| SINISTRA
E LIBERTA’
PROGRAMMA ELETTORALE
Elezioni per il rinnovo del Parlamento
Europeo 7/8 giugno 2009
UNA BREVE PREMESSA
Un voto utile per cambiare l’Europa
La costruzione dell'Unione Europea è stata la scelta più
importante compiuta nel nostro continente dal dopoguerra: ha preso vita
una nuova realtà, prima solo pensata da personalità illuminate.
Una storia lunga e antica di Stati spesso in guerra tra loro è
diventata un progetto di unità culturale, politica ed economica,
capace di esprimere anche un Parlamento Europeo eletto a suffragio universale.
Dal Manifesto di Ventotene del 1941, stilato da Altiero Spinelli, Ernesto
Rossi, Eugenio Colorni, ad oggi è stata compiuta molta strada,
ma molto ancora dobbiamo fare per un’Europa davvero democratica
e federalista. Sinora abbiamo visto soprattutto un’Europa economica,
basata su di un mercato comune; è giunto il momento, proprio di
fronte alla gravissima crisi mondiale in atto, che l’Europa faccia
un decisivo passo in avanti, che diventi cioè un’Europa dei
cittadini a tutti gli effetti, capace di iniziative di pace e di solidarietà
a livello mondiale. Per questo occorre una Costituzione europea con il
coinvolgimento diretto dei popoli che valorizzi le culture e le diverse
identità, affinché non venga perduta la parte migliore della
lunga storia del nostro continente. La democratizzazione dell’Unione
Europea (UE) è decisiva perché l’Europa politica sia
autorevole e davvero utile ai cittadini.
Il Parlamento Europeo è un'istituzione dotata già oggi di
reali poteri,in grado di prendere decisioni che pesano nella vita dei
cittadini. Purtroppo però anche il Parlamento Europeo viene percepito
dai cittadini come lontano ed estraneo, e c’è il pericolo
che la partecipazione al voto per l’unico organo veramente democratico
della UE sia troppo scarsa. I candidati di SINISTRA e LIBERTA' s'impegnano
per un’Europa utile, solidale, democratica e ecologica, che é
possibile, ma che ancora non c’é.
L’Unione Europea di fronte alla crisi globale
La gravissima crisi economica mondiale in atto segna il fallimento dell’ideologia
neoliberista. Per uscrirne bisogna cambiare questo disastroso modello
economico promuovendo un cambiamento epocale e di civiltà. Questa
è anche l’occasione per valorizzare e cambiare il ruolo della
Ue. Infatti c’è bisogno di nuove e coraggiose politiche sociali
ed economiche che mettano al primo posto le cittadine e i cittadini. Per
questo è necessario determinare una maggioranza democratica nel
PE, dove invece oggi il gruppo più forte è quello di centrodestra
dei Popolari, a cui appartengono gli europarlamentari di Berlusconi. La
prevalenza di governi di destra nei paesi dell’Unione Europea ha
provocato negli ultimi anni una maggioranza conservatrice nella Commissione
Europea e nel Consiglio Europeo, gli organi esecutivi della UE. Se non
si cambia diventa più forte il rischio di una vera e propria crisi
del progetto europeo, perché le destre sono in realtà nemiche
dell’Europa, predicano un falso federalismo e vogliono istituzioni
“deboli” per favorire i poteri economici forti.
Noi vogliamo rafforzare la partecipazione e la decisione democratica,
solo così si potrà cambiare un sistema economico, politico
e mediatico controllato da grandi gruppi economici e da pochi individui.
In caso contrario siamo condannati ad una triste deriva verso un populismo
oligarchico e sempre meno trasparente, già ben visibile in Italia,
anche con leggi elettorali che mirano a provocare un bipartitismo artificiale
ben diverso dal pluralismo che c’è sempre stato nel Parlamento
Europeo.
La ricetta economica liberista perseguita dalle destre, al servizio degli
interessi di pochi. all’insegna dell'ognuno per sé, trascurando
la democrazia, l’integrazione sociale, il lavoro, l’ambiente,
ha provocato la crisi economica, esaltata poi dalla bolla finanziaria.
La realizzazione dell'euro, pur con i problemi che vi sono stati al momento
della sua introduzione, in particolare per il mancato controllo sui prezzi
al dettaglio, ha contribuito a ridurre i danni della crisi. Questa crisi
economica, ambientale, sociale, democratica e morale dimostra quanto fosse
illusorio affidare alla volontà dei singoli governi e ai mercati
senza regole gli obiettivi sociali della Strategia di Lisbona del 2000.
E’ giunta l'ora di cambiare. La grande prospettiva della Costituzione
democratica si è infranta in questi anni per mancanza di determinazione
nel difendere i valori dell'Europa: pace, disarmo, democrazia, lavoro,
ambiente, diritti civili e sociali. Noi non rinunceremo a questi valori
e ci impegneremo per rilanciare il progetto costituzionale attraverso
un percorso che renda protagonisti i popoli, i soggetti sociali, le intellettualità.
E' dunque decisivo che nel Parlamento Europeo siano presenti i deputati
della lista "SINISTRA e LIBERTA'" che vogliono questo cambiamento
e che hanno già dimostrato di saper lavorare per questo obiettivo.
L’attività dei parlamentari europei che aderiscono a Sinistra
e Libertà
La nostra esperienza in questi anni ha dimostrato la possibilità
e l’utilità di lavorare insieme e sugli stessi obiettivi
pur partendo da gruppi diversi: Socialisti, Verdi, Sinistra Unitaria.
Tutti i momenti importanti della legislatura che si conclude hanno visto
protagonisti i parlamentari che ora fanno parte di SINISTRA e LIBERTA':
dal “pacchetto clima” alla direttiva REACH sulle sostanze
chimiche; dal 7° programma quadro sulla ricerca e la tecnologia all’opposizione
alle 65 ore di lavoro settimanali; dalla battaglia contro la proposta
della destra di liberalizzazione estrema dei servizi (Bolkestein) alle
leggi sull'immigrazione e la protezione dei dati; dalla mobilitazione
contro la pena di morte e per la chiusura di Guantanamo alla verità
sui voli illegali della Cia di Bush e a un indirizzo di pace in Medio
Oriente. Con una presenza costante ai lavori parlamentari e un "gioco
di squadra" che si é rivelato vincente, è stato possibile
orientare l'atteggiamento dell'UE nei confronti dell'Italia a favore delle
politiche migratorie e contro le discriminazioni, sulla concentrazione
dei media, sulla gestione dei rifiuti e controbattere le bugie del governo
a proposito dei costi del pacchetto energia. Abbiamo anche contribuito
a fare del Parlamento Europeo la casa degli europei, aprendolo a centinaia
di militanti e membri di associazioni. Abbiamo usato il Parlamento Europeo
come uno strumento al servizio dei cittadini, raccogliendo le istanze
di gruppi e comitati e portando all'attenzione dell'UE situazioni di illegalità
e sperpero di denaro pubblico che hanno condotto all’avvio dei controlli
e all'apertura di procedure di infrazione. Ci siamo battuti per una riduzione
dei costi della politica, ottenendo innanzitutto la riduzione degli stipendi
degli europarlamentari italiani equiparandoli a quelli degli altri paesi.
LE NOSTRE IDEE E I
NOSTRI IMPEGNI PER LA PROSSIMA LEGISLATURA EUROPEA
A. Combattere la crisi con un nuovo sviluppo e la riforma ecologica dell’economia
A1) L’Unione Europea non sta affatto affrontando in modo efficace
la crisi. Quando dispone di poteri e competenze reali, come é stato
nel caso della legislazione sui cambiamenti climatici (pacchetto energia)
l'UE ha dimostrato di sapere agire prima degli altri e in modo coeso.
Sulla crisi finanziaria ed economica non é cosi: per diverse ragioni.
Ha influito negativamente la politica seguita dalla Banca centrale europea
che, fino a poco tempo fa, ha prodotto innalzamenti del costo del danaro,
inseguendo l'unico obiettivo del contenimento di un'inflazione peraltro
già bassa; quando poi è passata alla riduzione dei tassi
la crisi aveva già invertito le tendenze economiche volgendo verso
la recessione. Ha pesato la mancanza di strumenti europei che obblighino
i governi a trovare un accordo su interventi comuni e coordinati di politica
economica; ha pesato la scelta di fare ognuno per sé, anche per
cercare un facile consenso con misure elettoralistiche e tendenzialmente
protezionistiche. I piani che si sfornano continuamente e in modo scoordinato
non riescono ad avere un impatto reale né sui mercati finanziari,
né sulla fiducia degli investitori, né tantomeno sull’economia
reale. La Commissione Barroso, che in questi anni si è sempre opposta
a misure legislative per regolare i mercati finanziari e favorire il credito
alle imprese “virtuose”, oggi non sa gestire né guidare
la risposta alla crisi. Una strada europea di rilancio è
indispensabile. Per questo la UE deve diventare un soggetto politico capace
di decisioni efficaci, sia per quanto riguarda la situazione interna sia
per quanto riguarda la sua proiezione internazionale.
L’Unione Europea deve farsi sostenitrice della convocazione in ambito
Onu di una conferenza mondiale sui problemi economici, monetari e finanziari,
al fine di costruire un sistema di cambi regolati tra le monete; di assumere
misure contro la speculazione finanziaria mondiale, come l’istituzione
di una tassa, con aliquota bassa, sulle transazioni di capitale a scopo
puramente speculativo (la Tobin tax); di combattere i paradisi fiscali
e tutte le forme di evasione fiscale; di limitare drasticamente la creazione
e la circolazione dei titoli derivati; di riformare il ruolo delle istituzioni
internazionali nate dall’accordo di Bretton Woods del 1944, quali
la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Occorre riportare
le funzioni di governo del commercio mondiale all’interno delle
competenze dell’Onu, visto la clamorosa crisi del WTO, riproporre
il rilancio dell’economia mondiale su basi di convergenza fra i
vari paesi e per combattere concretamente i cambiamenti climatici, il
fenomeno della fame e della povertà.
A2) Il Patto di stabilità
e di crescita di Maastricht è legato al passato, ad una situazione
economica e politica che la attuale crisi ha completamente superato. Infatti,
i vincoli di bilancio in esso contenuti vengono continuamente violati
dai paesi più forti che hanno bisogno di rilanciare le loro economie.
Tutta l’Europa, in particolare i paesi di nuovo ingresso e quelli
del Mezzogiorno d’Europa, hanno bisogno di una politica economica
espansiva che si fondi su nuovi modelli di sviluppo e di consumo. Per
questo vanno ridiscussi criteri e vincoli del Patto, introducendo parametri
occupazionali e ambientali. La stessa funzione della Banca Centrale Europea
(BCE) va ripensata. La sua missione non può essere limitata a quella
del contenimento dell’inflazione, che, a causa della grave recessione
economica in atto, è naturalmente su valori bassi. Al contrario
deve prevalere il ruolo di finanziamento dell'economia reale, in particolare
in settori innovativi dove vi è bisogno di intensificare gli investimenti.
Tra il Parlamento Europeo e la BCE deve intercorrere una relazione nella
quale il primo traccia le linee di fondo della politica economica e la
seconda, nella piena autonomia delle proprie scelte specifiche, concorre
alla realizzazione di quegli obiettivi. In questo quadro, deve avere maggiore
importanza la relazione annuale del presidente della BCE al Parlamento
Europeo e il conseguente dibattito parlamentare deve assumere un ruolo
di indirizzo per l’istituto finanziario. Il mercato finanziario
europeo può essere messo al servizio degli interessi pubblici,
anche attraverso nuove forme di finanziamento quali gli Eurobond, per
evitare di peggiorare la situazione del debito nazionale dei vari paesi.
Nel 2010 comincerà la difficile discussione per la riforma del
bilancio comunitario e dobbiamo evitare che si arrivi all'ennesimo indebolimento
del quadro europeo di sostegno finanziario.
A3) Va incrementata la quota di investimenti pubblici destinati alla formazione,
alla ricerca, alla innovazione. Questa è la terapia d’urto
per competere nel mercato mondiale sulla qualità, non certo sul
costo del lavoro o sulla distruzione dell’ambiente. Queste scelte
devono guidare una nuova politica industriale dell’Europa. Conseguentemente
vanno scartate ipotesi di ritorno a forme autarchiche che pure, di fronte
alla crisi, si affacciano con sempre maggiore insistenza. Dall' attuale
La pesante recessione ha le sue radici non solo nelle distorsioni della
finanza dei derivati, ma anche in un regime di bassi salari e di precarizzazione
del mercato del lavoro, di disuguaglianza nella distribuzione del reddito
fra i vari paesi e le regioni, che hanno compresso la domanda interna.
