La rappresentanza dal Partito socialista italiano in Parlamento voterà per la conversione del decreto-legge al nostro esame e soprattutto non si eserciterà nell'espediente, che ho sentito più volte in quest' Aula adoperare, di parlare contro per votare a favore. Apprezzo chi parla contro per votare contro: posso non condividere alcune opinioni dei colleghi della Lega, ma li trovo assolutamente coerenti mentre svolgono la loro funzione.
L'idea di fare un bel discorso contro per poi votare a favore è invece, sinceramente, un esercizio che non mi piace molto.
Dirò soltanto poche cose, con riferimento agli emendamenti che avevamo presentato come bandiera della nostra presenza in questa sede: innanzitutto, un emendamento volto a sgravare da qualunque imposta sugli immobili le case di coloro che sono proprietari di un solo immobile e di trovare una copertura ai costi derivanti da questa manovra provvedendo alle minori entrate con la contestuale abrogazione dell'esenzione dell'imposta a favore degli edifici proprietà di enti religiosi adibiti anche ad attività commerciali. La troverei una cosa assolutamente equa e giusta. La stessa Chiesa cattolica, con i suoi rappresentanti, ha detto che è disponibile a discuterne, ma quando le discussioni non si trasformano in legge rimangono discussioni e non fatti.
Avevamo anche proposto un emendamento per intervenire sui costi della politica eliminando una disposizione che nel nostro Paese consente ai privati di dare contributi in forma anonima alla politica, cioè agli uomini politici o ai partiti, sino a 50.000 euro. Quando c'erano le lire, questo era consentito sino a 5 milioni di lire; mi pare che oggi sia consentito in misura pari a venti volte tanto. Se è vero che la politica deve tagliare molti dei suoi costi, è necessaria una grande trasparenza, e ogni euro entri nelle tasche di un politico o di un partito deve essere annotato in modo tale che chiunque possa controllare da chi si prendono i contributi, quando si prendono, perché si prendono, per fare quali battaglie. Su questo tema abbiamo presentato un disegno di legge, che speriamo sia posto all'ordine del giorno al più presto.
Avevamo anche presentato un emendamento volto ad istituire una sorta di prestito forzoso dello 0,5 per cento sugli affari finanziari superiori al milione di euro, per la durata di cinque anni, rispetto al quale non sarebbero corrisposti gli abituali interessi del debito pubblico ma soltanto una percentuale corrispondente al tasso d'inflazione. Era un modo per garantire un apporto delle ricchezze finanziarie al risanamento del Paese. Ci auguriamo di poter riproporre queste cose in altri provvedimenti o di presentare specifici disegni di legge.:
Vorrei concludere dicendo al Governo che il rigore ci vuole, ma che anche l'equità è necessaria e si deve realizzare non solo sulle entrate ordinarie, ma anche su quelle straordinarie. Faccio solo due esempi per dire quali sono i campi dove il Governo potrebbe intervenire. Vi sono molti proprietari di immobili che vivono della ricchezza che si accumula avvalendosi di una norma che consente al privato proprietario di un immobile di venderlo dopo cinque anni di possesso, realizzando un plusvalore che viene tassato con un'aliquota dello zero per cento, cioè nel senso che quel plusvalore non viene tassato.
Sono propenso a credere che ci siano organizzazioni di soggetti privati che in questo Paese fanno grandi speculazioni sapendo che, trascorsi i cinque anni, si realizza un plusvalore che non paga nessuna imposta e che quindi accumulano grande ricchezza esentasse.
Ed ancora, i possessori di titoli, di azioni, di partecipazioni di società per azioni non quotate in Borsa, trascorso un anno, dopo averli venduti e realizzato un plusvalore, si vedono riconosciuto, prima dell'applicazione dell'imposta, un abbattimento dell'imponibile del 95 per cento. Anche in questo caso, mi domando se chi realizza plusvalore attraverso la vendita di azioni, partecipazioni o titoli di società non quotate in borsa debba pagare l'imposta sul plusvalore che realizza dopo aver abbattuto l'imponibile del 95 per cento.
Ho citato solo due esempi, ma ci sono molte altre forme di intervento analoghe per aumentare l'equità ed evitare che i soliti noti continuino a fare il loro dovere sentendosi soltanto dei tartassati.
Dette queste cose come contributo al dibattito, soprattutto per i prossimi provvedimenti, ci rendiamo conto del valore che ha l'approvazione del provvedimento senza modifiche rispetto all'altra lettura parlamentare, così come ci siamo resi conto dell'urgenza del provvedimento esaminato la scorsa settimana in Aula, tant'è che in quattro giorni di lavoro è stata approvata la modifica costituzionale del pareggio di bilancio.
È con questo spirito che sosteniamo l'azione del Governo e voteremo a favore del provvedimento oggi al nostro esame.