se stessi nel tentativo di uscire da una situazione di stallo e di difficoltà.
L’attuale letargo delle associazioni, è in parte dovuto proprio a questa situazione dato che i dirigenti del nuovo Partito,
praticamente assorbiti da una discussione complicata sulla egemonia e sull’autosufficienza politica, sono dislocati ovunque, sempre con mansioni dirigenziali, nelle altre associazioni (culturali, regionali, sportive ecc. ) che soffrono di riflesso il travaglio del Partito. E considerato che il patrimonio delle associazioni costruito con l’apporto pluralista degli emigrati e con anni di sacrifici, di dedizione e di solidarietà non puo’ e non deve venire meno specialmente in questo delicato contesto, forse è questo il momento per capire che cosa sta funzionando e che cosa si è inceppato per
evitare errori e un possibile boomerang che potrebbe rendere marginale e inutile la credibilità di tutti noi e il nostro impegno futuro. Il nostro compito di socialisti nel 2009 consisterà in una costante attività politica unitaria, sgombra da qualsiasi pedagogia ideologica e di stretto interesse di partito, tesa a portare pluralismo e valori di solidarietà, e a darsi una mano per dare voce, anche con le nostre forze e con le nostre idee, alle esigenze dei nostri connazionali residenti in Svizzera.
*Segretario Federazione Partito Socialista in Svizzera