Si può uscire solo solo puntando su un "green deal" mondiale,
un nuovo corso economico ecologicamente e socialmente sostenibile a livello
planetario. A questo "green deal" la UE può e deve dare
un contributo decisivo. In particolare la Unione Europea deve tenere fede
agli impegni assunti, al proprio interno e nelle sedi internazionali,
rafforzando il protocollo di Kyoto con gli ulteriori obiettivi europei
di riduzione di CO2, puntando con decisione e assoluta priorità
sulle energie rinnovabili, che possono dare sviluppo a un nuovo tipo di
politica industriale. Tutto questo richiede una semplificazione burocratica
del modo di funzionare del mercato interno della Ue. Va preservato e valorizzato
il ruolo del sistema delle piccole e medie imprese sostenendo la loro
proiezione sul mercato mondiale globalizzato. La costruzione di moderne
infrastrutture, di trasporti e comunicazioni sia fisiche che telematiche
(internet veloce di seconda generazione), è strategica per la crescita
civile, oltre che economica, delle società europee, ma, proprio
per questo, deve essere condivisa dalle popolazioni locali.
B) Un nuovo modello
sociale, ambientale, tecnologico
B1) Il cuore di una nuova politica economica e sociale europea deve essere
la tutela del lavoro, della sua stabilità e continuità.
Per questo proponiamo un Patto europeo per l’Occupazione e un uso
mirato delle risorse del Fondo sociale europeo. Poiché bassi salari
e precarizzazione del lavoro sono le cause di fondo della attuale crisi,
la Ue deve promuovere una politica di piena occupazione e di elevazione
della qualità del lavoro; sostenere la convergenza dei salari e
delle retribuzioni europee per eliminare le differenze di retribuzione
per lo stesso lavoro fra zona e zona, e tra i sessi, anche grazie alla
determinazione di un salario minimo orario europeo. Occorre favorire gli
accordi tra le parti sociali che si propongono di evitare e di mettere
in mora i licenziamenti e combattere la precarizzazione del rapporto di
lavoro, riportando la flessibilità entro confini fisiologici in
base al principio che la forma normale e prevalente del rapporto di lavoro
deve essere a tempo indeterminato. Vanno estese le forme di protezione
del reddito, introducendo forme di salario sociale ai disoccupati di lungo
periodo e agli inoccupati per favorire la ricerca di nuovi posti di lavoro.
Va promossa l’estensione dei diritti nel mondo del lavoro secondo
criteri universalistici e paritari e garantire l’esercizio pieno
e libero dell’attività sindacale e del diritto di sciopero.
Va ripreso il percorso verso una riduzione dell’orario di lavoro,
in particolare nel settore manifatturiero, per liberare nuovi posti di
lavoro e aumentare il tempo da destinare alla vita sociale. Bisogna prevedere
che il sistema degli aiuti alle imprese contenga vincoli, per chi li riceve,
in modo che non possa licenziare e sia spinto ad innovare nel senso della
sostenibilità ambientale e della sua responsabilità sociale.
B2) Dopo l’approvazione del pacchetto energia, è ora necessario
dirigere gli investimenti pubblici europei e nazionali verso "l’economia
verde"; in particolare nella riqualificazione energetica delle costruzioni
e nella vivibilità delle città, nel risparmio energetico,
nelle energie rinnovabili, nei trasporti pubblici, nell'informatica e
nel telelavoro. Questo avrà un triplo vantaggio: ridurrà
la nostra dipendenza energetica, diminuirà le emissioni e rilancerà
l’industria europea verso una nuova rivoluzione ecologica. L’Europa
è leader nel settore dell’energia rinnovabile e dell’economia
verde. Secondo stime della Commissione Europea, ci sono già
3,5 milioni di lavoratori impegnati nella green economy in
Europa. Con un piano di investimenti coordinato, che tocchi i settori
dell'edilizia, della produzione energetica e dei trasporti, si possono
creare milioni di posti di lavoro qualificati che, dato il loro forte
legame con il territorio, non sono delocalizzabili.
B3) In questo contesto, il ritorno dell'energia nucleare in Italia e la
volontà di usare fondi europei per finanziare nuove centrali -
da aggiungere a quelli ingenti che già oggi finanziano sicurezza
e ricerca- rappresentano una scelta profondamente sbagliata. L'energia
nucleare non é la soluzione per i cambiamenti climatici. L'industria
nucleare negli ultimi 30 anni non ha risolto né il problema della
sicurezza, né quello delle scorie radioattive, né quello
della proliferazione dal nucleare civile a quello militare. Imbarcarsi
nella costruzione di centrali nucleari di terza generazione, già
vecchie oggi, significa rinunciare a investire in energia pulita. Significa
compiere un errore economico oltre che sul versante della sicurezza e
dell’ambiente. Perché non ci sono le risorse per fare tutte
e due le cose, né in Europa né in Italia. O si investe subito
in rinnovabili e risparmio energetico, creando centinaia di migliaia di
lavori e imprese verdi; o si punta su poche centrali nucleari fra venti
anni, affidate a grosse imprese in realtà assistite dal denaro
pubblico. La scelta da fare é per noi chiara. In ogni caso è
indispensabile che l’Europa si doti di una rete di sicurezza comune
capace di tenere sotto controllo le centrali nucleari già esistenti.
B4) Il modello sociale europeo è stato attaccato dalle destre per
farlo assomigliare sempre più a quello americano, ora la nuova
amministrazione statunitense punta oggi alla costruzione di un sistema
sanitario pubblico. In questo grave momento di crisi e insicurezza, é
necessario difendere ed estendere lo spazio pubblico europeo, lo stato
sociale, investendo per assicurare il reddito di base, la formazione e
i servizi per i giovani, i disoccupati e i lavoratori precari; garantire
il diritto alla pensione, ai servizi sociali via via integrati verso l'alto.
In questo senso riteniamo un delitto il dirottamento dei Fondi europei
per le aree sottoutilizzate (FAS) verso il finanziamento di grandi infrastrutture
inutili o non prioritarie come il Ponte sullo Stretto, recentemente decise
dal governo italiano. La crescita e il miglioramento della società
civile europea, a partire dai paesi e dalle regioni (come il Mezzogiorno
d’Italia) che più ne hanno bisogno, può e deve diventare
un potente volano per l’economia nel suo complesso, sia quella pubblica
che quella privata, rivoluzionando il principio di indicatori dello sviluppo
qualitativo e non solo quantitativo come il PIL.
B5) L'UE non può prescindere dall'obiettivo di costruire una "Società
della Conoscenza" dove il libero accesso al sapere venga tutelato
e il diritto alla formazione riconosciuto come diritto fondamentale di
ogni essere umano. Vanno impegnate maggiori risorse nel triangolo 'Formazione,
Ricerca, Innovazione' e va costruita una politica comune e condivisa su
grandi scelte: dalla ricerca scientifica, alla formazione, dalla scuola
pubblica di qualità, all'universalità di accesso a strumenti
ormai indispensabili come internet. L’Europa deve guadagnare terreno
e diventare protagonista, mettendo in campo formazione continua per tutta
la vita, scuola pubblica di qualità, ricerca e università
adeguatamente finanziate prioritariamente con denaro pubblico. Non possiamo
accettare la “riforma Gelmini” della scuola e dell’università
che taglia arbitrariamente risorse portando l’Italia fuori dall’Europa;
Allo stesso modo è sempre l'Europa che deve costruire le condizioni
per una grande riforma del diritto allo studio, avendo l'obiettivo di
garantire a tutti i soggetti in formazione, a prescindere dalle condizioni
sociali di partenza, il reale e autonomo accesso ai percorsi formativi.
Per questa ragione vanno individuati parametri europei che stabiliscano
i servizi di welfare minimi (casa, trasporti, sussidi) rivolti agli studenti
e le studentesse in tutti gli Stati membri. Sempre con tali obiettivi
è necessaria una riforma dei parametri di valutazione della qualità
dell'istruzione pubblica che metta al centro non più soltanto la
conoscenza come risorsa economica, ma innanzitutto il sapere e l'apprendimento
come risorsa sociale e civile, invertendo i processi di mercificazione
e privatizzazione in atto. Al tempo stesso dovrà valorizzare la
capacità e il merito, le competenze migliori degli insegnanti,
ponendo fine ai clientelismi accademici e alle discriminazioni per origine
familiare.
B6) I servizi pubblici ed i beni comuni sono parte indispensabile del
modello sociale europeo, perchè garantiscono accesso uguale e universale
ai diritti; le associazioni dei cittadini devono avere voce, perché
i servizi siano adeguati e di qualità e ne sia garantito il valore
sociale e pubblico. Un esempio importante in questo senso é l'acqua,
che deve essere diritto universale e non una merce così come l'energia,
la salute, l'istruzione o la mobilità. La difesa e l’allargamento
dello spazio pubblico europeo richiede quindi il protagonismo dei cittadini
e dei soggetti sociali, quindi un potenziamento della democrazia anche
nelle decisioni di politica economica. L'applicazione della direttiva
"Servizi" non deve reintrodurre ciò che il Parlamento,
anche grazie a noi, ha bocciato. Ribadiamo con forza il nostro impegno
a riportare all'ordine del giorno della UE una direttiva sui servizi pubblici,
come chiesto dalla petizione della Confederazione Europea dei Sindacati
(CES), che la Commissione Barroso ha sempre rifiutato di presentare.
B7) La politica europea dei trasporti e i criteri di finanziamento europeo
delle infrastrutture non hanno ancora portato ad un deciso passaggio dalla
gomma alla ferrovia; la priorità sarà allora lavorare perché
vengano valorizzati il trasporto pubblico urbano e le reti ferroviarie,
nell’ottica di integrare meglio trasporto ferroviario a lunga distanza
con reti urbane e locali, di togliere traffico pesante dalle strade, investendo
anche sui porti e sulle autostrade del mare.
B8) Per rilanciare gli investimenti nella green economy e per una nuova
politica industriale é necessario mettere fine ai paradisi fiscali,
alle pratiche di elusione fiscale e all’evasione, e incrementare
la lotta contro il riciclaggio di denaro, sia nell’Unione Europea
che a livello internazionale, così che tutti gli attori del mercato
paghino la loro giusta quota di imposte nei Paesi nei quali operano e
per sottomettere il potere delle istituzioni finanziarie al controllo
democratico. E’ necessario avviare in modo deciso un processo di
armonizzazione fiscale nel contesto europeo tale da non penalizzare il
lavoro a favore della rendita; la generalizzazione di criteri di prelievo
fiscale improntati alla progressività, sgravando contemporaneamente
i redditi più bassi.
B9) La necessità di concentrare gli sforzi contro la recessione,
di potenziare la capacità di spesa pubblica senza appesantire i
deficit di bilancio o aggravare il prelievo fiscale sui redditi da lavoro,
rendono necessaria la introduzione di forme di tassazione dei grandi patrimoni,
tutelando invece il risparmio; in sostanza di una tassa sulle grandi ricchezze
, che tenga conto delle forme moderne in cui queste oggi si articolano,
in modo da fare contribuire in modo più rilevante i ceti privilegiati
alla necessaria ricostruzione economica.
B10) Una parte molto importante della discussione sulla riforma del bilancio
dell'UE verterà sulla Politica Agricola Comune (PAC). L'anno prossimo
inizieranno le discussioni sulla sua riforma: noi non pensiamo che sia
necessario ridurre la spesa per la politica agricola, ma sicuramente é
indispensabile qualificarla e riorientarla, favorendo la qualità
dei prodotti e il lavoro agricolo anche e soprattutto nelle sue forme
di produzione biologica; diffondendo la pratica del ciclo corto e della
stagionalità, per ridurne i costi economici e ambientali; abbattendo
il ricorso ai pesticidi; escludendo in qualsiasi forma l'uso di Organismi
geneticamente modificati (OGM) in agricoltura. Il tutto all'interno di
un sistema agricolo che abolisca la rendita parassitaria sui fondi comunitari,
che dovrebbero, invece, essere attribuiti solo a chi trae il suo reddito
dall'attività agricola in sé. Insomma, un'agricoltura di
qualità, che contribuisce alla lotta ai cambiamenti climatici,
salvaguarda il territorio e il reddito dei lavoratori agricoli e sia libera
da OGM. Una scelta questa innanzitutto economica, a favore dell’agricoltura
italiana ed europea di qualità, che non preclude la libertà
di ricerca scientifica in ambiente protetto e in sicurezza. L’Europa,
infine, deve riconoscere e promuovere il benessere e i diritti degli animali.
