MAGISTRATI IN POLITICA. PASTORELLI, MANCA LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

“È evidente che quando un magistrato entra a far parte del sistema politico la sua terzietà ne risulta indiscutibilmente compromessa, quella passata come quella futura. Non si vuole negare a un magistrato la libertà di candidarsi, ma occorre fare una scelta chiara e definitiva per la sua credibilità, anche in difesa del cittadino, che ha il sacrosanto diritto di sentirsi giudicato senza avere neppure lontanamente il timore di un pregiudizio”. Così Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto alla Camera sulla normativa inerente alla candidabilità delle toghe. “Certo – prosegue il parlamentare socialista – che se a fianco di tale legge, ce ne fosse un’altra (che noi da tempo chiediamo) che stabilisse la separazione effettiva delle carriere dei magistrati, il problema di un ritorno dalla politica alla magistratura sarebbe più facilmente regolabile. Con questo provvedimento, però, almeno si rallenteranno e si selezioneranno i passaggi tra magistratura e politica”.

I commenti sono chiusi