Il Consiglio Nazionale del PSI, riunito a Bologna il 10 settembre 2011

premesso

- che la situazione di estrema gravità provocata dalla crisi economico-finanziaria internazionale abbattutasi sull’Italia non giunge imprevista, anche per gli evidentissimi fenomeni speculativi che hanno aggredito i Titoli di Stato italiani e che indicano come, dopo Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda, il nostro Paese sia obiettivo di poteri finanziari incontrollati e della mancanza di governance dei mercati.  In questo quadro, il PSI ribadisce la necessità e l’urgenza di una diversa politica economica nella U.E., secondo le indicazioni offerte dal Partito del Socialismo Europeo: tassa sulle transazioni finanziarie; emissione di Euroobbligazioni come strumento di politiche di bilancio comuni; piani di solidarietà tra gli Stati membri; politiche che non garantiscano soltanto la stabilità finanziaria ma rilancino sviluppo e coesione sociale.

- che la manovra finanziaria, impostata in ben cinque diverse versioni consecutive ad un mese di distanza, è, in primo luogo, inadeguata nel metodo. Dimostra infatti le divisioni e la confusione di una maggioranza parlamentare che non ha un progetto per l’Italia e che contraddittoriamente affronta un quadro politico-economico terribile. I tagli non sono interscambiabili. Esistono tagli necessari e anche salutari - da quelli alla burocrazia agli sprechi - ed altri, in particolare quelli relativi a educazione, infrastrutture tecnologiche, ambiente, politiche sociali, enti locali e regioni, che danneggiano le prospettive di ripresa e minacciano il futuro stesso dell'Italia. E’ questo l’esito della politica dei tagli di bilancio “lineari”.  L'aver posto il voto di fiducia sul provvedimento è stato il sigillo ad una manovra contorta e di dubbia efficacia.

- che, nel merito della manovra, il PSI ribadisce il suo giudizio di inadeguatezza, distinguendo tra misure del tutto sbagliate, quali l’aumento dell’Iva o la rinuncia ad una tassa sui grandi patrimoni, e misure che avrebbero contribuito ad una maggiore equità ed efficacia del sistema, quali l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie o misure più stringenti contro l’evasione fiscale. Il PSI non si sottrae alla responsabilità cui la politica è chiamata in queste ore difficili e non esercita un’opposizione pregiudiziale all’intera manovra ma una critica mirata e motivata nell’ambito di un giudizio fortemente negativo su questo governo; si affida al ruolo di garanzia del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e auspica forme di concertazione tra le parti sociali, il Parlamento e il Governo.

- che le parti sociali, in particolare, devono essere coinvolte in maniera unitaria nelle decisioni connesse alla gestione della crisi, nella convinzione che la divisione tra sindacati è  inopportuna e dannosa; è oltremodo urgente, più di ogni altra, una riforma degli ammortizzatori sociali che colmi il divario tra lavoratori garantiti e lavoratori precari, e argini gli effetti del lavoro precario in termini di insicurezza personale e familiare;

- che il PSI osserva quanto sia ormai logorata, dagli scandali e dai dissensi interni, la coalizione di governo, sempre meno rappresentativa dei cittadini oltre che un peso per la credibilità del Paese nel mondo ora che la sua missione si è esaurita. Occorre sostituire questa esperienza con una storia più autorevole e credibile nel tempo più breve possibile. Un nuovo governo di responsabilità nazionale che porti l'Italia a nuove elezioni è la strada che chi ha a cuore gli interessi del Paese dovrebbe imboccare con decisione. Per voltare pagina, per ridare speranza, per sostituire una classe dirigente logorata e screditata,  per tornare a svolgere un ruolo adeguato nell’Unione Europea e nel Mediterraneo, dove il profilo dell’Italia è appannato e incerto;

- che la crisi presente, che è anche crisi di democrazia, impone certamente forti riforme nel senso della partecipazione e di una effettiva democrazia. Ribadiamo, in primo luogo, le nostre proposte per un ruolo più trasparente ed incisivo di partiti che si muovano nel solco tracciato dalla Carta e di una nuova legge elettorale che consegni l'Italia ad un bipolarismo non coatto superando le distorsioni più evidenti in favore di un principio proporzionale con sbarramento e scelta degli eletti affidata ai cittadini. Appare invece fortemente demagogico l’argomento dei “costi della politica” quando questo va a colpire i costi della democrazia e dell’amministrazione al di fuori di una cornice istituzionale che è doveroso ridisegnare per favorire la crescita e contenere le spese, a cominciare dall'abolizione del Senato della Repubblica e dalla sua sostituzione con un più snello Senato delle Autonomie fino ad una profonda riforma degli enti locali che promuova la cancellazione di enti-doppione e rilanci la centralità del ruolo dei Comuni.

-        che il PSI lavora perchè il centrosinistra italiano sia in grado di presentarsi come una coalizione coesa, credibile e in grado di convincere un’ampia maggioranza di italiani. La nostra meta è un centro-sinistra costruito su un asse riformista, del quale i socialisti sono parte con la loro presenza autonoma, una coalizione che escluda le forze dichiaratamente antagoniste e si apra alla liberaldemocrazia cattolica, l'esatto contrario di ipotesi unioniste o frontiste.

-        che in questo ambito, il PSI lavorerà per rafforzare la voce della cultura del socialismo liberale, appellandosi non soltanto al suo patrimonio di militanti ed elettori, in via di graduale e costante ricostituzione, ma volgendosi in una doppia direzione: a tutte le esperienze obiettivamente riformiste, sovente senza bandiera, che a livello locale hanno dato vita a movimenti referendari, a liste civiche di orientamento progressista, a comitati e associazioni di cittadini che richiedono una politica migliore; al mondo laico e democratico, chiamandolo a raccolta, per proseguire un lavoro che ha reso negli anni l'Italia più civile e più moderna

 

Tanto premesso, il Consiglio Nazionale

 

  1. Impegna la segreteria del Partito a convocare un’assemblea congressuale politica entro il 2011 per l'elaborazione e l'approvazione del nostro 'Progetto per l'Italia' in vista delle prossime elezioni politiche, facendo precedere questo appuntamento da assemblee regionali del medesimo tenore e dopo aver organizzato un apposito seminario nazionale aperto.
  2. Assume quale simbolo del Partito il simbolo presentato a Reggio Emilia nella primavera scorsa (rosa con tricolore sottostante).