C. Un’Europa più giusta: democrazia, diritti civili e diritti
sociali
C1) Diritti sociali e diritti di cittadinanza sono inscindibili perché
insieme garantiscono giustizia sociale e libertà individuale. L’estensione
dei diritti anche fuori dei confini europei è lo strumento più
utile a contrastare il dumping sociale e le tentazioni protezionistiche.
Dobbiamo andare verso una vera cittadinanza europea. La libera circolazione
delle persone, delle merci e dei servizi è alla base della costruzione
europea, ma senza diritti comuni e condivisi questa crollerebbe. Occorre
abbattere tutti gli ostacoli che impediscono ai cittadini di spostarsi
facilmente e liberamente in tutta l’Unione per studiare, esercitare
una professione, curarsi o per altri motivi. Vogliamo per questo riscrivere
la direttiva sulla mobilità dei lavoratori europei, perché
sia stabilito, una volta per tutte, che i contratti di lavoro e le condizioni
salariali e di sicurezza non sono aggirabili con il distacco dei lavoratori
da un paese UE all’altro. Questo spazio comune di circolazione è
anche la migliore garanzia di sicurezza, che oggi non è più
assicurata da anacronistici confini, ma dall’unità dello
spazio giuridico e dal coordinamento tra le forze di polizia. La cittadinanza
europea sarà anche il definitivo riconoscimento storico del contributo
dell’emigrazione italiana alla costruzione dell’Europa, così
come garantirà l’integrazione dei nuovi cittadini dei Paesi
dell’Europa orientale a cui la UE si è recentemente allargata.
C2) Sosteniamo parità e libertà per tutti i cittadini e
i residenti dell’UE. Vogliamo un'Europa laica e perciò rispettosa
di ogni credo religioso e della libertà di non averne nessuno.
Proseguiremo nella nostra azione affinché sia approvata la Direttiva
europea orizzontale contro ogni forma di discriminazione in ragione del
sesso, della razza, della religione, dell’età, dell’handicap,
dell’orientamento sessuale e identità di genere. Poiché
le famiglie europee sono sempre più spesso composte da cittadini
di stati diversi della UE, è necessario lavorare ad una legge che
imponga il riconoscimento dei matrimoni, delle unioni civili e dei diritti
parentali legalmente riconosciuti in un altro stato membro, e anche a
un diritto europeo in materia di divorzio e di adozione. Continueremo
a lavorare. Continueremo a lavorare per la fine di ogni forma di omofobia
e di transfobia, affinché le persone gay, lesbiche, trans, possano
veder riconosciuti in tutti gli stati europei lo status di cittadini con
pari diritti e pari doveri; per il superamento di politiche proibizioniste
che anziché rafforzare il principio di responsabilità lo
indeboliscono con pratiche repressive; per il riconoscimento delle libere
scelte delle persone in materia di cura, contraccezione, salute sessuale
e riproduttiva; per la libertà di ricerca scientifica, inclusa
quelle sulle cellule staminali; per il diritto di morire nella dignità.
Sosteniamo il riconoscimento e l’incoraggiamento della diversità
linguistica e culturale dell’Europa, sia quella storica, legata
alle tradizioni regionali, sia quella nata dalle novità portate
dalle migrazioni e dalla globalizzazione: questa diversità di lingue
e culture, anche religiose, è stata, è e sarà la
nostra più grande risorsa, purché si coniughi con il rispetto
e il riconoscimento dei diritti individuali di tutti.
C3) Vogliamo un Patto Europeo per il progresso sociale, che stabilisca
obiettivi e standard comuni per le politiche sociali, sanitarie ed educative
nazionali, così come si sono stabiliti per le politiche di bilancio.
Questo deve valere anche per le politiche di inclusione dei migranti e
per un sistema comune di asilo europeo per i rifugiati e i profughi che
chiedono protezione da guerre, dittature o disastri ambientali. Vogliamo
un’Europa in cui i milioni di persone attive nel mondo del volontariato,
del non-profit, del terzo settore e della società civile abbiano
sempre più influenza sulle decisioni pubbliche, perché la
solidarietà diventi predominante nelle politiche europee.
C4) In Europa vivono e lavorano già oggi milioni di migranti. Negli
anni scorsi si è concentrata l’attenzione sui problemi legati
all’ingresso e al soggiorno, come se quello dell’immigrazione
fosse un problema passeggero. Al contrario, si tratta di un fenomeno permanente,
che richiede standard comuni per l’immigrazione legale nei paesi
dell’Unione Europea, sulla base di eguali diritti e responsabilità
e sul mutuo rispetto. Vogliamo una politica d’inclusione che preveda
diritti di cittadinanza e di espressione, oltre che pari diritti tra migranti
e cittadini della UE nei luoghi di lavoro o di studio. L’Europa
non può, e quindi non deve, chiudere i confini ai migranti, che
sono un elemento necessario dell’economia globale e di un mondo
sempre più interconnesso. Se saranno garantite opportunità
di accesso e di inclusione, sarà anche più agevole la necessaria
politica di governo dell’immigrazione e di deciso contrasto del
traffico di esseri umani. In ogni caso i diritti umani fondamentali, a
partire da quello alla salute e alla tutela dei minori, vanno garantiti
anche ai migranti non regolari. Siamo a favore del diritto di voto nelle
elezioni locali dei cittadini extracomunitari residenti, sull’esempio
di altri paesi europei. La lotta al razzismo e il principio di non discriminazione
etnica e religiosa sono pilastri della UE. Occorre lavorare per consolidarli
anche in Italia dove le manifestazioni di razzismo negli ultimi anni sono
diventate sempre più frequenti e allarmanti.
C5) L’Unione Europea ha avuto un ruolo importante nel promuovere
la parità tra i sessi e la libertà delle donne. Le donne
devono poter essere libere di decidere di sé e del proprio corpo:
l’autodeterminazione femminile resta per noi un principio fondante.
La crisi, tuttavia, potrebbe costringere le donne ad arretrare sia rispetto
all’inserimento nel mondo del lavoro, sia rispetto alla partecipazione
ai luoghi di decisione politica ed economica, riconducendole ad un esclusivo
ruolo familiare. SINISTRA e LIBERTA' si impegna perché ciò
non accada e le donne siano libere di decidere di sé e del proprio
corpo. Sosterremo le azioni positive, le pari opportunità, l’eliminazione
di tutte le forme di discriminazione, a partire dalla parità salariale
e di reddito previdenziale tra lavoratori e lavoratrici. Ci impegneremo
per garantire alle donne l’accesso al lavoro e alla progressione
nelle carriere; per la democrazia paritaria a tutti i livelli istituzionali;
per combattere la violenza nelle sue diverse forme , a partire da quella
domestica, inclusa la lotta al traffico di esseri umani che riguarda in
prevalenza donne e minori. Contrasteremo le politiche di falsa parità,
come quelle che vogliono parificare l’età di pensionamento
di donne e uomini, senza alcun riconoscimento sociale del lavoro di cura.
C6) Per la prima volta in Europa i giovani hanno di fronte a loro la prospettiva
di stare peggio dei loro padri. Occorre ribaltare questa prospettiva con
politiche capaci di valorizzare le giovani generazioni minacciate dal
precariato nuove tutele e diritti. I giovani devono essere i protagonisti
della nuova Europa, perciò va favorita la loro educazione “europea”,
estendendo programmi come Erasmus anche ai giovani lavoratori; va sostenuta
la loro autonomia, attraverso il potenziamento di borse di studio e altre
forme di reddito; va favorita la loro mobilità all’interno
dell’Unione e la loro creatività scientifica e artistica
attraverso programmi di scambio di esperienze culturali e lavorative.
C7) L’Europa sta invecchiando; l’attesa di vita, grazie ai
sistemi di protezione sociale è aumentata, ma i giovani sono limitati
nell’esercizio della loro indipendenza, persino nei progetti di
paternità e maternità, dall’incertezza sul futuro.
L’invecchiamento della popolazione non si affronta riducendo la
spesa previdenziale pubblica (ridurre le risorse per una popolazione che
aumenta equivale a programmarne l’impoverimento) né aumentando
l’età di pensionamento, senza considerare la differenza tra
i diversi percorsi lavorativi più o meno usuranti. In una società
che invecchia non sarà possibile sostenere i giovani senza aumentare
la produttività sociale degli anziani e valorizzare l’enorme
esperienza accumulata dai cittadini e cittadine senior. E’ necessaria
una politica che aiuti i giovani ad affrontare le responsabilità
familiari e gli anziani a mantenere una vita dignitosa e attiva. Perciò
proponiamo che venga istituito e accresciuto il diritto al congedo di
maternità e paternità in tutta Europa secondo gli standard
più alti, per garantire l’accesso ai servizi per l’infanzia;
che si incentivi la creazione di reti di servizi per gli anziani; che
si progettino programmi internazionali di scambi e volontariato per gli
over 60; che si confermi la necessità di garantire pensioni pubbliche
dignitose.
D. L’Europa nel mondo.
D1) Per combattere la crisi serve più democrazia e partecipazione.
L'Europa deve darsi questo obiettivo. Deve farsi promotrice di una riforma
di tutte le strutture globali. Va riformato l'ONU come perno di un possibile
nuovo spazio pubblico mondiale. Il che richiede il superamento degli anacronistici
criteri di funzionamento delle Nazioni Unite e soprattutto del Consiglio
di sicurezza. Siamo favorevoli ad un seggio per l’Unione Europea
in un Consiglio di sicurezza riformato. Come per il clima occorrono strutture
ONU per l'economia, riportando quindi al suo interno le funzioni di governo
del commercio mondiale finora delegate al WTO. La democrazia è
la grande questione aperta come ci dicono i movimenti mondiali e di cui
ci parla anche l'esperienza della nuova America Latina. L’Unione
europea ha grandi responsabilità per un mondo più giusto,
per la pace, il disarmo e la sicurezza, ma pochi strumenti a disposizione
per realizzarle. Il nostro impegno é a favore di una politica estera
comune della UE, coerente con i suoi valori fondanti.
D2) E' prioritario il rafforzamento della dimensione politica euromediterranea;
l'integrazione dei Balcani; la cooperazione economica con Russia, Cina
e India. Questo rafforza il ruolo di pace dell’Europa nel contesto
mondiale. La soluzione del conflitto israelo-palestinese è fondamentale
per l'affermazione della pace e lo sviluppo delle relazioni in tutto il
bacino del Mediterraneo e può ottenersi soltanto con il conseguimento
dell'obiettivo dei "due popoli due stati", per raggiungere il
quale la UE deve assumere un ruolo più attivo, coerente e tempestivo.
D3) E' poi da rafforzare la cooperazione di polizia, giudiziaria e dei
servizi di sicurezza nel combattere, nel rigoroso rispetto dei diritti
umani e della legalità, il traffico di droga, la corruzione, le
mafie e il terrorismo. Proponiamo di rafforzare su scala europea la lotta
alla criminalità organizzata, estendendo l’uso di misure
e strumenti come la confisca e l’obbligo dell’uso sociale
dei beni sottratti alla mafia.
D4) La UE deve sostenere il sistema di commercio multilaterale ed orientarlo
a beneficio dei Paesi in via di sviluppo. Vanno quindi regolate le ragioni
di scambio su basi di reciprocità e di parità; bisogna evitare
la speculazione sui prezzi delle derrate alimentari; garantire che tutti
gli accordi commerciali stipulati dall’UE prevedano clausole appropriate
a favore dei diritti umani, sociali e ambientali. Lavoreremo per promuovere
la diffusione del commercio equo e solidale in Europa. Alla UE spetta
un grande ruolo nella lotta contro la fame, la povertà e per lo
sviluppo della cooperazione internazionale. Gli obiettivi di sviluppo
del Millennio fissati dall’ONU possono e devono essere integrati
dalla strategia europea di uscita dalla crisi, nella realizzazione di
un nuovo corso economico verde mondiale e con più intense relazioni
con i paesi del grande continente africano. In questo quadro ribadiamo
la necessità che la politica di cooperazione sia finanziata almeno
con lo 0,7% del prodotto interno lordo. Siamo per un impulso al processo
di disarmo mondiale, per liberare risorse oggi assurdamente destinate
alla produzione di armamenti, riconvertendo la produzione bellica in produzione
di pace.
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PROGRAMMA ELETTORALE DEL PES
Prima
le persone
Una nuova direzione per l’Europa
Gli elettori d’Europa dovranno fare una scelta politica determinante
in occasione delle prossime elezioni europee.
In un momento in cui le persone, in tutta Europa, stanno affrontando
sfide senza precedenti - la recessione economica e la disoccupazione crescente
a causa della crisi finanziaria globale, gli aumenti dei prezzi degli
alimentari e dei carburanti, la diminuzione del potere d’acquisto
e l'aumento del rischio di povertà, il cambiamento climatico e
le minacce alla sicurezza, dal terrorismo al crimine – è
in gioco una scelta tra partiti politici con idee molto diverse per il
futuro dell’Unione Europea.
È una scelta tra la nostra visione di un’Europa di progresso
nella quale i cittadini, gli Stati membri e le istituzioni lavorino assieme
per risolvere le questioni che più preoccupano i cittadini europei;
o un’Europa conservatrice nella quale il futuro dei nostri Paesi
e della persone è lasciato nelle mani del mercato.
Il Partito del Socialismo Europeo è impegnato a creare una società
più giusta e più sicura, affrontando le sfide che noi tutti
abbiamo di fronte mettendo in primo piano le persone.
Nel mondo di oggi, sempre più interconnesso, nessun Paese è
in grado di risolvere problemi globali agendo da solo. La crisi finanziaria
e la crisi economica che ne è conseguita dimostrano chiaramente
che gli avvenimenti in una certa parte del mondo possono avere un impatto
devastante che arriva fino alla soglia di casa nostra. Un’azione
europea concertata è vitale per gestire la crisi finanziaria. I
reazionari che si oppongono all’Unione Europea avrebbero lasciato
i nostri Paesi più deboli, a combattere contro una crisi globale
senza partner o istituzioni per sviluppare una risposta coordinata.
Per noi l’Unione Europea è la connessione vitale nell’era
della globalizzazione. Pone i nostri Paesi in una posizione più
forte per risolvere problemi globali che hanno un impatto locale. Abbiamo
bisogno di una cooperazione europea più attiva per affrontare le
nostre sfide comuni e migliorare la vita delle persone. L’entrata
in vigore del trattato di Lisbona, sottoposto a ratifica da tutti gli
Stati membri, renderà l’Europa meglio in grado di fronteggiare
queste sfide comuni in modo democratico, trasparente ed efficace.
Sono passati trent’anni dalle prime elezioni dirette del Parlamento
Europeo, che ha un ruolo chiave nella realizzazione della nostra visione
di un’Unione Europea che mette le persone in primo piano. Il Partito
del Socialismo Europeo è la vostra voce che promuove i vostri interessi
e sostiene le vostre cause. Ci impegnamo a:
1.Rilanciare l’economia e prevenire nuove crisi finanziarie
2.Nuova Europa sociale –un patto più giusto
3.Far sì che l’Europa sia la forza che guidi l’impegno
globale contro il cambiamento climatico
4.Essere l’alfiere dell’uguaglianza di genere in Europa
5.Sviluppare un’efficace politica migratoria europea
6.Valorizzare il ruolo dell’Europa come partner per la pace, la
sicurezza, e lo sviluppo
I partiti progressisti, di sinistra e centrosinistra, che sono al governo
a livello regionale o nazionale, stanno già facendo la differenza
per la vita delle persone. Laddove la sinistra è al potere, possiamo
davvero avere la prova di cosa riescono a fare i socialisti e i socialdemocatici.
Negli ultimi cinque anni i conservatori hanno avuto in Europa la maggioranza
– nella maggior parte degli stati membri e nelle istituzioni dell’Unione
Europea. Cosa hanno fatto? Sono riusciti a fronteggiare la crisi finanziaria?
Si sono dedicati al problema dell’aumento dei prezzi alimentari
e dell’energia? Hanno combattuto la povertà e le diseguaglianze?
La società oggi è più giusta di cinque anni fa? Hanno
sostenuto le nostre iniziative per offrire più e migliori opportunità
di lavoro? Loro hanno seguito il mercato. Noi seguiamo le nostre convinzioni.
I conservatori parlano spesso di crisi sociali ed economiche come se fossero
avvenimenti inevitabili, una legge di natura. Ma non sono affatto inevitabili.
È una questione di scelte politiche. Così come viviamo in
un periodo di cambiamento e rischio globale, viviamo anche in un periodo
di enormi opportunità. Dobbiamo promuovere una miglior cooperazione
in Europa per gestire la globalizzazione a beneficio di tutti. Loro dicono
di adattarsi al mercato. Noi diciamo di forgiare il futuro.
Abbiamo bisogno di una forte maggioranza di progresso in Europa perchè
introduca le riforme essenziali per assicurare il futuro benessere dei
cittadini europei e della società nel suo insieme. Queste riforme
sono vitali per allentare la pressione sulla persone che in tutta l’Unione
Europea affrontano una lotta quotidiana per arrivare alla fine del mese,
a causa sia della recessione economica che dell’aumento del costo
della vita, della disoccupazione, con almeno 17 milioni di persone in
Europa che già non hanno lavoro e molti altri lavoratori precari
che saranno i primi ad essere colpiti dal rallentamento della crescita,
del rischio sempre presente della perdita della casa, e delle diseguaglianze
sociali, con quasi 78 milioni di persone – molti dei quali bambini
– che vivono sotto la soglia o a rischio di povertà.
La crisi finanziaria globale ha messo in luce le debolezze di un’economia
di mercato non regolata. Sono tempi molto difficili per l’economia
globale. L'anno passato ha visto due shock senza precedenti – la
peggiore restrizione del credito dagli anni ’30 e un record nell’aumento
dei prezzi dell’energia e delle derrate alimentari. Abbiamo bisogno
di una cooperazione attiva in Europa e a livello globale per iniziative
coordinate che affrontino i problemi nei sistemi finanziari nazionali
ed internazionali; e c’è bisogno di un’azione fattiva
per trasformare l’economia – attraverso investimenti nelle
priorità-chiave – per assicurare un futuro prospero e sostenibile
per tutti in Europa.
I conservatori hanno perseguito una politica di cieca fede nel mercato
– servendo gli interessi di pochi più che quelli generali
dei cittadini – e vediamo adesso i danni che possono fare i mercati
mal regolati. Ma sappiamo che si può fare qualcosa. Possiamo rilanciare
l’economia in Europa e creare una società più giusta
e più sicura per tutti in una nuova Europa sociale.
Il nostro programma generale di riforme di progresso che ha il fine di
migliorare signficiativamente la cooperazione europea – sulla base
dei nostri valori di uguaglianza, democrazia, dignità umana, solidarietà,
libertà e giustizia – può compiere il cambiamento
di cui i cittadini europei hanno così disperatamente bisogno.
Noi socialisti, socialdemocratici e democratici progressisti condividiamo
valori comuni ed una comune visione. Lavoreremo insieme per una Europa
più giusta, sicura e attenta all’ambiente. Insieme siamo
la forza per il cambiamento.
Possiamo costruire una società più giusta mettendo prima
le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
********
Le sfide
L’Europa è
una delle regioni più ricche del mondo. C’è chi sostiene
che non siamo più in grado di permetterci elevati livelli di sicurezza
sociale, ma l’Europa è il più grande mercato economico
e di manodopera al mondo e abbiamo la capacità di garantire che
sia un mercato al servizio delle persone, dei lavoratori e delle imprese.
Tutti i cittadini
europei devono avere un lavoro decente e qualificato che li metta in condizione
di condurre una vita dignitosa. Dobbiamo agire per fare in modo che le
aziende crescano, e che investano in più numerosi e sempre migliori
posti di lavoro e in nuove tecnologie. Al contrario dei conservatori,
rigettiamo la nozione che l’occupazione e i diritti sindacali siano
fattori di costo da trascurare e smantellare il prima possibile. All’opposto,
si tratta di fattori vitali per il nostro successo economico, poiché
contribuiscono a motivare i lavoratori, aumentando la qualità del
lavoro, promuovono l’armonia sociale e incentivano la partecipazione
dei dipendenti alle decisioni aziendali. I conservatori dichiarano che
la globalizzazione rende necessario lavorare di più e più
a lungo. Noi progressisti sappiamo che nella globalizzazione ciò
non è inevitabile – solo la cattiva politica lo rende tale.
Non si tratta di lavorare di più, ma in modo più intelligente.
La crisi finanziaria
globale e la recessione economica hanno colpito duramente le persone.
La crisi finanziaria ha mostrato che mercati globali mal regolati possono
avere un impatto diretto sulla vita delle persone: la più grande
disparità tra dirigenti superpagati e lavoratori sottopagati, e
il rischio crescente di perdere il lavoro o la casa. Dobbiamo agire per
aiutare a rimettersi in piedi quelli che sono stati colpiti duramente
dalla crisi. E dobbiamo prevenire crisi economiche future stabilendo regole
più adeguate per tutti gli attori finanziari. Questa crisi segna
la fine dell’era conservatrice dei mercati mal regolati. I conservatori
credono in una società di mercato e lasciano che il ricco diventi
più ricco, a discapito di tutti gli altri. Noi crediamo in un’economia
di sociale di mercato che permetta a ciascun membro della società
di cogliere le migliori opportunità che la globalizzazione offre.
Noi crediamo nella solidarietà tra generazioni, non nell’individualismo
della destra.
Il cambiamento climatico
è la più grande minaccia a lungo termine che il mondo si
trova a dover affrontare. È un problema globale che richiede una
soluzione globale. I conservatori parlano di cambiamento climatico, ma
noi crediamo che sia meglio fare che parlare. Vogliamo un’azione
realistica e concreta per proteggere l’ambiente, e per trasformare
la nostra economia attraverso forme di crescita e impieghi che seguano
criteri nuovi, “verdi” e responsabili.
L’energia è
ora per l’Europa una fondamentale questione di sicurezza. Già
importiamo il 50% della nostra energia, e potremmo salire al 70% per il
2030. Dobbiamo lavorare insieme a livello europeo per aumentare la nostra
indipendenza energetica attraverso lo sviluppo di fonti energetiche rispettose
dell’ambiente e prodotte in Europa. I conservatori credono che tutto
vada come al solito, lasciando questo compito al mercato. Alcuni conservatori
addirittura negano l’esistenza del cambiamento climatico, ignorando
perfino schiaccianti prove scientifiche e comportandosi in modo irresponsabile
di fronte alla serietà di questa minaccia al nostro pianeta e alle
persone. Siamo impegnati perchè l’Europa sia la forza che
guidi l’impegno globale contro il cambiamento climatico.
L’Unione Europea
sta compiendo degli sforzi per governare le migrazioni, ma abbiamo bisogno
di fare di più e meglio. Le migrazioni ci hanno portato innegabili
benefici, contribuito al nostro benessere e alla nostra prosperità.
Per assicurarci di continuare a godere dei benefici di una società
più produttiva, prospera e plurale, lavoreremo per fermare l’immigrazione
clandestina ai nostri confini e combatteremo il traffico di esseri umani.
I migranti legali devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri
lavoratori. L’asilo è un diritto umano fondamentale per coloro
che fuggono dalla persecuzione, per questo motivo garantiremo un sistema
rigoroso e giusto, che protegga chi è vulnerabile e sfruttato,
e che non sia soggetto ad abusi. Il cambiamento climatico provocherà
inoltre una nuova migrazione dalle regioni più povere che ne saranno
colpite, che dobbiamo prevedere. Dobbiamo anche rendere gli immigrati
in grado di integrarsi, per il loro bene e a beneficio delle comunità
nelle quali vivono. I conservatori hanno giocato sul “fattore paura”.
Noi vogliamo risposte umane alle sfide dell’immigrazione legale
e illegale.
Le minacce alla democrazia
e ai diritti dei cittadini non sono scomparse. Il terrorismo, il crimine
e l’estremismo attraversano i confini europei. Dobbiamo migliorare
l’iniziativa europea per prevenire minacce alla vita e alle libertà
dei cittadini all’interno dei nostri confini, senza compromettere
libertà fondamentali come la libertà di espressione o la
protezione dei propri dati personali. L’Unione Europea deve anche
agire al di fuori dei propri confini per promuovere la pace e lo sviluppo.
Questo aumenterà la nostra sicurezza beneficiando chi vive nei
Paesi più poveri. Agendo insieme a livello di UE, gli Stati membri
renderanno più forte la propria voce e la propria influenza negli
affari mondiali. I conservatori parlano di questi principi di democrazia,
di diritti dei cittadini, sicurezza e sviluppo. Noi metteremo tutti il
nostro impegno nel renderli realtà concreta.
Siamo più forti
lavorando insieme in Europa perchè:
Condividiamo la più grande economia al mondo – e possiamo
quindi creare più e migliori posti di lavoro e ridurre la povertà
commerciando gli uni con gli altri sulla base delle regole comuni;
Le sfide ambientali non si fermano ai confini nazionali, possiamo perciò
combattere il cambiamento climatico e i suoi effetti solo se lavoriamo
insieme per lo stesso obiettivo;
Possiamo promuovere solidarietà e coesione, caposaldi del progetto
europeo dal quale tutti abbiamo da guadagnare. La libertà di movimento
deve dare a tutti i lavoratori europei più libertà e opportunità,
beneficiando le economie di quei Paesi nei quali questi lavoratori si
sono stabiliti, ed evitando la fuga di cervelli dalle regioni meno prospere.
Ma non deve mai portare alla riduzione dei livelli di protezione sociale
o tagli salariali destinati a dare a uno Stato membro un vantaggio competitivo
sugli altri a spese dei lavoratori;
Le nostra forze di polizia e autorità giudiziarie possono cooperare
per combattere il crimine e il terrorismo.
Noi vogliamo una Europa
forte e progressista. Il nostro manifesto per un’Europa di progresso
definisce le politiche di cui abbiamo bisogno per realizzarla, e trasforma
le sfide che abbiamo di fronte in progresso per tutti.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
********
Le proposte
1.Rilanciare l’economia
e prevenire nuove crisi finanziarie
La crisi economica
e finanziaria globale sta colpendo duramente le nostre economie e la gente
comune in tutta Europa. I salari reali e il potere d’acquisto sono
stati messi a repentaglio. Noi non staremo fermi a guardare passivamente
queste vicende. L’euro ha giocato un ruolo molto efficace nel proteggere
le economie europee nel contesto della crisi finanziaria globale. Adesso
bisogna fare più, allo stesso tempo per riformare i mercati finanziari,
neutralizzare la recessione e rilanciare l’economia per creare nuova
crescita e posti di lavoro.
La minaccia di un
catastrofico cambiamento climatico cresce: se non interveniamo adesso,
colpirà ulteriormente il pianeta e toccherà direttamente
le nostre vite. Siamo convinti che la lotta al cambiamento climatico possa
trasformare l’economia europea e possa creare nuova crescita e posti
di lavoro e prosperità per tutti in Europa, in un’ottica
nuova, “verde” e reponsabile. Crediamo fermamente nei princiìpi
di sviluppo sostenibile, basati su politiche economiche, sociali e ambientali
in mutua sinergìa.
L’Unione Europea
è il più grande mercato economico e del lavoro del mondo.
Lavorando insieme, saremo in una posizione più forte per rilanciare
l’economia attraverso il nostro piano per la crescita e il lavoro
“verde e intelligente”. I sindacati e gli imprenditori hanno
un ruolo importante nel contribuire alla realizzazione della crescita
ecologicamente sostenibile in tutta Europa.
Le persone dovrebbero
assere aiutate durante questa trasformazione delle nostre economie. È
imperativo che i nostri cittadini – di tutte le età –
abbiano l’opportunità di ampliare le proprie capacità,
trovare posti di lavoro nuovi e migliori e che siano messi in condizione
di lavorare e studiare all’estero. Noi crediamo che questa azione
a livello locale, regionale, nazionale ed europeo debba essere mirata
ad aiutare le persone ad attaversare la transizione e ad aprire opportunità
nuove e migliori.
Il bilancio europeo
dovrebbe essere riconvertito sulla crescita ecologicamente sostenibile
in previsione delle sfide future. Poiché è un bilancio solidale,
deve servire a migliorare gli standard di vita e favorire la coesione
sociale e la crescita in tutta l’Europa, così come a sostenere
la convergenza delle regioni dell’Unione Europea meno sviluppate,
non da ultimo nei nuovi Stati membri.
Riformare i mercati
finanziari a servizio dell’economia reale, dei posti di lavoro e
della crescita.
Il tumulto nei mercati
finanziari ha rivelato la vera importanza della cooperazione europea nel
prevenire il collasso del sistema bancario e nello stabilizzare i mercati.
L’azione coordinata a livello di UE ha aiutato a proteggere i risparmi
delle persone, le pensioni e gli immobili. Ma la crisi finanziaria ha
rivelato errori profondamente radicati nel sistema dei mercati che bisogna
affrontare per far sì che una crisi del genere non possa avvenire
di nuovo. Tutti gli attori finanziari dovrebbero avere chiare responsabilità
quando operano nei nostri Paesi.
In futuro vogliamo
assicurare che i mercati finanziari servano l’economia reale, il
lavoro, e la crescita.
1.Sulle basi delle
riflessioni che già hanno avuto luogo nell’UE e a livello
globale, proponiamo di riformare i mercati finanziari. La regolazione
deve riguardare tutti gli attori finanziari. Abbiamo bisogno di nuovi
standard per la trasparenza e per l’informazione. Devono esserci
requisiti di capitale obbligatori per tutti gli attori finanziari e limiti
sull’eccessivo indebitamento e i “bad loans” al fine
di prevenire eccessi di rischio e di debito. Ci vogliono anche dei limiti
sulle retribuzioni e sui bonus dei dirigenti, e in particolare che i compensi
riflettano le perdite così come i profitti. Nuove regole sono necessarie
per prevenire conflitti d’interesse. Dobbiamo garantire che i lavoratori
abbiano pieno diritto all’informazione e alla consultazione durante
eventuali operazioni per rilevare la loro azienda, e che i dipendenti
che pagano per dei fondi pensione sappiano dove e come vengono investiti
i loro soldi. Il sistema europeo di supervisione deve inoltre essere ulteriormente
migliorato. Gli istituti finanziari devono dichiarare tutti i rischi nei
bilanci. Dannose cessioni a breve termine hanno peggiorato la crisi e
dovrebbero essere moderate da autorità di regolazione. Hedge funds
e Private Equity devono essere monitorati e regolati in modo più
efficace. Le questioni chiave sono l’obbligo a rendere pubbliche
risorse e strutture di controllo, regole più rigorose per informare
gli investitori sui rischi, limiti all’eccessivo finanziamento del
debito e le restrizioni sugli investimenti.
2.Proponiamo di mettere fine ai paradisi fiscali, agli schemi di elusione
fiscale e all’evasione, e di incrementare la lotta contro il riciclaggio
di denaro, sia nell’Unione Europea che internazionalmente, così
che tutti gli attori del mercato paghino la loro giusta quota di tasse
nei Paesi nei quali operano.
3.Proponiamo di lavorare con tutti i nostri partner a livello globale
per una riforma dell’architettura della finanza mondiale con lo
scopo di prevenire il ricorrere di crisi finanziarie e di sottomettere
il potere delle istituzioni finanziarie al controllo democratico.
Una strategia europea
per crescita e posti di lavoro “verdi e intelligenti”:
Proponiamo una strategia
europea per una crescita con posti di lavoro ecologicamente sostenibili
che creerà 10 nuovi milioni di posti di lavoro entro il 2020 –
di cui due milioni solo nel settore delle energie rinnovabili –
e che contribuirà a fare dell’Europa la punta mondiale nell’innovazione,
nonchè nelle nuove tecnologie e nei prodotti orientati all’ambiente.
Questo sulla base della già esistente strategia comunitaria di
Lisbona, per fare dell’Europa la più dinamica e competitiva
economia della conoscenza al mondo, capace di crescita economica sostenibile
con sempre più e migliori posti di lavoro e una grande coesione
sociale. Nell’Unione Europea tutti i livelli di governo possono
lavorare insieme per stimolare la crescita ecologicamente sostenibile,
in particolar modo attraverso riforme strutturali e politiche fiscali.
I progetti di investimento finanziati dall’UE dovrebbero essere
resi rapidamente effettivi per raggiungere questi obiettivi. Le proposte
seguenti sono il centro della nostra strategia:
4.Trasformare i trasporti
in Europa nei più efficienti, economici e ‘puliti’,
sia per le persone che per le merci. Ciò include la costruzione
di una rete di ferrovie ad alta velocità che siano competitive
ed economiche e che colleghino le maggiori capitali e regioni europee,
rendendo semplice il passaggio dal treno ad altri mezzi di trasporto;
creare uno spazio aereo integrato per ridurre i tempi di volo, permettendo
agli aerei di percorrere rotte più dirette; rendere più
puliti i trasporti via mare e nelle acque interne, più efficienti
e sicuri per i lavoratori e i passeggeri; trasformare i nostri sistemi
di trasporto cittadino. I sindaci socialdemocratici stanno aprendo la
strada con il loro manifesto per la Mobilità Urbana del 2008: nuovi
schemi per risparmiare tempo e costi e ridurre l’inquinamento. Proponiamo
che sia la cooperazione europea a disseminare queste buone pratiche e
a promuovere una mobilità urbana sostenibile in tutta l’Europa,
continuando a impegnarci per migliorare la sicurezza su tutti i tipi di
trasporto.
5.Proponiamo una iniziativa europea per espandere le infrastrutture energetiche
e della banda larga a sostegno della modernizzazione economica. Piattaforme
a energia eolica offshore, per esempio, hanno bisogno di nuove reti elettriche
attraverso i confini nazionali. Lo sviluppo delle aree rurali dipende
dall’accesso alla banda larga in ogni angolo d’Europa. Investimenti
multimiliardari nello sviluppo delle reti sono necessari in tutta l’Europa.
La Banca Europea per gli Investimenti è già impegnata nel
finanziamento dell’energia così come nelle infrastrutture
delle telecomunicazioni e potrebbe aumentare il suo impegno. Dovrebbe
anche essere considerato un maggiore uso dei Fondi Strutturali Europei.
6.L’efficienza energetica è uno dei modi migliori per far
abbassare le bollette dei cittadini e creare nuovi posti di lavoro, per
esempio nel settore della costruzione degli isolanti. Proponiamo una cooperazione
attiva tra l’UE, i governi, le autorità regionali e locali
per aiutare i cittadini a far fronte all’aumento dei prezzi dei
carburanti riducendo il loro consumo energetico, finanziando il miglioramento
di efficienza energetica delle abitazioni, e garantendo che i prezzi delle
compagnie energetiche e le politiche al consumatore siano corrette e responsabili.
7.Un aumento sostanziale degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione
è essenziale per una crescita ecologicamente sostenibile e la nostra
prosperità a lungo termine. Attualmente, gli Stati Uniti spendono
una volta e mezzo in più rispetto all’Europa nel suo complesso.
L’Europa deve guadagnare terreno e diventare protagonista.
8.Proponiamo un Patto Europeo per il Futuro dell’Occupazione. Tutti
i programmi europei dovrebbero essere esaminati per vedere quanta occupazione
possa essere salvaguardata e creata. I progetti di investimento finanziati
dall’UE devono essere messi in atto rapidamente. Devono essere sfruttate
le possibilità offerte dal Fondo Sociale Europeo per integrare
i disoccupati nel mercato del lavoro e per i tirocini. In una economia
globale investire nell’educazione è fondamentale per la crescita
e per la creazione di posti di lavoro pagati meglio e di miglior qualità.
Proponiamo di finanziare un Programma per l’accrescimento di competenze
con il bilancio corrente dell’UE, per formare lavoratori in tutta
Europa nel settore, tra gli altri, dei lavori ‘verdi’ del
futuro, come quelli nel settore delle energie rinnovabili. Ci impegneremo
anche per un accesso pieno ed eguale all’istruzione permanente,
con speciale attenzione per l’educazione della ‘seconda possibilità’
e alla formazione per coloro che sono senza diploma. Ciò può
essere sostenuto dalle politiche europee, nazionali e regionali. Proponiamo
di espandere i finanziamenti, nell’ambito del bilancio europeo corrente,
per scambi a fini educativi e formativi, che includano, per esempio, apprendisti
e lavoratori anziani, costruiti sul successo del programma ERASMUS, e
dando a più giovani possibile la possibilità di studiare
all’estero. La mobilità dovrebbe essere la regola non l’eccezione.
Ogni giovane dovrebbe avere la possibilità di usufruirne.
9.il Mercato Interno dell’UE dovrebbe essere completato –
e l’eccessiva burocrazia intorno alle imprese ridotta – per
generare più commercio e posti di lavoro europei, basati su alti
standard sociali ed ambientali. La piccola e media impresa (PMI) è
la spina dorsale dell’economia europea e la più grande fonte
di posti di lavoro. Va semplificato la cornice giuridica delle PMI attraverso
uno statuto delle Compagnie Private Europee, con un accesso più
semplice al Mercato Interno, e alle risorse finanziarie e per l’innovazione.
La base di capitale e i volumi di credito della Banca Europea per gli
Investimenti e della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo
dovrebbero essere aumentati, e semplificata la concessione di credito
per le PMI.
10.La Banca Centrale Europea deve incoraggiare la crescita e l’occupazione
mantenendo la stabilità dei prezzi.
Garantire ai lavoratori
e alle aziende i benefici della trasformazione economica:
11.Proponiamo di sostenere
le imprese per anticipare i cambiamenti causati dal cambiamento climatico
e dall’avanzamento tecnologico – salvaguardando così
i posti di lavoro esistenti e creandone di nuovi – al tempo stesso
aiutando i lavoratori a riqualificarsi se perdono il lavoro a causa di
questi cambiamenti. In particolare, ciò può essere realizzato
con il Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione. Promuoveremo
il dialogo tra gli imprenditori d’Europa per garantire che essi
siano all’altezza delle loro responsabilità nell’anticipare
il cambiamento e riqualificare la loro forza lavoro.
12.Promuoveremo la creazione di posti di lavoro assicurando che le imprese
abbiano accesso al credito per investire e crescere, per esempio attraverso
la Banca di Investimento Europea. Sosterremo inoltre lo sviluppo dell’economia
a orientamento sociale in Europa, che attualmente impiega per esempio
oltre 5 milioni di persone in cooperativa, introducendo uno statuto Europeo
per le associazioni, le mutue e le fondazioni.
Una nuova agenda europea
di riforme di progresso è essenziale per estendere le opportunità
della globalizzazione a tutti i cittadini e fare la differenza nella vita
delle persone.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
2. Nuova Europa sociale
– un patto più giusto
Non importa chi siamo
o dove siamo nati, in Europa condividiamo gli stessi valori di base sul
tipo di società che vogliamo e nella quale vogliamo vivere: in
una Europa più sicura, con alti livelli di vita, con un lavoro
decente e stabile, in un ambiente sicuro e pulito.
Le diseguaglianze
esistenti e le nuove sfide globali sottopongono a nuove pressioni le persone
e creano il rischio di fratture sociali permanenti nelle nostre società:
tra i figli di famiglie povere e ricche; tra i lavori ben pagati e quelli
precari, di bassa qualità; tra i poco e i molto qualificati; tra
chi ha e chi non ha accesso a Internet; tra gli immigrati e i nati in
Europa; tra donne e uomini.
Possiamo fronteggiare
queste diseguaglianze indirizzando la cooperazione europea nel migliorare
la vita dei cittadini di tutta Europa. Dobbiamo promuovere politiche migliori
per proteggere le persone più vulnerabili durante e oltre la recessione
economica. Vogliamo costruire una nuova Europa sociale insieme con le
parti sociali, lavorando in particolare a stretto contatto con i sindacati,
che condividono il nostro impegno nel mettere le persone prima di tutto.
Pensiamo che la democrazia
e i diritti dei cittadini nell’Unione Europea siano essenziali per
garantire un patto sociale più equo. La cittadinanza deve essere
inclusiva, basata su diritti e responsabilità, come elemento di
un futuro condiviso nel nostro continente. Vogliamo che tutti coloro i
quali vivono e lavorano in Europa partecipino nella decisione del proprio
futuro. Crediamo che sia bene dare potere alle nuove generazioni, incoraggiando
la partecipazione politica e sociale. Siamo molto attenti ai punti di
vista dei giovani europei, soprattutto quando si tratta della costruzione
di una nuova Europa sociale, del miglioramento del dialogo interculturale,
del cambiamento climatico, del ruolo dell’Europa nel mondo e nella
globalizzazione. Crediamo nelle consultazioni e nella partecipazione democratica
attiva, così come abbiamo dimostrato consultando il pubblico su
cosa dovesse essere scritto su questo manifesto.
L’UE è
fondata sui diritti umani, la non discriminazione e il rispetto per tutti.
Consideriamo la diversità nelle sue più diverse forme –
culturali, linguistiche e religiose - come uno delle più grandi
risorse dell’Europa.
L’economia europea
ha inoltre portato molti benefici ai consumatori. Continueremo a batterci
per i diritti dei consumatori in Europa nel solco del nostro successo
nell’assicurare cibo e giocattoli più sicuri, viaggi e telefonate
più convenienti. Aumentando il diritto e la protezione dei consumatori,
possiamo aiutare a costruire un’Europa più sicura e giusta
per i nostri cittadini.
Garantire un patto
sociale più giusto:
13.Proponiamo di cercare un accordo per un Patto Europeo per il Progresso
Sociale, proponendo obiettivi e standard per le politiche nazionali sociali,
sanitarie ed educative che contribuiscano alla lotta contro la povertà
e l’ineguaglianza come allo sviluppo sociale ed economico dell’UE.
Noi richiediamo benefici di welfare sociale basati sulla misurazione dei
bisogni per coloro che sono in pensione, disoccupati e incapaci di lavorare
in ogni Stato europeo, per garantire una vita nella dignità.
14.Proponiamo di includere una clausola di progresso sociale in ogni atto
legislativo europeo e di tenere conto di valutazioni di impatto sociale
e ambientale quando si pone mano a norme europee. Il processo di liberalizzazione
deve essere messo al vaglio. Proponiamo che l’UE porti avanti una
verifica sociale delle sue politiche ambientali ed energetiche per sviluppare
misure che prevengano queste politiche dal colpire più duramente
i più poveri.
15.Proponiamo di costituire una cornice europea per i servizi pubblici,
che garantisca accesso uguale e universale per i cittadini, qualità,
autonomia locale e trasparenza nei servizi pubblici mantenendo integra
la loro definizione a livello nazionale, così che la competizione
a livello europeo e le regole del business non si ritorcano contro i diritti
dei cittadini. I criteri sociali ed ambientali per concedere contratti
pubblici a livello europeo dovrebbero essere estesi e rinforzati.
16.Proponiamo un patto europeo sui salari, garantendo salario eguale a
lavoro eguale e riconoscendo la necessità di minimi salariali decorosi
in tutti gli Stati membri, secondo la legge o il contratto collettivo
di lavoro, da applicare sia ai lavoratori locali che a quelli immigrati.
I diritti sociali comprendono il diritto a regole eque e corrette per
i lavoratori.
17.Intendiamo affrontare i problemi creati dalla fuga dei cervelli provocata
dalla migrazione di professionisti altamente qualificati e di lavoratori
specializzati all’interno dell’Europa e da paesi terzi in
Europa.
18.Agiremo in tutti gli Stati membri per promuovere una politica fiscale
più equa, che garantirà il finanziamento dello stato sociale
in Europa.
19.Intendiamo prevenire lo sfruttamento dei lavoratori e rafforzeremo
il diritto alla contrattazione collettiva. I recenti giudizi della Corte
Europea hanno creato incertezze sui diritti dei lavoratori e sulla contrattazione
collettiva. Insieme con le parti sociali esamineremo l’impatto dei
casi Viking, Laval ed altri al fine di assicurare che tali diritti non
siano messi a repentaglio. È essenziale un riesame della Direttiva
UE sulla mobilità dei lavoratori. Per incoraggiare il contratto
collettivo di lavoro a livello europeo vogliamo sviluppare una cornice
giuridica europea per la contrattazione collettiva transnazionale. In
aggiunta, lavoreremo per promuovere tempi di lavoro ragionevoli, insieme
a standard di salute e sicurezza, e un giusto equilibrio tra vita personale
e lavorativa.
20.Proponiamo di consolidare i diritti dei lavoratori all’informazione
e alla consultazione. La partecipazione dei lavoratori a livello europeo
e globale è un argomento chiave per il futuro – un elemento
vitale per un’Europa più sociale e precondizione per il lavoro
decente. Cercheremo di aumentare la partecipazione nelle decisioni economiche
a livello europeo. A questo scopo, i diritti dei lavoratori all’informazione
e alla consultazione devono essere ancorati alle direttive aziendali usando
il modello della Società Europea (SE) e devono essere estesi i
diritti del Consiglio Aziendale Europeo. Vogliamo generare un dialogo
sociale tra sindacati e imprenditori a livello europeo ed estenderlo a
più settori.
21.Proponiamo di sviluppare una strategia a livello di Unione Europea
sui diritti dei bambini per sradicare la povertà e garantire l’accesso
all’educazione, inclusa l’educazione prescolare.
22.Proponiamo che si stabilisca una Carta Europea per i Tirocini, per
dare ai giovani che stanno cercando esperienze lavorative maggiori diritti
e assicurare una buona partenza già dall’inizio della loro
vita lavorativa.
23.Proponiamo il consolidamento dei diritti individuali e collettivi dei
consumatori, garantendone la corretta applicazione dell’Unione Europea.
24.Proponiamo una programmazione a livello europeo per l’assistenza
agli anziani, modellata su quella già in atto per l’infanzia,
alla luce dell’invecchiamento della nostra popolazione e del bisogno
di raggiungere gli obiettivi della piena occupazione e dell’uguaglianza
di genere.
Proteggere i diritti
dei cittadini:
25.Garantiremo che
la democrazia, la trasparenza e la responsabilità siano pietre
miliari di tutte le riforme delle istituzioni europee. Ad esempio, proponiamo
di rafforzare la trasparenza obbligando tutti i lobbisti e le agenzie
di lobby a registrare sè stessi, i loro clienti e le loro attività,
inclusi tutti i contatti con rappresentanti eletti, nonchè funzionari
statali o dirigenti.
26.Siamo impegnati a garantire che la legislazione dell’UE rispetti
i diritti dei cittadini come è dichiarato nella Convenzione Europea
sui Diritti Umani e nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione
Europea. Rinforzeremo la legislazione antidiscriminazione per garantire
parità di trattamento rispetto a genere, razza, disabilità,
età, orientamento sessuale e religione o credo.
27.Proponiamo che venga garantita parità di trattamento per tutti
i cittadini dell’UE, senza discriminazioni, quando questi si spostino
nell’Unione, andando nella direzione del riconoscimento in tutti
i Paesi dell’UE di matrimoni, patti e diritti di patria e matria
potestà che siano riconosciuti legalmente in uno degli Stati membri.
28.Siamo per un ruolo maggiore alle regioni e alle autorità locali
negli affari europei, riconoscendo il loro ruolo crescente nel mettere
in atto le politiche europee e la promozione di discussioni pubbliche
sulle questioni europee a livello subnazionale. Sosteniamo il riconoscimento
e l’incoraggiamento della diversità linguistica e culturale
dell’Europa, come une delle sue più ricche risorse e come
chiave della sua identità.
Un’agenda europea
di riforme di progresso è essenziale per costruire una nuova Europa
sociale, offrendo un patto sociale più giusto
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
3. Far sì che
l’Europa sia la forza che guidi l’impegno globale contro il
cambiamento climatico.
Dobbiamo affrontare
adesso il cambiamento climatico per il bene dei nostri figli e dei nostri
nipoti. Entrare in azione ora consentirà all’Europa di prendere
la guida mondiale nello sviluppo di nuove tecnologie ambientali e di ridurre
il rischio di una futura perdita di prosperità a causa del cambiamento
climatico. Non fare niente metterà a rischio la vita sul pianeta.
L’Europa deve quindi superare la sua dipendenza dal petrolio e dal
carbone e mettersi alla guida di un nuovo accordo mondiale sul clima per
il periodo successivo al 2012, proseguendo il trattato di Kyoto.
Condurre con successo
un negoziato internazionale per un accordo globale sul clima:
29.L’UE deve
guidare i negoziati internazionali per ottenere un accordo al summit delle
Nazioni Unite alla fine del 2009 con l’obiettivo di ridurre le emissioni
globali del 30% entro il 2020. Nostro obiettivo comune è assicurare
che tutte le economie, sviluppate ed emergenti, tra cui USA, la Cina e
India, sottoscrivano l’accordo. Siamo impegnati in un approccio
globale basato sulla solidarietà, guidato dai Paesi sviluppati.
30.Proponiamo di aumentare il sostegno dell’UE ai paesi in via di
sviluppo affinché combattano e al tempo stesso si adattino al cambiamento
climatico. L’UE deve garantire massicci trasferimenti di tecnologie
per assicurare che questi Paesi possano combattere la povertà e
crescere economicamente senza peggiorare la situazione del riscaldamento
globale. Inoltre, dobbiamo garantire che le politiche europee non conducano
a più alte emissioni di gas serra in Paesi terzi, evitando che
le industrie ad elevato consumo energetico si spostino in altre parti
del mondo dove i requisiti sul cambiamento climatico sono meno stretti.
31.Partendo dalle iniziative prese dai governi socialdemocratici d’Europa,
l’UE dovrebbe prendere l’iniziativa di stabilire un forum
sull’energia globale e sullo sviluppo, mettendo insieme tutte le
nazioni del mondo per definire una visione a lungo termine per l’energia
e lo sviluppo sostenibile del pianeta.
Dare il buon esempio – una politica più ambiziosa sull’energia
e sul clima in Europa
32.Proponiamo di introdurre
una direttiva europea sul clima esauriente, che assicuri la sinergìa
di obiettivi e azioni in tutti quei settori non ancora contemplati dalla
legge esistente – energia, agricoltura, cibo, costruzioni e trasporti
– affinché l’Unione raggiunga i suoi obiettivi generali
di emissione. Tutto il resto della legislazione sul clima deve pure essere
orientata ad ottenere l’obiettivo di riduzione del 30% delle emissioni.
Per ottenere in modo efficiente la riduzione delle emissioni c’è
bisogno di agire in ogni settore.
33.Proponiamo di sviluppare una Politica Energetica Comune Europea basata
sulla sostenibilità, sulla sicurezza energetica e l'indipendenza,
la diversità delle fonti energetiche e la solidarietà tra
gli Stati membri in caso di crisi energetiche. L’UE dovrebbe, per
esempio, aumentare l’offerta di energie rinnovabili intraprendendo
la costruzione di una Rete per la Trasmissione Elettrica ad Alto Voltaggio
perché si possa trasportare energia eolica dal Nordovest dell’Europa
ed energia solare dall’Europa del Sud e dal Nordafrica.
34.Sosterremo una Politica Comune sull’Agricoltura che promuova
uno sviluppo complessivo delle zone rurali e dìa valore al ruolo
fondamentale degli agricoltori, riconoscendo il ruolo dell’agricoltura
nel difendere l’ambiente, assicurare qualità del cibo e sicurezza
delle scorte, preservare il paesaggio, e proteggere la salute di piante
e animali. I biocarburanti possono aiutare a diminuire le emissioni nei
trasporti, ma ciò non dovrebbe avvenire a spese della produzione
alimentare europea e mondiale, della protezione dell’ambiente e
della biodiversità. La direttiva UE sui biocarburanti deve essere
rivista per garantire il rispetto di questi principi.
35.Sta a ogni Stato membro decidere se usare o no l’energia nucleare.
Comunque, vista l’importanza della sicurezza nucleare per tutti
i Paesi europei, il monitoraggio delle centrali nucleari già esistenti
e di nuova costruzione deve essere coordinato a livello europeo.
Un’agenda europea
di riforme di riforme di progresso è essenziale per condurre la
battaglia al cambimento climatico.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
4. In prima fila per l’uguaglianza di genere in Europa
Significativi passi
in avanti sono stati fatti negli anni recenti per il raggiungimento di
una autentica uguaglianza tra donne e uomini, specialmente grazie agli
sforzi dei socialisti, dei socialdemocratici, dei democratici progressisti
in collaborazione con le organizzazioni delle donne.
Persistono comunque
le diseguaglianze: le donne in media guadagnano ancora il 15% in meno
degli uomini a parità di lavoro; ed è molto più frequente
che siano disoccupate, emarginate dal mercato del lavoro per mancanza
di posti di lavoro adeguati, o siano impegnate in lavori sottopagati,
o di basso livello, o part-time.
Milioni di donne al
mondo devono ancora affrontare lo sfruttamento e la violazione dei diritti,
nelle forme del traffico di esseri umani, della violenza domestica e di
altri abusi.
Ci sono ancora troppe
poche donne in politica malgrado abbiano ottenuto il diritto di voto da
oltre mezzo secolo; e poche sono quelle candidate alle elezioni in tutta
Europa.
In alcune parti dell’Europa
gli uomini che hanno dei figli non hanno il diritto al congedo di paternità.
Le donne si trovano spesso a dover decidere tra avere dei bambini e perseguire
la loro carriera. Le coppie che lavorano trovano difficile tenere in equilibrio
le loro responsabilità personali e professionali. Noi possiamo
cambiare questo: quei Paesi europei che hanno fatto di più per
aumentare i diritti e le opportunità delle donne hanno adesso le
più alte proporzioni di donne nel mercato del lavoro e i più
alti tassi di natalità. Noi abbiamo promosso incessantemente a
livello locale, regionale e nazionale la creazione di strutture di assistenza
per l’infanzia.
Continueremo a combattere
gli stereotipi di genere e crediamo che rinforzare i diritti e le opportunità
delle donne porterà significativi benefici economici, sociali e
democratici per tutti i cittadini europei.
Rendere l’uguaglianza
di genere una realtà per tutti:
36.Proponiamo di stendere una Carta Europea per i Diritti delle Donne,
per aumentare i diritti e le opportunità delle donne e per promuovere
meccanismi per raggiungere l’uguaglianza di genere in tutti gli
aspetti della vita sociale, economica e politica.
37.Proponiamo che venga istituito e accresciuto il diritto al congedo
per maternità e paternità per i cittadini in tutta Europa
secondo lo standard più alto.
38.Faremo campagna per una uguale rappresentanza politica per donne e
uomini in tutti i corpi decisionali a livello europeo. Chiederemo una
Commissione Europea e un Parlamento dove si applichi il principio della
parità di genere e chiederemo la creazione di una Commissione Europea
per la Parità di Genere.
39.Lavoreremo per sostenere i genitori in modo che possano gestire le
proprie responsabilità sia di genitori che di carriera. Per raggiungere
questo scopo, proponiamo che gli Stati membri raggiungano l’obiettivo
già fissato a livello UE di provvedere accoglienza prescolare al
33% dei bambini per l’età da 0 a 3 anni e al 90% per i bambini
dai 3 anni all’età scolare, e adottino gli obiettivi qualitativi
complementari UE per l’infanzia.
40.Porteremo avanti la battaglia per colmare il gap retributivo tra i
sessi, essenziale per migliorare gli standard di vita, combattere la povertà
e aumentare la crescita economica.
41.Incoraggeremo e sosterremo l’imprenditoria femminile, le donne
scienziate e ricercatrici ad allargare le loro opportunità.
42.Garantiremo e promuoveremo i diritti delle donne alla salute sessuale
e riproduttiva in tutta l’UE.
43.Proponiamo di aumentare gli sforzi europei per sradicare il traffico
umano e lo sfruttamento sessuale attraverso la cooperazione giudiziaria
e di polizia.
44.Proponiamo di incoraggiare e sostenere l’UE e i suoi Stati membri
nei loro sforzi per fermare la violenza domestica e relativa al genere,
inclusa quella perpetrata ai danni delle donne appartenenti a minoranze
etniche, attraverso tutti gli appropriati programmi e fondi dell’UE.
Un’agenda europea
di riforme di progresso è essenziale per continuare il lavoro che
già abbiamo compiuto nel portare avanti iniziative di uguaglianza
di genere, un aiuto sia per le donne che per gli uomini.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
5. Sviluppare una
efficace politica migratoria europea.
Le migrazioni sono
una delle sfide chiave che devono affrontare gli Stati membri dell’Unione
Europea. I progressisti d’Europa affrontano questo argomento sulle
basi dei valori di equità, democrazia, diritti umani e solidarietà.
Questa sfida chiave
include la lotta all’immigrazione clandestina e al traffico di esseri
umani, la garanzia di una giusta politica di asilo per coloro che fuggono
dalle persecuzioni, una gestione delle migrazioni legali equa e responsabile
– basata sul bisogno di forza lavoro dell’Europa e sui diritti
dei migranti–mettendo gli immigrati in grado di integrarsi nelle
loro nuove comunità con uguali diritti e responsabilità.
Capiamo che la gente
sia preoccupata dall’immigrazione. Questo è anche il motivo
per cui vogliamo delle riforme. La risposta non è nei ghetti o
nella xenofobìa, ma nelle vere riforme che assicurino integrazione,
combattano l’immigrazione clandestina, il lavoro nero e il traffico
di esseri umani, e operino per creare una vita migliore per le persone
nei Paesi più poveri al di fuori dell’Europa prevenendo la
fuga di cervelli dai Paesi in via di sviluppo.
Gestire l’immigrazione
in modo efficace:
45.Proponiamo di stabilire standard comuni per l’immigrazione legale
all’interno dell’Unione Europea, basati sulla solidarietà
e sulla ripartizione dei pesi, pur nel pieno rispetto delle competenze
degli Stati membri.
46.Proponiamo che si stabilisca una Carta Europea per l’Integrazione
dei Migranti, basata su eguali diritti e responsabilità e sul mutuo
rispetto, che dovrebbe essere coordinata da vicino con le politiche che
governano l’ingresso dei migranti. Vogliamo una politica di integrazione
che stabilisca un processo continuo fino alla cittadinanza inclusiva e
al diritto di rappresentanza, così come diritti e doveri per tutti
i cittadini. Attenzione speciale va data all’integrazione delle
donne, dei giovani e della popolazione dei rom europei. Proponiamo dunque
di promuovere iniziative a livello appropriato (locale, regionale, nazionale
o europeo), come l’insegnamento della lingua e della cultura, che
sostenga la piena integrazione dei migranti nelle loro nuove comunità.
47.Proponiamo di aumentare gli sforzi europei per combattere l’immigrazione
clandestina attraverso una comune Politica di Controllo dei Confini Esterni,
una cooperazione migliorata per combattere il traffico umano delle reti
criminali, e accordi di collaborazione con i Paesi terzi, incluse le procedure
di riammissione.
48.Siamo impegnati nel rafforzare la cooperazione con gli stati terzi
(incluse le procedure di riammissione) allo scopo di gestire l’immigrazione
più efficacemente promuovendo al tempo stesso lo sviluppo economico
e sociale di questi Paesi. Proponiamo di approfondire i meccanismi esistenti
e di crearne di nuovi, per rispondere alle conseguenze per i Paesi in
via di sviluppo della perdita di lavoratori specializzati nei settori
chiave a causa della migrazione verso l’UE.
49.Sosteniamo l’ulteriore sviluppo di un Sistema Comune di Asilo
Europeo, basato su eque regole di asilo per coloro che sono in fuga dalle
persecuzioni, sulle convenzioni internazionali per i diritti umani e sulla
divisione dei pesi tra gli Stati membri dell’UE.
La cooperazione europea
è essenziale per una politica efficace sull’immigrazione.
Questa può essere ottenuta soltanto con una forte maggioranza di
progresso in Europa.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
6. Valorizzare il
ruolo dell’Europa come partner di pace, sicurezza e sviluppo
L’UE dovrebbe
essere all’avanguardia nel promuovere la pace e lo sviluppo sociale
ed economico sostenibile in tutto il mondo, come pietra miliare per la
sicurezza umana. I cittadini devono ancora subire le minacce dell’incerto
mondo di oggi. Gli Stati membri dell’UE devono lavorare fianco a
fianco per garantire la sicurezza dei nostri Paesi e dei nostri popoli.
Crediamo che l’Europa abbia bisogno di una forte voce comune nel
mondo, per dare forma ad un futuro migliore per i nostri cittadini e per
il pianeta. Dobbiamo lavorare insieme per la pace e per la collaborazione
internazionale, per sradicare la povertà, in solidarietà
con le persone di tutto il mondo.
L’Europa è
già un attivo attore globale, ma dobbiamo aumentare la nostra influenza
e il nostro peso coordinando le nostre posizioni e parlando il più
possibile con una sola voce. Rafforzare la Politica estera e di sicurezza
comune sarà un grande passo in avanti, da questo punto di vista.
Se falliamo l’UE e i suoi Stati membri diventeranno sempre meno
importanti negli affari internazionali. Le istituzioni di governance globale
attuali hanno provato di essere incapaci davanti alle nuove sfide globali.
Dunque, bisogna assumere la guida della riforma della governance globale
–in collaborazione con la nuova amministrazione democratica negli
Stati Uniti– sulla base di un rafforzato approccio cooperativo e
multilaterale.
L’UE deve aumentare
il suo ruolo nella risoluzione dei conflitti, nel mantenimento della pace
e nello sforzo umanitario nelle zone di crisi, e sviluppare capacità
di assistenza di quei Paesi che hanno affrontato crisi civili o ambientali.
Dobbiamo rimuovere alla radice la cause dei conflitti e del terrorismo
nel mondo. Politiche di sviluppo verso i Paesi poveri devono essere mirate,
innovative e basate sul coinvolgimento della società civile. In
particolare, si deve sostenere il ruolo delle donne come motore per lo
sviluppo di questi Paesi, per esempio estendendo l’accesso al sistema
del microcredito.
Promuovere la pace
e la sicurezza:
50.Proponiamo che l’Ue lavori sempre di più sulla prevenzione
dei conflitti, sulla risoluzione e sulla gestione post-crisi all’estero,
migliorando le capacità congiunte dei Paesi europei e condividendo
l’onere delle missioni di pace nelle zone di crisi, nel quadro delle
Nazioni Unite.
51.Proponiamo di rafforzare la cooperazione di polizia, giudiziaria e
a livello di servizi di sicurezza nel combattere il traffico di droga,
il crimine e il terrorismo. La lotta al terrorismo dev’essere una
delle maggiori priorità e c’è bisogno che sia ulteriormente
definito come obiettivo dell’UE, nel rispetto dello stato di diritto
e senza compromettere le libertà fondamentali. Continueremo a promuovere
una politica europea comune in questo campo, inclusa una piena applicazione
della strategia europea contro il terrorismo e l’appoggio alla figura
del Rappresentante Speciale della UE.
52.Proponiamo che l’UE garantisca mezzi efficaci per la prevenzione
dei disastri.
53.Proponiamo che l’Europa aumenti gli sforzi per appoggiare il
disarmo internazionale, tra questi il rafforzamento degli accordi internazionali
sul controllo degli armamenti e sulla non-proliferazione, e rendendo il
Codice di Condotta Europeo sulle esportazioni di armi più restrittivo
e trasparente. Noi vogliamo un mondo senza armi nucleari.
54.Proponiamo che l’UE promuova attivamente un’Alleanza di
Civiltà, attraverso le Nazioni Unite, rafforzando il dialogo e
la collaborazione tra persone e culture come strumento per mantenere la
pace e la sicurezza nel mondo.
55.Proponiamo che venga aumentato il livello di cooperazione di difesa
tra Stati membri dell’Unione senza alterare le caratteristiche della
difesa e delle politiche di sicurezza di ciascun Stato. La nuova iniziativa
di difesa europea dovrà essere sviluppata in coordinamento con
la NATO.
56.Noi sosteniamo la riforma delle Nazioni Unite, in particolar modo del
Consiglio di Sicureza dell’ONU, così come la revisione del
processo decisionale, del mandato e delle funzioni dell’Organizzazione
Mondiale del Commercio, della Banca Mondiale e delle banche regionali,
nonchè del Fondo Monetario Internazionale. L’assegnazione
del diritto di voto nel FMI deve riflettere meglio gli interessi dei Paesi
in via di sviluppo, in particolare quelli più poveri.
57.Promuoviamo una moratoria della pena di morte nell’ambito delle
Nazioni Unite.
Promuovere la collaborazione:
58.Riteniamo che il
futuro dei Balcani Occidentali sia nell’Unione Europea, con la stabilità
che porta prosperità e sicurezza. Salutiamo i negoziati per l’ingresso
della Croazia e sosteniamo l’inizio di negoziati con tutti gli altri
Paesi dei Balcani Occidentali, una volta che i criteri siano tutti rispettati.
Crediamo che l’UE debba riconoscere i diritti fondamentali di tutti
i popoli così come debba sostenere la natura multiculturale e multireligiosa
delle società europee. Sosteniamo un processo aperto di negoziato
con la Turchia nella direzione del suo accesso nell’UE, basato su
criteri chiari, e sia la Turchia che l’UE devono soddisfare i loro
rispettivi impegni.
59.La stabilità nei Paesi vicini all’UE è importante
quanto l’allargamento. Vogliamo rafforzare la collaborazione con
gli stati vicini. Proponiamo la creazione di una Unione del Mar Nero e
una Partnership Orientale per rafforzare la cooperazione con i nostri
vicini più a Est. L’UE deve anche tenere un dialogo strutturato
con la Russia, su argomenti quali la democrazia, i diritti umani, la sicurezza
energetica e una più stretta cooperazione, tra cui la nuova iniziativa
regionale per il Mar Baltico.
60.Continueremo a sostenere il rafforzamento delle relazioni Euro-Mediterranee.
L’Unione per il Mediterraneo è lo strumento chiave e la cornice
per promuovere la democrazia, lo sviluppo sociale ed economico e i diritti
umani. Inoltre vogliamo che l’UE giochi un ruolo attivo nella risoluzione
del conflitto in Medio Oriente – con lo scopo di raggiungere una
soluzione a due stati tra Israele e la Palestina – non senza sfruttare
gli sforzi fatti dalla comunità internazionale.
61.Proponiamo che l’UE sviluppi le sue relazioni con il continente
Latino Americano con l’intento di creare una generale e concreta
collaborazione su tutte le questioni di interesse e sostenga il suo processo
di integrazione regionale.
62.Continueremo a sviluppare una forte collaborazione transatlantica con
la nuova guida democratica degli Stati Uniti d’America.
63.L’UE deve approfondire le sue relazioni con la Cina, incoraggiando
il miglioramento dei diritti umani, degli standard sociali ed ambientali,
accanto a un approfondimento delle relazioni commerciali.
64.Sosteniamo con forza legami più stretti con l’India come
attore globale emergente, basati sul reciproco rispetto e sul dialogo.
65.Lavoreremo per mettere in atto pienamenete e consolidare la Strategia
Africa-UE per rafforzare le relazioni, risolvere sfide comuni, concludere
Accordi di Collaborazione Economica, e sostenere lo sviluppo a lungo termine
dell’Africa.
Sradicare la povertà:
66.La nuova legislatura
europea 2009-2014 coincide praticamente con il tempo rimanente per gli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite del 2015. Fino
ad oggi i progressi si sono notati principalmente nelle aree ad alta crescita
dell’Asia, in particolare la Cina, mentre l’Africa soffre
ancora degli effetti dannosi dell’estrema povertà. L’aumento
dei prezzi degli alimentari e dei carburanti stanno anche minando i progressi
fatti fino ad ora in molti luoghi. Abbiamo intenzione di usare questa
legislatura per riuscire ad ottenere dei risultati entro il 2015. Proponiamo
inoltre di mettere gli obiettivi dello sviluppo internazionale al centro
delle politiche della UE sugli aiuti, sul commercio e sulla riforma della
governance globale. Forme di finanziamento nuove e innovative sono necessarie
in aggiunta agli impegni già assunti a livello europeo –
in particolare, attribuire almeno lo 0.7% del Prodotto Nazionale Lordo
alle politiche di sviluppo– in modo più coordinato, efficiente
e mirato. Sosteniamo la cooperazione decentrata nell’ambito delle
politiche europee di aiuto allo sviluppo, incluso il contributo che può
essere dato dalle autorità locali d’Europa. Appoggiamo la
creazione di un Corpo Umanitario Volontario Europeo.
67.L’UE deve sostenere il sistema di commercio multilaterale, a
beneficio dei Paesi in via di sviluppo nell’ambito del Doha Development
Round dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, e garantire una
distribuzione interna dei benefici dell’apertura del commercio,
così come migliori standard sociali e ambientali.
68.Proponiamo di guardare alla crisi alimentare globale lavorando per
prevenire ulteriori speculazioni sui prezzi del cibo, e di promuovere
la sicurezza alimentare sviluppando una nuova generazione di politiche
di aiuto e di produzione agricola.
69.Dobbiamo assicurare che tutti gli accordi sul commercio stipulati dall’UE
includano clausole appropriate sui diritti umani, sociali e ambientali
e che tutti gli accordi con i Paesi in via di sviluppo – come gli
Accordi di Collaborazione Economica– servano davvero da strumento
di sviluppo sociale ed economico dei Paesi e delle regioni interessati.
70.Lavoreremo per promuovere la diffusione del commercio equo e solidale
in Europa. La promozione e l’aumento della consapevolezza delle
misure del commercio equo incoraggeranno lo sviluppo sostenibile e aiuteranno
a garantire retribuzioni più giuste per coloro che lavorano nei
Paesi in via di sviluppo, contribuendo a migliorare la vita di milioni
di persone in tutto il mondo.
71.Avere un lavoro dignitoso deve diventare un obiettivo globale per il
quale devono impegnarsi tutti i Paesi, le istituzioni e organizzazioni
internazionali. Questa nuova agenda globale deve prevedere la crescita
dei principali diritti del lavoro, così come la promozione di condizioni
di lavoro decenti, salari adeguati, sicurezza sociale e un rafforzato
dialogo sociale.
Una nuova agenda europea di riforme di progresso è essenziale per
valorizzare il ruolo dell’UE come partner per la pace, la sicurezza
e lo sviluppo, per il nostro stesso sviluppo e sicurezza così come
per la solidarietà con gli altri popoli e Paesi.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
*********
Dai valore al tuo voto in Europa nel giugno del 2009
In queste elezioni
europee, il voto di ogni cittadino può fare la differenza. Uomini
e donne in tutta Europa dovranno scegliere tra un’Unione Europea
di progresso nel quale gli Stati membri lavorano insieme per affrontare
le sfide che si presentano a noi nell’interesse di tutte le persone
d’Europa, contro un’Unione Europea conservatrice che lascia
il futuro dei nostri Paesi e dei nostri cittadini nelle mani del mercato.
Per introdurre le
ampie riforme di progresso che mettono in prima fila le persone e che
sono essenziali per assicurare il futuro benessere dei cittadini e della
società europea abbiamo bisogno di una forte maggioranza progressista
nel Parlamento Europeo. I nostri partiti socialisti, socialdemocratici,
laburisti e democratici progressisti sono imepgnati a creare questa maggioranza,
allo scopo di rendere concreto il nostro manifesto delle persone –
le nostre sei priorità di riforma per un’Europa progressista:
1.Rilanciare l’economia
e prevenire nuove crisi finanziarie
2.Nuova Europa sociale –un patto più giusto
3.Far sì che l’Europa sia la forza che guidi l’impegno
globale contro il cambiamento climatico
4.Essere l’alfiere dell’uguaglianza di genere in Europa
5.Sviluppare un’efficace politica migratoria europea
6.Valorizzare il ruolo dell’Europa come partner per la pace, sicurezza,
e lo sviluppo
Abbiamo ascoltato
le persone con un’estesa consultazione pubblica sulle cose più
importanti da fare. Adesso abbiamo intenzione di rispondere sulla base
delle proposte espresse nel nostro manifesto delle persone.
Insieme siamo la forza per il cambiamento, e possiamo fare la differenza.
Possiamo costruire
una società più giusta mettendo prima le persone.
Nel giugno del 2009 portiamo l’Europa in una nuova direzione.
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